NON FIDARSI DEL PARTNER

Immagine che mostra un uomo e una donna seduti di spalle su una panchina di fronte a un lago, con una struttura architettonica sullo sfondo, usata per riferirsi allo stato di sfiducia che molte persone vivono nei confronti del partner, tema di cui si occupa a Cagliari, Verona e online il Dr. Alessio Congiu

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INTRODUZIONE

Spesso si dice che la base di un rapporto sano sia la fiducia.

L’assenza di fiducia, infatti, può portare la coppia a non riuscire a rispettare i reciproci bisogni di autonomia e libertà, alimentando accesi conflitti.

Gelosia, rabbia, ansia, dolore, panico e colpa sono solo alcune delle emozioni che possono così conseguire a una condizione di sfiducia nella coppia.

Quando si arriva a pensare “non mi fido del mio partner“, può diventare difficile distinguere tra segnali reali e timori personali, con il rischio di vivere la relazione in uno stato di costante allerta.

Ma perché si arriva a non fidarsi del partner?

È realmente il partner ad alimentare quel senso di sfiducia o siamo noi ad essere troppo sospettosi?

È giusto fidarsi?

In questo articolo proveremo a comprendere le principali cause della sfiducia nel partner, analizzando sia i comportamenti che possono renderla comprensibile sia le difficoltà personali che possono alimentarla.

PERCHÉ NON CI SI FIDA?

Le situazioni che possono portare a vivere con sfiducia il rapporto di coppia sono tante e talvolta molto differenti tra loro.

Quando ci si accorge di non fidarsi del partner, infatti, non sempre è semplice capire da dove nascano dubbi, sospetti e timori.

Talvolta ciò che porta a non fidarsi del partner è l’atteggiamento che questo sta assumendo nei nostri confronti o nei confronti di persone esterne al rapporto.

In altri casi, invece, la sfiducia nella coppia può dipendere maggiormente da nostre difficoltà personali, da esperienze passate o da specifiche paure relazionali.

Facciamo alcuni esempi.

Il partner seduttivo

Foto di un pavone maschio mostra la sua coda a ventaglio aperta, caratterizzata da piume verdi con ocelli blu e dorati, usato simbolicamente per riferirsi alle difficoltà di coppia che possono presentarsi con un partner bisognoso di sedurre altre persone.

Un primo esempio di sfiducia che può nascere verso il partner è quello che caratterizza il rapporto con una persona molto bisognosa di sedurre il prossimo.

La seduzione, in questo caso, può assumere varie forme, non limitate alla pura e semplice dimensione erotica-sessuale.

Solitamente i tentativi di ammaliare l’altro avvengono esternando le proprie doti e competenze negli ambiti ritenuti i propri punti di forza.

In presenza di una spiccata cultura, ad esempio, il partner potrebbe sedurre l’altro iniziando discussioni su temi quali l’attualità, la storia, l’arte, e così via.

Diversamente, per partner sportivi la seduzione potrebbe esprimersi ostentando la propria bravura nei contesti in cui fossero presenti persone appassionate dello stesso sport.

Quale che sia la ragione alla base di tale bisogno compulsivo di sedurre, avere accanto una persona che trae particolare piacere nell’attrarre e ammaliare persone esterne alla coppia può portare il rispettivo partner a vivere con eccessiva gelosia, alimentando dubbi e un crescente senso di sfiducia nella relazione.

In questi casi può diventare difficile capire se il proprio disagio dipenda da una reale ambiguità del partner o da timori personali che finiscono per amplificarsi nel tempo.

Alcune volte il partner è consapevole di questo suo bisogno di conquista, ma il più delle volte tutto questo sembra avvenire a sua insaputa.

Vani si mostrano, in questo caso, i tentativi che potrebbero essere fatti per portare il partner a capire e cambiare tale atteggiamento.

Non di rado, a queste seguono anche articolate spiegazioni che lasciano il partner più confuso di prima:

« Sono solo mie paure oppure sta realmente cercando di fregarmi? »

Molte persone si rivolgono a uno psicologo proprio per risolvere il dubbio ossessivo se fidarsi o meno del partner.

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Immagine di una donna con le braccia conserte, in segno di accoglimento, usata per simboleggiare l'aiuto professionale che il Dr. Alessio Congiu come Psicologo-Psicoterapeuta

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Il partner disonesto

Foto che mostra in primo piano diverse statuette in legno di Pinocchio con cappello rosso e lunghi nasi appuntiti, usata simbolicamente per riferirsi alla sensazione di sfiducia che si prova nei confronti di un partner disonesto.

Molti problemi di fiducia all’interno della coppia dipendono dall’atteggiamento disonesto assunto da uno dei due partner.

Quando il partner mente, omette informazioni importanti o viene percepito come poco trasparente, può diventare difficile mantenere un senso di sicurezza e fiducia nella relazione.

Benché un certo grado di disonestà sia presente in tutti i rapporti, un eccesso di bugie o il mentire su temi rilevanti per la coppia non migliora la relazione.

Al contrario, sembra accrescere il senso di sfiducia nel rispettivo partner, portando spesso la persona a dubitare delle sue parole, delle sue intenzioni e talvolta persino dei propri giudizi.

Tanti possono essere i motivi per i quali il partner può arrivare ad assumere un atteggiamento disonesto e a mentire od omettere la verità.

In alcuni casi questo può dipendere dalla presenza di uno stile relazionale di tipo passivo-aggressivo.

Tale atteggiamento si esplica in un’accondiscendenza di facciata e nell’espressione e soddisfazione dei propri bisogni all’insaputa del partner.

Non è raro, inoltre, che tali bisogni vengano soddisfatti al di fuori del rapporto di coppia, come spesso capita in molti casi di tradimento del partner.

In simili circostanze, il dubbio non riguarda soltanto la fedeltà del partner, ma anche la sua affidabilità più generale, ossia la possibilità di fare affidamento su ciò che dice e promette.

Altre volte, invece, il partner mente senza un vero e proprio intento aggressivo, ma per pura e semplice abitudine.

Parliamo in questi casi di un mentire che ha assunto nel tempo una vera e propria dimensione caratteriale.

Ne sono un esempio quei casi in cui la menzogna ha rappresentato in passato un modo per sopravvivere all’interno di un contesto familiare particolarmente repressivo o giudicante.

Disegno a matita mostra un bambino al centro con le braccia conserte ed espressione contrariata, circondato da numerose mani che lo indicano prendendolo in giro, usata per riferirsi alla presenza di un contesto familiare giudicante che spesso vi è alle spalle dietro le tendenze disoneste del partner.

In altri casi ancora il mentire rappresenta l’espressione comportamentale di un disturbo di personalità.

In queste situazioni comprendere le ragioni della menzogna può risultare particolarmente difficile, poiché il comportamento non sempre nasce da una volontà deliberata di ingannare l’altro.

Molte persone fanno fatica a comprendere come una persona possa  arrivare a mentire non sapendo di stare mentendo.

Arrivano spesso a credere che dietro la bugia vi sia sempre un’intenzione consapevole.

Quello che si scopre più da vicino, in realtà, è che la bugia in alcune persone è così radicata da arrivare al punto di rimanere oscura persino a se stessi.

La persona, in questi casi, è completamente immersa in una realtà illusoria e distorta, costruita artificiosamente dalla mente per non venire soverchiati da emozioni e sentimenti ingovernabili.

Spesso questo è il caso del Disturbo Istrionico di Personalità, dove il mentire rappresenta spesso un’operazione compiuta inconsapevolmente dalla persona per non entrare in contatto con una realtà troppo dolorosa da affrontare.

Chiaramente, questo discorso non vale per tutti i disturbi di personalità.

Ci sono infatti molte condizioni nelle quali il mentire esprime un’azione compiuta consapevolmente dalla persona per raggiungere manipolativamente i propri scopi.

Ne è un esempio il Disturbo Antisociale di Personalità, dove la disonestà rientra espressamente all’interno dei criteri diagnostici del disturbo.

Immagine dei criteri del disturbo antisociale di personalità secondo il DSM-5-TR

La manipolazione, tuttavia, non sempre viene compiuta per fini prettamente aggressivi.

Il più delle volte, al contrario, dietro il tentativo manipolativo si nasconde la necessità di tenere lontana da sé una sofferenza di natura emotiva, come ad esempio capita nel Disturbo Borderline di Personalità.

A seconda della natura del disturbo (e non solo), pertanto, il mentire potrebbe rappresentare un qualcosa compiuto consapevolmente o meno, per fini manipolativi "maligni" o "benigni".

La difficoltà nel distinguere tra finalità "maligne" e "benigne" del mentire e il bisogno di imparare a difendersi dalla manipolazione sono ciò che porta molte persone a non fidarsi del partner.

Capire se ci si trova di fronte a una semplice difficoltà relazionale, a un'abitudine radicata al mentire o a una vera e propria dinamica manipolativa rappresenta uno dei motivi più frequenti per cui le persone richiedono un supporto psicologico.

Il partner incoerente

Foto che mostra le gambe di una persona che indossa pantaloni bianchi, scarpe da ginnastica bianche e calze a righe spaiate, una a strisce rosse e bianche e l'altra a strisce blu e grigie, usata per riferirsi simbolicamente all'incoerenza di alcuni partner che lo stato sfiducia nei loro confronti.

L’incoerenza del partner è un altro di quegli aspetti che più frequentemente alimenta uno stato di sfiducia nella coppia.

Per “incoerenza” si è soliti intendere una discordanza tra ciò che viene detto dal partner e ciò che viene fatto da quest’ultimo.

In pratica, il partner dice una cosa, ma ne fa un’altra.

Quando questa discrepanza si ripete nel tempo, può diventare difficile fare affidamento sull’altro, con il rischio di iniziare a dubitare delle sue intenzioni, delle sue promesse e della sua reale disponibilità verso la relazione.

Tante le ragioni alla base dell’incoerenza.

Una prima spiegazione è che il partner, semplicemente, non ricorda quanto in precedenza ha promesso o dichiarato di voler fare.

È questo il caso, ad esempio, di persone facilone, distratte, impulsive, superficiali, imprecise, o, più in generale, tendenti a non porre particolare attenzione e importanza a ciò che dicono e propongono all’altro.

Illustrazione digitale che mostra un orso polare stilizzato con una sciarpa arancione, gli occhi strabici e la lingua di fuori su uno sfondo verde-grigio, usata per riferirsi simbolicamente all'essere spesso distratti, con la testa tra le nuvole, faciloni e e poco attenti.

Un vasto ventaglio di aspetti della psicologia del partner può così essere chiamato in causa per dare ragione della dimenticanza alla base dell’incoerenza tra quanto detto e fatto dal partner.

Ad esempio, persone che non hanno nella precisione e coerenza i propri valori fondanti saranno chiaramente più inclini ad assumere un atteggiamento incoerente rispetto a chi, per contro, da a questi maggiore importanza.

O ancora, persone caratterialmente molto impulsive possono assumersi responsabilità troppo frettolosamente o senza tenerne sufficientemente in considerazione la reale fattibilità.

Come risultato, possono arrivare ad alimentare nell’altro aspettative che puntualmente finiscono per disattendere.

Chi si trova a vivere una simile situazione può così domandarsi se il partner sia realmente intenzionato a mantenere i propri impegni o se stia semplicemente dicendo ciò che l’altro desidera sentirsi dire in quel momento.

È questo il caso, ad esempio, di persone con un Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività (Attention Deficit Hyperactivity Disorder, ADHD), una condizione di neurodivergenza spesso sotto-diagnostica nella popolazione adulta.

Anche l’eccessiva tendenza del partner a procrastinare può portare a non tener fede agli impegni presi nei tempi previsti e dichiarati, alimentando di riflesso conflitti più o meno accesi all’interno della coppia.

Naturalmente la dimenticanza non è l’unico fattore alla base dell’incoerenza del partner.

In molti casi, infatti, il fare promesse che alla fine non vengono mantenute può nascondere una tendenza del partner a sfruttare e approfittarsi dell’altro per raggiungere i propri scopi, come capita nei casi di narcisismo patologico.

In queste situazioni, l’incoerenza non rappresenta più soltanto una difficoltà legata alla distrazione, all’impulsività o all’organizzazione personale, ma può diventare uno strumento attraverso cui ottenere vantaggi relazionali a discapito dell’altro.

Comprendere se ci si trovi di fronte a semplici difficoltà personali del partner o a modalità relazionali più manipolative è spesso uno degli aspetti che genera maggiore confusione e contribuisce a mantenere il senso di sfiducia nella relazione.

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E SE IL PROBLEMA FOSSE MIO?

Seppure in molti casi il partner può avere un ruolo attivo nel portarci a vivere sfiducia nella relazione, è pur vero che a volte tale sfiducia è più legata alla nostra persona che al comportamento del partner.

Non sempre, infatti, il fatto di non fidarsi del partner dipende esclusivamente da ciò che quest’ultimo fa o non fa.

Talvolta dubbi, sospetti e timori possono essere influenzati dalle nostre esperienze passate, dalle nostre paure o dal particolare modo in cui viviamo le relazioni affettive.

Questo non significa che il problema sia tutto nella nostra testa o che le nostre preoccupazioni siano necessariamente infondate, ma soltanto che le difficoltà di fiducia possono avere origini diverse e non sempre immediatamente evidenti.

Comprendere quanto il comportamento del partner e quanto la nostra storia personale contribuiscano ad alimentare la sfiducia nella coppia rappresenta spesso il primo passo per affrontare il problema in modo più efficace.

Facciamo alcuni esempi.

Paura che la relazione finisca

Fotografia in bianco e nero che mostra una persona in primo piano di profilo e un'altra figura di spalle che si allontana lungo un sentiero alberato, usata simbolicamente per riferirsi alla paura dell'abbandono che spesso sta dietro la sfiducia nei confronti del partner.

Avere paura che la relazione finisca può essere alla base della scarsa fiducia nel partner.

In che modo?

Per esempio, portandoci a immaginare che il nostro partner non abbia intenzioni serie, che si sia stufato del rapporto o che sia attratto da un’altra persona.

Quando la paura di perdere il partner diventa particolarmente intensa, la mente può iniziare a interpretare molti comportamenti attraverso questa lente, arrivando a vedere segnali di allontanamento anche laddove potrebbero non esserci.

In pratica, vengono così alimentati scenari molto spiacevoli che, come risultato, ci portano a distaccarci dal partner e a vivere la relazione in uno stato di continua allerta.

Tra le ragioni alla base della paura della fine della relazione può esserci:

Pregresse esperienze nelle quali abbiamo sofferto possono così averci sensibilizzato verso questi temi.

In simili casi, indipendentemente dal comportamento del partner, la nostra mente sarà così portata a dare a certi suoi comportamenti sempre la stessa spiegazione:

« Si comporta così perché ha un’altra persona! Mi lascerà »

« Se stesse realmente male non mi direbbe niente! Non posso fidarmi delle sue parole! »

A seconda delle esperienze che abbiamo vissuto, i nostri pensieri potrebbero spingerci verso certi timori piuttosto che verso altri.

Persone che sono state lasciate per anni in collegio dai genitori, ad esempio, manifestano maggiormente il timore di venire abbandonate dal partner piuttosto che di perderlo.

Viceversa, persone che hanno perso uno o entrambi i genitori in giovane età potrebbero temere maggiormente scenari quali la perdita del partner a causa di un grave incidente, di una malattia fatale o di altri eventi drammatici.

Per contro, persone che hanno sempre vissuto in compagnia di fratelli, amici o coinquilini potrebbero mal tollerare il bisogno del partner di trascorrere del tempo da solo o con altre persone, interpretandolo come un possibile segnale di allontanamento.

In tutti questi casi, ciò che la mente può arrivare a compiere è creare una sorta di distanza affettiva dal partner nel tentativo di proteggerci da una possibile sofferenza emotiva.

Immagine che mostra la sagoma nera del profilo di un uomo e di una donna ai lati di un segnale stradale di divieto circolare con la scritta

In che modo?

Per esempio portandoci a:

  • dubitare della sincerità e della lealtà del partner;
  • travisare specifici comportamenti del partner;
  • convincerci che il partner stia tradendo, abbia perso interesse o ami un’altra persona.

Paradossalmente, il tentativo di proteggerci dalla sofferenza può così alimentare proprio quella sfiducia nella relazione che vorremmo evitare.

Come conseguenza di ciò, si potrebbe finire più o meno inconsapevolmente a:

  • non affezionarsi troppo al partner (ad es., non rispondere subito ai messaggi, non fantasticare un futuro assieme);
  • vedersi meno con il partner (ad es., inventare scuse per non incontrarsi o riempire la settimana di impegni);
  • non impegnarsi nella relazione (ad es., non pianificare assieme vacanze o momenti liberi, non affrontare i conflitti);
  • uscire più con amici che con il partner (ad es., dedicargli poco tempo nel corso delle settimane).

Come in un circolo vizioso, tali comportamenti potrebbero spingere il partner a un reale distacco, finendo così per confermare e mantenere quel senso di sfiducia iniziale.

In altre parole, la paura di essere abbandonati o di perdere il partner può portare la persona a comportarsi in modi che, involontariamente, aumentano il rischio di allontanamento che tanto teme.

Difficoltà nell’attaccamento

Illustrazione che mostra due mani di diversa carnagione che si sfiorano, unite da un sottile filo rosso legato al mignolo di una di esse, usata per riferirsi alle difficoltà di attaccamento che spesso sottostanno i problemi di fiducia nei confronti del partner, tema di cui si occupa a Cagliari, Verona e online lo psicologo Alessio Congiu.

Alcuni problemi di sfiducia possono anche dipendere da determinate caratteristiche del carattere.

Ne è un esempio il modo specifico con cui ci leghiamo affettivamente al partner.

In psicologia sia è soliti usare il termine “stile di attaccamento” per descrivere questo fenomeno.

Lo stile di attaccamento rappresenta il modo con cui una persona ha imparato, fin dall’infanzia, a soddisfare i propri bisogni di supporto, vicinanza e protezione all’interno delle relazioni affettive.

Per “stile di attaccamento” si intende infatti il modo con cui il bambino ha imparato a soddisfare i propri bisogni di supporto e protezione all’interno della relazione con la principale figura di riferimento.

Solitamente tale figura è la madre, ma, in assenza di quest’ultima, può essere una qualsiasi altra persona che si prende solitamente cura del bambino.

Il modo in cui tali bisogni vengono accolti, compresi e soddisfatti contribuisce nel tempo a costruire aspettative e convinzioni che tenderanno a ripresentarsi anche nelle relazioni sentimentali adulte.

A tal proposito, se il bambino ho creato uno stile di attaccamento sicuro sarà portato a vivere ed esprimere il bisogno di accudimento in modo diretto e senza particolari difficoltà.

Piangendo, ricercherà questa figura tutte le volte che si sentirà solo, starà male o avrà paura, lasciandosi confortare quando questa arriverà in suo soccorso.

Potrà anche arrabbiarsi qualora l’accudimento tardasse ad arrivare, ma nel giro di poco tempo sarà nuovamente disponibile a ricevere il supporto desiderato.

Simili modalità relazionali tenderanno a ripresentarsi anche nell’età adulta.

La persona sarà quindi maggiormente incline a cercare il partner nei momenti di difficoltà, ad affidarsi a lui quando ne sente il bisogno e a vivere la relazione senza costanti o ingiustificati sensi di sfiducia.

Foto di una coppia abbracciata che cammina sulle strisce pedonali sotto un ombrello nero durante una giornata piovosa, usata per riferirsi allo stato di fiducia che caratterizza le coppie in cui è presente un reciproco attaccamento affettivo sicuro.

Qualora invece il bambino avesse sviluppato uno stile di attaccamento insicuro, il bisogno di ricevere supporto sarebbe vissuto in modo problematico ed espresso attraverso modalità disfunzionali.

In questi casi, il timore di essere abbandonati, feriti, rifiutati o delusi può influenzare profondamente il modo di vivere la relazione di coppia, contribuendo ad alimentare dubbi, gelosia e difficoltà nel fidarsi del partner.

Sarebbe proprio per questa ragione che molte persone che soffrono di sfiducia nella relazione scoprono che parte delle loro difficoltà affonda le radici in modalità di attaccamento sviluppate molto tempo prima dell’inizio dell’attuale rapporto di coppia.

In particolare, si distinguono due principali forme di attaccamento insicuro: quella ansioso-ambivalente e quella evitante.

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ATTACCAMENTO ANSIOSO-AMBIVALENTE

In presenza di uno stile di attaccamento insicuro di tipo ansioso-ambivalente, il bisogno di supporto viene vissuto con intensa apprensione, talvolta persino con panico, espresso esternamente in modo enfatizzato e mai completamente soddisfatto.

In pratica, il bambino vivrebbe costantemente con l’angoscia da separazione, arrivando a:

  • esprimere frequentemente e in modo vistoso i propri bisogni di cura, pur di mantenere la vicinanza della figura da cui si aspetta di venire accudito;
  • non rilassarsi di fronte all’accudimento appena ricevuto, per non correre il rischio che tale figura possa allontanarsi una volta terminato il suo compito di cura.

Ciò che caratterizza questo stile di attaccamento non è tanto la mancanza di vicinanza, quanto la costante paura che questa possa venire meno.

In assenza di una valida protezione, infatti, non riesce mai a sentirsi del tutto sicuro e continua a ricercare conferme, rassicurazioni e segnali di disponibilità da parte dell’altro.

Foto di una persona che indossa una felpa grigia con cappuccio solleva il braccio destro con un paio di manette aperte appese al polso, usata per riferirsi alla paura che il partner posso rompere il legame affettivo simbiotico portando la persona a vivere sentimenti emotivi che faticherebbe a vivere e gestire.

Il bambino crescerà così con una predisposizione a sviluppare rapporti sentimentali adulti caratterizzati da una forte sensibilità al rifiuto, alla distanza emotiva e ai possibili segnali di abbandono.

In età adulta questo può tradursi nella tendenza a ricercare continue rassicurazioni dal partner, a preoccuparsi eccessivamente dei cambiamenti nel suo comportamento o a vivere con particolare intensità i momenti di lontananza e separazione.

Non è raro, ad esempio, che persone con un attaccamento ansioso-ambivalente interpretino ritardi nelle risposte ai messaggi, minori manifestazioni di affetto o il bisogno di autonomia del partner come possibili segnali di disinteresse o allontanamento.

Tutto questo può favorire la comparsa di gelosia, dubbi ricorrenti e una crescente difficoltà nel fidarsi del partner.

Il bambino crescerà così con una predisposizione a sviluppare rapporti sentimentali adulti caratterizzati da dipendenza affettiva.

E dunque, dulcis in fundo, a vivere con costante sfiducia il rapporto di coppia.

ATTACCAMENTO EVITANTE

Diversamente, nel caso dello stile di attaccamento insicuro evitante, il bisogno di supporto sarebbe vissuto con disagio, colpa e disgusto, oltre che represso esternamente o soddisfatto in modo indiretto.

Ad esempio, il bambino potrebbe sentirsi debole e incapace nel sentire di avere bisogno dell’altro, arrivando al punto di negare a se stesso tali bisogni e/o impedirsi attivamente di esprimerli.

In questi casi, dipendere emotivamente da qualcuno può essere vissuto come qualcosa di pericoloso, umiliante o incompatibile con l’immagine di sé che la persona desidera mantenere.

Il bambino impara così a fare affidamento prevalentemente su se stesso, sviluppando una forte valorizzazione dell’autonomia e una crescente diffidenza verso la possibilità di ricevere aiuto dagli altri.

Illustrazione che mostra una figura che offre riparo con il proprio ombrello a un'altra che la guarda stupita, usata per riferirsi alle difficoltà di chi presenta un attaccamento affettivo evitante a ricevere aiuto e supporto dagli altri

In età adulta, tale modalità può tradursi nella difficoltà a chiedere supporto al partner, ad affidarsi a lui nei momenti di vulnerabilità o a condividere apertamente bisogni, paure ed emozioni.

La vicinanza emotiva, anziché essere vissuta come una fonte di conforto e sicurezza, può venire percepita come una minaccia alla propria indipendenza.

Per questa ragione, la persona potrebbe mantenersi costantemente in uno stato di sfiducia verso il partner, evitando di abbassare le proprie difese e di riconoscere il bisogno di cura nei suoi confronti.

Non è raro che chi presenta un attaccamento evitante tenda a minimizzare l’importanza della relazione, a prendere le distanze nei momenti di maggiore intimità o a concentrarsi maggiormente sui difetti del partner quando percepisce un’eccessiva vicinanza emotiva.

Paradossalmente, questa apparente auto-sufficienza non sempre riflette una reale assenza di bisogni affettivi, bensì il timore che dipendere dall’altro possa esporre a delusione, sofferenza o perdita di controllo.

Come conseguenza, la fiducia nella relazione può risultare compromessa non tanto dalla paura di essere abbandonati, quanto dalla difficoltà ad accettare di poter aver bisogno dell’altro.

ATTACCAMENTO DISORGANIZZATO

Vi è infine un’altra forma di attaccamento, nota come “stile di attaccamento disorganizzato”, tipica delle persone che hanno vissuto esperienze traumatiche relazionali fin dalla più tenera età.

In presenza di tale attaccamento, il partner può essere percepito come affidabile o inaffidabile a seconda di quanto, in un dato momento, ci si senta soli, stanchi, fisicamente sofferenti o bisognosi di supporto.

In una parola: vulnerabili.

La vulnerabilità, infatti, attiva stati mentali opposti tra loro.

Illustrazione grafica su sfondo grigio che mostra due profili umani, uno nero con un segno meno rosso e uno bianco con un segno più rosso, disposti in modo da formare un cerchio aperto, usata simbolicamente per rappresentare i due sentimenti di fiducia e sfiducia che spesso caratterizzano chi presenta un attaccamento affettivo disorganizzato.

Da un lato, la vulnerabilità percepita nel sentirsi troppo lontani dal partner porta a desiderarlo e a ricercarlo nel tentativo di ottenere conforto, protezione e accudimento.

Quando è presente questo stato psicologico di abbandono, il partner viene idealizzato come buono, protettivo, emotivamente caldo, premuroso, disponibile e affidabile.

In questi momenti viene vissuto come una figura capace di offrire sicurezza e protezione, quasi come un salvatore verso cui protendersi per ricevere supporto.

Dall’altro lato, quando la vulnerabilità viene percepita nel sentirsi troppo vicini al partner, possono emergere vissuti completamente diversi.

La vicinanza emotiva può infatti attivare un intenso senso di disgusto, disprezzo, paura e repulsione, portando la persona a volersi allontanare dal partner e a proteggersi da lui.

In chi presenta un attaccamento disorganizzato, infatti, la vicinanza affettiva può attivare inconsapevolmente ricordi, emozioni e stati mentali collegati a esperienze traumatiche vissute proprio con le persone che avrebbero dovuto offrire amore, protezione e cura.

Quando prevale questo stato mentale di minaccia, il partner viene così svalutato come cattivo, pericoloso, manipolativo, emotivamente freddo, trascurante, indisponibile e inaffidabile.

In altre parole, la stessa persona che poco prima appariva come una fonte di salvezza può improvvisamente essere percepita come un potenziale aggressore da cui difendersi.

È spesso in questa fase che compaiono il senso di sfiducia nei confronti del partner, le liti senza fine, il bisogno di controllare l’altro e i vari tentativi di smascherarlo.

Non è raro che la persona passi rapidamente dal desiderio di estrema vicinanza alla necessità di prendere le distanze, generando una profonda confusione sia in se stessa sia nel partner.

Illustrazione che mostra uno struzzo con la testa infilata nel terreno e un punto interrogativo accanto alla testa stessa che spunta poco più avanti, usata simbolicamente per riferirsi allo stato di confusione che vive nei confronti del partner chi presenta un attaccamento disorgenizzato.

Nel complesso, chi presenta un attaccamento disorganizzato tende a vivere il partner in modo ambivalente non tanto perché quest’ultimo sia realmente ambivalente, quanto per il continuo alternarsi di questi stati mentali contrapposti.

Questa alternanza può rendere particolarmente difficile capire se il partner sia realmente affidabile oppure se la percezione che se ne ha stia cambiando in funzione del proprio stato emotivo del momento.

Chiaramente, la presenza nel partner di tratti aggressivi, narcisistici, manipolativi o evitanti può contribuire a mantenere e aggravare tali difficoltà di attaccamento, alimentando ulteriormente il senso di confusione e di sfiducia nella relazione.

Se leggendo questi stili di attaccamento ti sei riconosciuto in alcune delle difficoltà qui descritte e ti stai chiedendo se soffri di dipendenza affettiva, potrebbe interessarti leggere l'articolo dedicato a come capire se si soffre di dipendenza affettiva, all'interno del quale troverai anche un test di approfondimento.

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MA DUNQUE SONO IO O È L’ALTRO IL PROBLEMA?

Non fidarsi del partner è speso un qualcosa che dipende dalla combinazione delle difficoltà psicologiche di entrambi i partner.

Molto raramente, infatti, i problemi di fiducia all’interno di una relazione possono essere spiegati completamente dalle caratteristiche di una sola persona.

Spesso ciò che alimenta la sfiducia nella coppia nasce dall’incontro tra vulnerabilità, bisogni e modalità relazionali che appartengono a entrambi i partner.

Ad esempio, se da un lato troviamo un partner che cerca di compensare la propria bassa autostima seducendo il prossimo, dall’altro possiamo trovare una persona insicura che rimane facilmente ammaliata da tale apparente stato di sicurezza.

O ancora, dietro un partner che accondiscende passivamente per non alimentare conflitti di coppia, dall’altro troviamo una persona dal forte carattere a cui piace mantenere il controllo della relazione.

L’entità delle difficoltà psicologiche può naturalmente differire tra i due partner, ma spesso entrambe le persone contribuiscono, seppure in misura diversa, al mantenimento della situazione problematica.

Sembra quasi che alcune persone non si scelgano soltanto per “chimica”, ma anche perché certe caratteristiche che vedono nell’altro non sono loro del tutto estranee.

Richiamano infatti aspetti, bisogni o ferite che affondano le radici nel proprio doloroso passato.

Fotografia ravvicinata che mostra un pupazzo di pezza a forma di animale abbandonato su una superficie piana di pietra, usata simbolicamente per riferirsi alle esperienze infantili traumatiche che spesso stanno alla base di difficoltà nei rapporti affettivi adulti, tema di cui si occupa a Cagliari, Verona e online e il Dr. Alessio Congiu

Talvolta queste dinamiche iniziano molto prima che compaiano i dubbi sulla fedeltà, sull’affidabilità o sulle intenzioni del partner.

In alcuni casi, infatti, ci si ritrova inizialmente attratti proprio da persone emotivamente distanti, ambivalenti o difficili da conquistare.

Non perché si desideri soffrire, ma perché tali persone sembrano inconsapevolmente promettere la possibilità di ottenere qualcosa che si è cercato a lungo.

Ho approfondito questo tema nell’articolo dedicato al Perché mi innamoro di chi non mi vuole?, dove descrivo le principali dinamiche che possono portare a rimanere bloccati nella fase dell’attrazione e del corteggiamento.

Sia chiaro, non si sceglie un partner per soffrire e stare peggio.

Piuttosto, la scelta, consapevole o meno che sia, è spesso legata alla speranza che l’altro possa finalmente soddisfare un bisogno rimasto a lungo insoddisfatto.

Che si tratti di amore, considerazione, attenzione, affetto, valore o riconoscimento, la persona tende ad avvicinarsi a chi immagina possa colmare tale mancanza.

Il problema è che questa ricerca porta talvolta a scegliere partner che finiscono per non soddisfare quei bisogni proprio come accadeva nelle relazioni più significative del passato.

È questo il caso, ad esempio, di tutte quelle persone che soffrono di dipendenza affettiva.

Ossia, persone fortemente bisognose di affetto, valore e riconoscimento che rimangono invischiate in pseudo-relazioni con partner poco disponibili a fornire ciò di cui hanno bisogno.

Illustrazione digitale che mostra un piccolo cuore verde chiaro stilizzato con un volto abbozzato che fluttua al centro di uno sfondo rosa uniforme, usata per riferirsi all'intenso bisogno di affetto che rimane inappagato in chi continua a ricercare persone poco disponibili a investirsi allo stesso modo affettivamente nella relazione.

Come in questo caso, il risultato a cui si assiste è spesso una nuova e dolorosa frustrazione dei propri bisogni affettivi.

Verrebbe dunque da chiedersi perché si continui a rimanere invischiati in simili relazioni anche quando ci si accorge che il partner non può offrire ciò che si sta cercando.

La risposta, nella sua semplicità, è sempre la stessa: la speranza che, questa volta, tale bisogno possa  finalmente essere soddisfatto.

Molti problemi di fiducia nascondono alla base dinamiche di questo tipo, che non sempre sono facili da riconoscere quando ci si trova coinvolti emotivamente.

Comprendere quanto la sfiducia dipenda dal comportamento del partner e quanto, invece, dalle proprie aspettative, paure e ferite relazionali rappresenta spesso uno dei passaggi più importanti per costruire relazioni più sane, equilibrate e soddisfacenti.

COME COSTRUIRE DUNQUE  UN RAPPORTO EQUILIBRATO?

La possibilità di creare una relazione fondata sulla fiducia può dipendere da diversi fattori.

Uno dei più importanti consiste nel riconoscere e affrontare le difficoltà personali dei singoli membri della coppia, oltre a quelle legate alla relazione stessa.

Come abbiamo visto nel corso dell’articolo, infatti, la sfiducia nella coppia può derivare tanto dal comportamento del partner quanto da vissuti, paure e modalità relazionali che appartengono alla propria storia personale.

Qualora fosse soprattutto l’atteggiamento del partner ad alimentare maggiormente il senso di sfiducia e di instabilità nella relazione, potrebbe essere utile invitarlo a svolgere un percorso individuale o di coppia.

Ad esempio, il partner potrebbe essere aiutato a comprendere le ragioni per cui alcuni suoi comportamenti alimentano dubbi, insicurezza o sfiducia nell’altro, favorendo modalità relazionali più chiare, coerenti e rispettose.

Un discorso analogo vale nei casi in cui il non fidarsi del partner sia maggiormente legato a proprie difficoltà personali.

Anche in questo caso, l’inizio di un percorso psicologico individuale può aiutare a comprendere più a fondo le dinamiche che mantengono il problema, sostituendole progressivamente con pensieri e comportamenti più funzionali.

Ne sono un esempio gli interventi volti a elaborare esperienze traumatiche vissute nel passato, sia all’interno della famiglia sia nelle precedenti relazioni sentimentali.

Tutto questo con l’obiettivo di aiutare la persona a sviluppare un più solido senso di sicurezza personale, riducendo la necessità di ricercarlo costantemente all’esterno.

Immagine con effetto pittorico che mostra una donna in abito bianco di spalle sulla spiaggia che tiene per mano la figura semitrasparente e sbiadita di una persona di fronte al mare, usata per riferirsi simbolicamente alla necessita di sviluppare maggiormente la capacità di prendersi cura di sé in chi vive dipendenza affettiva, tema di cui si occupa lo psicologo Alessio Congiu.

Discorso a parte meritano invece quei casi, molto frequenti, nei quali i problemi di sfiducia sembrano essere alimentati dall’interazione tra le difficoltà di entrambi i partner.

In queste situazioni le possibili strade possono essere principalmente due:

  • intraprendere un percorso individuale parallelo con due specialisti differenti, possibilmente collaboranti tra loro;
  • intraprendere una terapia di coppia.

Nel primo caso, i professionisti possono aiutare i membri della coppia a riconoscere i rispettivi contributi al problema e a costruire insieme un insieme di regole relazionali maggiormente funzionali.

Questo può favorire la costruzione di quell’equilibrio che la coppia fatica a raggiungere autonomamente.

Nel secondo caso, invece, lo specialista può aiutare la coppia a comprendere le ragioni della propria instabilità relazionale, osservando il problema non dal punto di vista dei singoli partner, ma della relazione nel suo complesso.

In questo contesto possono essere individuati specifici obiettivi di cambiamento – sia individuali ,sia di coppia -, finalizzati a rafforzare la fiducia reciproca, migliorare la comunicazione e costruire una relazione più stabile e soddisfacente.

CONCLUSIONI

Il senso comune vuole che la fiducia sia la base di un rapporto sano ed equilibrato.

La psicologia si schiera con il senso comune, riconoscendo da tempo l’importanza della fiducia per il benessere individuale e di coppia.

La possibilità per entrambi i partner di fidarsi e affidarsi l’uno all’altro, infatti, rappresenta uno degli elementi che rendono la relazione una preziosa risorsa di sostegno e un importante fattore protettivo rispetto allo sviluppo e al mantenimento di diverse condizioni di disagio psicologico.

Non fidarsi del partner, tuttavia, non significa necessariamente trovarsi di fronte a un problema semplice o immediatamente comprensibile.

Come abbiamo visto, la sfiducia nella coppia può nascere da molteplici fattori: dall’atteggiamento del partner, dalle dinamiche relazionali presenti nella coppia oppure da esperienze, paure e modalità di attaccamento che affondano le proprie radici nella storia personale di ciascuno.

Comprendere da dove origini tale sfiducia rappresenta spesso il primo passo per affrontarla in modo efficace.

Per contro, la presenza di una relazione caratterizzata da sfiducia cronica, sospetto e insicurezza può contribuire a intensificare problematiche già presenti o svilupparne di nuove, alimentando sofferenza sia individuale, sia relazionale.

Per questa ragione, quando dubbi, gelosia, bisogno di controllo o difficoltà nel fidarsi del partner iniziano a compromettere in maniera significativa il benessere personale o la qualità della relazione, confrontarsi con un professionista può rappresentare una scelta utile.

Comprendere le ragioni della propria sfiducia non significa imparare a fidarsi a tutti i costi, ma sviluppare la capacità di distinguere più chiaramente ciò che appartiene al partner da ciò che appartiene alla propria storia personale.

APPROFONDIMENTI CONSIGLIATI

Se ti sei riconosciuto in molte delle difficoltà descritte in questo articolo e desideri comprendere meglio i meccanismi che possono rendere difficile prendere le distanze da una relazione, potrebbero esserti utili i seguenti approfondimenti.

Molte difficoltà legate alla fiducia, alla gelosia e alla paura dell’abbandono possono essere presenti anche nella dipendenza affettiva.

In questo articolo approfondisco i principali segnali e propongo un test di screening gratuito.

Una guida introduttiva per comprendere come si sviluppa la dipendenza affettiva e i diversi modi in cui una relazione può rimanere bloccata nel suo sviluppo.

Un approfondimento dedicato alle principali dinamiche che possono portare a sviluppare un forte coinvolgimento verso partner emotivamente indisponibili o difficili da conquistare.

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Un approfondimento dedicato alle principali cause del senso di abbandono, ai fattori che possono renderlo particolarmente intenso e difficile da tollerare, e alle dinamiche legate a perdite affettive, bisogno di rassicurazione, autostima e dipendenza affettiva.

Una panoramica sui principali obiettivi terapeutici e sulle modalità strategiche con cui è possibile lavorare sui bisogni affettivi che mantengono la dipendenza affettiva.

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Immagine di una donna con le braccia conserte, in segno di accoglimento, usata per simboleggiare l'aiuto professionale che il Dr. Alessio Congiu come Psicologo-Psicoterapeuta

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