DIPENDENZE PATOLOGICHE
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INTRODUZIONE
Vanessa è una donna sposata con due figli a carico e da diverso tempo ha sviluppato una dipendenza da farmaci.
Il tutto è nato da un momento di difficoltà con il sonno, che l’ha portata, su consiglio del medico di base, ad assumere dei sonniferi alla sera prima di addormentarsi.
Con il tempo la donna ha sentito l’esigenza di aumentare le dosi, finendo per usarli di frequente anche durante il giorno per calmarsi quando preda del nervosismo, dell’angoscia o dei brutti pensieri.
Il loro uso non è mai stato per lei un vero problema, fino a quando, incrociando lo sguardo imbarazzo dei figli all’ennesima caduta in casa della madre, Vanessa ha percepito un forte disgusto verso se stessa.
Terminato il lavoro, Carlo va a bere in un bar frequentato da persone che, come lui, hanno solo voglia di leggerezza e non pensare.
Talvolta capita che con loro si affrontino anche argomenti personali e delicati, ma solo grazie al potere che l’alcol sembra avere nel farli aprire e sentire emotivamente più vicini.
La moglie di Carlo è arrabbiata con lui in quanto l’uomo torna spesso tardi alla sera senza avvisare, la trascura, non l’aiuta con i figli e non riconosce di avere un problema con il bere.
Da un po’ di tempo a questa parte i due non hanno più rapporti sessuali, si parlano a stento e spesso litigando, portando a vivere in casa un clima pesante.
Guido usa cocaina un paio di volte a settimana, arrivando a spese che nell’ultimo periodo sa di non poter più sostenere.
È preoccupato per questo e per la sua salute, in quanto percepisce gli effetti negativi che su di lui ha in generale la sostanza.
Ciononostante, non riesce a non fare a meno di usare, specialmente quando lo assale quella voglia tanto forte da oscurare tutto il resto.
Non vuole rivolgersi al SerD, ma capisce che così com’è la situazione gli sta scappando di mano.
Cosa hanno in comune queste persone?
Nei loro casi è possibile parlare di dipendenza patologica?
Se sì, cosa possono fare per uscirne?
Scopriamolo assieme.
QUANDO SI PUÒ PARLARE DI DIPENDENZA PATOLOGICA
Le problematiche di dipendenza esprimono quelle condizioni di disagio emotivo in cui la sofferenza personale è spesso legata a difficoltà nel mantenimento di un proprio equilibrio psicologico in assenza di ciò verso cui è stata sviluppata la dipendenza.
Tali problematiche vanno dalle dipendenze comportamentali, quali quelle da sesso, internet o gioco d’azzardo, alle dipendenze da farmaci o sostanze, quali cocaina, cannabis o alcol.
Capitolo a parte meritano le dipendenze relazionali, come la dipendenza da un partner, un amico o un familiare, in cui la condizione di dipendenza lega tra loro due o più persone.
Nella 5° edizione rivisitata del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM-5TR) è presente una diagnosi specifica per ciascuna delle 10 categorie di sostanze per le quali è possibile sviluppare un fenomeno di dipendenza patologica, ossia:
- Alcol
- Tabacco
- Cannabis
- Allucinogeni (ad es., Fenciclidina)
- Altri allucinogeni (ad es., LSD)
- Inalanti d’abuso (ad es., Nitrito di amile o “Popper”)
- Oppiacei (ad es., Eroina)
- Sostanze sedativo-ipnotiche (ad es., Benzodiazepine)
- Stimolanti (ad es., Cocaina)
- Altre sostanze note o sconosciute
Volendo provare a fornire una diagnosi generale del Disturbo da Uso di Sostanze (DUS), bisognerebbe allora valutare quattro aspetti:
- quanto è compromesso il controllo che la persona ha sull’uso della sostanza;
- quanto è compromessa la vita sociale della persona a seguito dell’uso della sostanza;
- quanto la persona è a rischio per via dell’uso e quanta fatica compie nel non usare nonostante tale rischio;
- quali esiti psicofarmacologi ha prodotto l’uso prolungato della sostanza.
Considerando ciascuno di questi potremmo allora avanzare l’ipotesi che una persona soffre di una dipendenza patologica se negli ultimi 12 mesi si sono manifestati almeno 2 dei seguenti 11 sintomi:
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COME SI MANIFESTA UNA DIPENDENZA PATOLOGICA
Non si finisce a caso al bar a bere ogni giorno 5-10 bicchieri di vino o birra, o a giocare alle slot migliaia di euro, o a ritrovarsi in qualche parcheggio a sniffare due o più grammi di cocaina.
Quando questo capita è perché nella persona si è attivato qualcosa che ha spinto a ricercare attivamente ciò verso cui è presente la dipendenza.
Poiché le sostanze, così come specifici comportamenti di dipendenza, producono gratificazione, la mente e l’organismo spingono la persona alla loro ricerca.
In alcuni casi lo stato di gratificazione prodotto dalle sostanze o dai comportamenti verso cui si è dipendenti deve il suo potere al fatto che produce qualcosa di piacevole che prima non c’era (rinforzo positivo).
Per esempio, uno stato di piacere, eccitamento, entusiasmo, forza, vitalità, etc.
In altri casi, al contrario, tale potere è dato dal fatto che le sostanze o specifici comportamenti tolgono qualcosa di spiacevole che prima era presente (rinforzo negativo).
La depressione, per esempio, come pure la stanchezza, l’ansia, la noia e così via.
Tanto più si è distanti dal consumo, quanto più diventa probabile ritrovarsi intrinsecamente motivati nella ricerca.
Per considerevole per sospendere questa ricerca, come anche per rendersi conto di essere in balia di questo richiamo alla dipendenza.
Non è infrequente che le persone alle prese con una dipendenza riferisca a posteriori di essersi come ritrovate al bar a bere, piuttosto che dall’amico a fumare crack o alle sale scommettesse per puntare qualche centinaia di euro.
La dipendenza patologica porta infatti a questa ricerca che, se all’inizio è più pensata e ragionata, con il tempo diventa sempre più automatica, impulsiva e compulsiva.
A differenza degli animali da laboratorio, tuttavia, nei quali i comportamenti di dipendenza indotti dai ricercatori avvengono in maniera quasi istintiva, nelle persone questa ricerca impulsiva è solitamente più controllabile, in quanto preceduta temporalmente da:
- astinenza
- craving
Per astinenza si vuole intendere il modo in cui l’organismo e la mente reagiscono quando viene tenuto a “digiuno” per un certo periodo di tempo rispetto a ciò verso cui ha sviluppato una dipendenza.
Comune, ad esempio, è l’insonnia, i tremori e degli arti, la sudorazione, l’ansia, la depressione, il nervosismo, la nausea e così via.
Diversamente, il craving è il richiamo stesso verso la sostanza o i comportamenti verso cui si è dipendenti, e si manifesta a livello psicologico, come pure a livello corporeo e motivazionale.
È il desiderare ardentemente e nervosamente l’oggetto della dipendenza.
Per una persona che usa, a volte astinenza e craving coincidono.
Diversamente, per una persona che ha interrotto l’uso da oltre 1-2 mesi, il craving rimarrà e si ripresenterà via via con minore frequenza tanto più si rimarrà in una condizione di astinenza.
Data la loro importanza nel mantenimento del fenomeno della dipendenza, astinenza e craving sono i target primari della terapia farmacologica e psicologica.
PERCHÉ INSORGE UNA DIPENDENZA PATOLOGICA
In ambito scientifico si tende oggigiorno a riconoscere come la condizione di dipendenza non esprima di per sé stessa un fenomeno patologico.
Dalla nascita, infatti, le persone manifestano bisogni soddisfabili unicamente in relazione alla disponibilità nel loro ambiente di specifiche fonti esterne.
Un neonato, ad esempio, sopravvive in sicurezza grazie alla disponibilità di persone sufficientemente sensibili e responsive ai suoi bisogni primari.
In condizioni ottimali, tale condizione di dipendenza tende via via a ridursi con la crescita in funzione dell’acquisizione di quelle abilità utili per provvedere autonomamente ai propri bisogni.

Specifici fattori di natura genetica, familiare, personale ed ambientale, tuttavia, possono predisporre alcune persone a non riuscire a soddisfare nel corso della crescita tali bisogni in modo autonomo.
È proprio per sopperire a tali bisogni, dunque, che molte persone arrivano a sviluppare una dipendenza, dalla quale non riescono ad uscire con le sole proprie forze.
COME LAVORO CON LE DIPENDENZE PATOLOGICHE
Nel corso degli anni svolti presso il servizio di Medicina delle Dipendenze dell’Ospedale di Verona ho compreso una cosa.
Quando si lavora con una persona alle prese con una dipendenza, l’aspetto forse più delicato e importante è quello di aiutare la stessa persona a sentirsi accolta, capita e non giudicata.
Spesso chi soffre per una dipendenza è infatti costantemente bersaglio di critiche e biasimi da parte delle persone che gli stanno attorno.
Questo tipo di critiche agiscono internamente sulla persona, la quale, interiorizzandole, può finire per maturare di sé questa immagine negativa come persona pigra, arrendevole, cattiva, egoista, viziosa e debole e così via.
Quando questo accade, l’uso della sostanza viene ulteriormente incentivato dal bisogno di discostarsi rispetto a tutti i vissuti spiacevoli che quest’immagine negativa porta con sé.
Primo passo nel lavoro terapeutico consisterà dunque nel far sentire la persona accolta e capita nelle proprie difficoltà, senza che questo al contempo diventi un alibi verso l’uso, come spesso molti temono.
Passo successivo sarà quello di accostare, a un eventuale supporto farmacologico, un supporto psicoterapeutico specifico per le dipendenze.
La Terapia Cognitivo Comportamentale che propongo per le problematiche di dipendenza patologica mira a intervenire selettivamente su due aspetti:
- ciò che nel qui e ora sta mantenendo il problema di dipendenza;
- ciò che in futuro potrebbe portare a una ricaduta.
Esempio dei primi può essere il bisogno di tenere lontani da sé ricordi o sentimenti troppo difficili da gestire, il cui emergere incentiva impulsivamente verso l’uso della sostanza.
Esempio dei secondi, invece, può essere la difficoltà o scarsa motivazione a mantenere su di sé un certo grado di controllo in situazione nelle quali in precedenza si era soliti lasciarsi andare (ad es., feste, conflitti di coppia, etc.).
Il lavoro psicologico nel qui e ora si basa sia sull’aiutare la persona ad acquisire progressivamente maggiore conoscenza di ciò che oggi la starebbe motivando verso l’uso, sia sul rafforzare la motivazione verso il non uso.
Quest’ultimo passaggio chiama in causa i valori personali che starebbero spingendo la persona in terapia, e viene sostenuto tanto nell’identificazione degli stessi valori, quanto nell’insegnamento di tecniche e pratiche utili al resistere al richiamo verso la sostanza.










