DIFENDERSI DALLA MANIPOLAZIONE

difendersi dalla manipolazione

scritto da Dr. Alessio Congiu

A tutti sarà capitato di avere l’impressione di stare venendo manipolati da un’altra persona.

È una sensazione sgradevole, perché ci porta a diffidare di una persona da cui invece vorremmo ricevere affetto, protezione.

Una persona di cui vorremmo fidarci.

Certo, non sempre viviamo questo desiderio verso chi abbiamo l’impressione che ci stia manipolando.

Tuttavia, senza questo profondo ed intimo desiderio di affidarsi all’altro, l’atto manipolativo avrebbe poca presa su di noi.

Ci scivolerebbe di dosso, come la rugiada da una foglia.

Il “dono” dell’altro verrebbe infatti visto per quello che realmente sarebbe: un tentativo celato di usarci per raggiungere i propri scopi.

In realtà tutti, in qualche modo, “usiamo” gli altri.

È inevitabile in effetti.

È un po’ come se fosse una legge non scritta che regola le relazioni tra le persone, siano esse sentimentali o di amicizia.

L’errore sta forse nel leggerla in modo negativo, un po’ come la dipendenza.

Sappiamo che esiste, anche in un rapporto in cui è presente amore. Soprattutto quando questo è presente.

Siamo dipendenti noi dall’altro; è dipendente l’altro da noi.

È l’inter-dipendenza emotiva.

difendersi dalla manipolazione




QUAL È LA DIFFERENZA?

Semplice: nei rapporti genuini l’atto di “usare” un’altra persona per raggiungere i propri fini coinvolge il diretto interessato, rendendolo partecipe  di questa dinamica.

Abbiamo bisogno dell’altro e chiediamo all’altro di assecondare i nostri bisogni emotivi; l’altro può dunque accettare o rifiutare la nostra richiesta.

È la libertà che concediamo all’altro di scegliere, dunque, che fa la differenza.

In quella libertà, infatti, noi diamo valore all’altro, riconoscendolo per tutto ciò che è.

È un atto di profondo rispetto questo, perché rende l’altra persona non un oggetto dei nostri desideri, ma un soggetto attivo in grado di aiutarci a vederli realizzati.

L’altro può così scegliere in completa autonomia di farsi “oggetto dei nostri bisogni”, pur senza mai sentirsi realmente un “oggetto”.

È un gioco quello che chiediamo all’altro, come pure che l’altro chiede a noi stessi, nella reciprocità che caratterizza le buone relazioni.

QUANDO AVVIENE QUESTO?

Beh, tutte le volte che rivolgiamo all’altro richieste di supporto emotivo, di vicinanza, di amore.

Se si dovesse pensare unicamente a se stessi, infatti, non si avrebbero motivi per soddisfare simili richieste.

Ma la reciprocità dei rapporti porta anche a questo: mettere da parte gli interessi personali del momento per assecondare quelli dell’altro.

A patto naturalmente che ci sia l’interesse a venirsi incontro reciprocamente in caso di bisogno.

In caso contrario, infatti, mancherebbe l’elemento centrale di ogni sana relazione: il rispetto dell’altro.

E NELLA MANIPOLAZIONE?

Ebbene, tutto questo non è presente.

Chi manipola non tiene a mente i bisogni dell’altro se non per raggiungere i propri scopi.

difendersi dalla manipolazione

Perché la manipolazione abbia presa, infatti, occorre colpire là dove si è più vulnerabili.

Non nelle foglie ha presa la rugiada, ma nelle radici.

Sono queste la parte più sensibile, quella invisibile ad occhio nudo, ma che tiene diritta tutta la pianta.

Le parti di noi meno visibili all’esterno sono quelle più a rischio di divenire oggetto della manipolazione altrui.

Lì, infatti, chi manipola sa che potrebbe trovare terreno fertile per porre le proprie radici.

È un’azione “parassita”, dunque, quella del manipolatore, finalizzata a far leva sulle nostre fragilità per soddisfare i propri bisogni e desideri.

Non vi è reciprocità, né riconoscimento dell’altro.

Nessuna libertà avrebbe il “manipolato” di scegliere se aderire o meno ad un gioco portato avanti alle sue spalle.

Ed è proprio così, infatti, che si sente chi viene manipolato.

Arrabbiato con l’altro, per essere stato preso in giro; arrabbiato con se stessi, per non essersi accorto prima dell’inganno.

Ma è soprattutto la delusione quella che si vive all’idea di essere stati manipolati




PERCHÉ LA DELUSIONE?

Per avere fatto dono di qualcosa di prezioso di sé che sarebbe stato svenduto dall’altro per i propri interessi.

La manipolazione è dunque questo che lascia: un profondo senso di svalorizzazione di sé.

È come un gioco in cui ci si ritrova protagonisti senza aver scelto di prendervi parte.

Un po’ come capita quando si viene derisi da altre persone.

Non si partecipa alla risata collettiva.

Si è l’oggetto della risata.

essere presi in giro

E questo in genere non è un qualcosa di piacevole, né di appagante.

Se dovessimo passare tutto il tempo ad evitare di essere presi in giro non avremmo più relazioni con gli altri.

Non giocheremmo più a nessun gioco.

Rimarremo verosimilmente soli con noi stessi.

Certo non verremmo derisi, ma non potremmo più condividere una risata in compagnia.

Così per le manipolazioni.

Potremmo non fidarci più di nessuno, quasi aspettandoci di essere colpiti là dove ci sentiremmo più deboli.

COME POSSIAMO PROTEGGERCI DALLA MANIPOLAZIONE?

Se dovessimo passare tutto il tempo ad evitare di essere presi in giro non avremmo più relazioni con gli altri.

Non giocheremmo più a nessun gioco.

Rimarremo verosimilmente soli con noi stessi.

Certo non verremmo derisi, ma non potremmo più condividere una risata in compagnia.

Così per le manipolazioni.

Potremmo non fidarci più di nessuno, quasi aspettandoci di essere colpiti là dove ci sentiremmo più deboli.

Ma alla fine che cosa otterremmo?

Non di certo quella vicinanza, quell’affetto o quel supporto che staremmo cercando da un rapporto.

Ogni relazione, dunque, detiene un certo grado di rischio.

Rischio di essere traditi, feriti, disprezzati.

Solitamente questo rischio fa paura, specialmente se si è già convinti di non valere abbastanza.

Il tradimento dell’altro, infatti, andrebbe a confermare i propri timori, accrescendo l’idea di valere poco come persone.




QUINDI CHE FARE?

Fidarsi dell’altro è un atto di coraggio, che veicola spesso un forte messaggio tanto verso gli altri quanto verso se stessi::

<<< Non temo di soffrire! >>

Chi ha voglia di correre questo rischio, in genere, accetta la possibilità di essere deluso, ferito, usato, senza lasciarsi vincere dalla paura.

Sa infatti di valere ed è su questa consapevolezza che andrebbe a ricompattarsi nel caso in cui venisse deluso.

<< Non mi meritava! >>

<< Compagnie così posso anche perderle! >>

Forti sono le motivazioni di chi rischia, perché spingono a correre il rischio di cadere.

Forti sono le persone che si fidano dei propri sogni, perché sanno di non essere bambole di porcellana.

<< Le anime più forti sono quelle temprate dalla sofferenza. I caratteri più solidi sono cosparsi di cicatrici >> (Khalil Gibran)

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A tutti sarà capitato di avere l’impressione di stare venendo manipolati da un’altra persona.

È una sensazione sgradevole, perché ci porta a diffidare di una persona da cui invece vorremmo ricevere affetto, protezione.

Una persona di cui vorremmo fidarci.

Certo, non sempre viviamo questo desiderio verso chi abbiamo l’impressione che ci stia manipolando.

Tuttavia, senza questo profondo ed intimo desiderio di affidarsi all’altro, l’atto manipolativo avrebbe poca presa su di noi.

Ci scivolerebbe di dosso, come la rugiada da una foglia.

Il “dono” dell’altro verrebbe infatti visto per quello che realmente sarebbe: un tentativo celato di usarci per raggiungere i propri scopi.

In realtà tutti, in qualche modo, “usiamo” gli altri.

È inevitabile in effetti.

È un po’ come se fosse una legge non scritta che regola le relazioni tra le persone, siano esse sentimentali o di amicizia.

L’errore sta forse nel leggerla in modo negativo, un po’ come la dipendenza.

Sappiamo che esiste, anche in un rapporto in cui è presente amore. Soprattutto quando questo è presente.

Siamo dipendenti noi dall’altro; è dipendente l’altro da noi.

È l’inter-dipendenza emotiva.

difendersi dalla manipolazione




QUAL È LA DIFFERENZA?

Semplice: nei rapporti genuini l’atto di “usare” un’altra persona per raggiungere i propri fini coinvolge il diretto interessato, rendendolo partecipe  di questa dinamica.

Abbiamo bisogno dell’altro e chiediamo all’altro di assecondare i nostri bisogni emotivi; l’altro può dunque accettare o rifiutare la nostra richiesta.

È la libertà che concediamo all’altro di scegliere, dunque, che fa la differenza.

In quella libertà, infatti, noi diamo valore all’altro, riconoscendolo per tutto ciò che è.

È un atto di profondo rispetto questo, perché rende l’altra persona non un oggetto dei nostri desideri, ma un soggetto attivo in grado di aiutarci a vederli realizzati.

L’altro può così scegliere in completa autonomia di farsi “oggetto dei nostri bisogni”, pur senza mai sentirsi realmente un “oggetto”.

È un gioco quello che chiediamo all’altro, come pure che l’altro chiede a noi stessi, nella reciprocità che caratterizza le buone relazioni.

QUANDO AVVIENE QUESTO?

Beh, tutte le volte che rivolgiamo all’altro richieste di supporto emotivo, di vicinanza, di amore.

Se si dovesse pensare unicamente a se stessi, infatti, non si avrebbero motivi per soddisfare simili richieste.

Ma la reciprocità dei rapporti porta anche a questo: mettere da parte gli interessi personali del momento per assecondare quelli dell’altro.

A patto naturalmente che ci sia l’interesse a venirsi incontro reciprocamente in caso di bisogno.

In caso contrario, infatti, mancherebbe l’elemento centrale di ogni sana relazione: il rispetto dell’altro.

E NELLA MANIPOLAZIONE?

Ebbene, tutto questo non è presente.

Chi manipola non tiene a mente i bisogni dell’altro se non per raggiungere i propri scopi.

difendersi dalla manipolazione

Perché la manipolazione abbia presa, infatti, occorre colpire là dove si è più vulnerabili.

Non nelle foglie ha presa la rugiada, ma nelle radici.

Sono queste la parte più sensibile, quella invisibile ad occhio nudo, ma che tiene diritta tutta la pianta.

Le parti di noi meno visibili all’esterno sono quelle più a rischio di divenire oggetto della manipolazione altrui.

Lì, infatti, chi manipola sa che potrebbe trovare terreno fertile per porre le proprie radici.

È un’azione “parassita”, dunque, quella del manipolatore, finalizzata a far leva sulle nostre fragilità per soddisfare i propri bisogni e desideri.

Non vi è reciprocità, né riconoscimento dell’altro.

Nessuna libertà avrebbe il “manipolato” di scegliere se aderire o meno ad un gioco portato avanti alle sue spalle.

Ed è proprio così, infatti, che si sente chi viene manipolato.

Arrabbiato con l’altro, per essere stato preso in giro; arrabbiato con se stessi, per non essersi accorto prima dell’inganno.

Ma è soprattutto la delusione quella che si vive all’idea di essere stati manipolati




PERCHÉ LA DELUSIONE?

Per avere fatto dono di qualcosa di prezioso di sé che sarebbe stato svenduto dall’altro per i propri interessi.

La manipolazione è dunque questo che lascia: un profondo senso di svalorizzazione di sé.

È come un gioco in cui ci si ritrova protagonisti senza aver scelto di prendervi parte.

Un po’ come capita quando si viene derisi da altre persone.

Non si partecipa alla risata collettiva.

Si è l’oggetto della risata.

essere presi in giro

E questo in genere non è un qualcosa di piacevole, né di appagante.

Se dovessimo passare tutto il tempo ad evitare di essere presi in giro non avremmo più relazioni con gli altri.

Non giocheremmo più a nessun gioco.

Rimarremo verosimilmente soli con noi stessi.

Certo non verremmo derisi, ma non potremmo più condividere una risata in compagnia.

Così per le manipolazioni.

Potremmo non fidarci più di nessuno, quasi aspettandoci di essere colpiti là dove ci sentiremmo più deboli.

COME POSSIAMO PROTEGGERCI DALLA MANIPOLAZIONE?

Se dovessimo passare tutto il tempo ad evitare di essere presi in giro non avremmo più relazioni con gli altri.

Non giocheremmo più a nessun gioco.

Rimarremo verosimilmente soli con noi stessi.

Certo non verremmo derisi, ma non potremmo più condividere una risata in compagnia.

Così per le manipolazioni.

Potremmo non fidarci più di nessuno, quasi aspettandoci di essere colpiti là dove ci sentiremmo più deboli.

Ma alla fine che cosa otterremmo?

Non di certo quella vicinanza, quell’affetto o quel supporto che staremmo cercando da un rapporto.

Ogni relazione, dunque, detiene un certo grado di rischio.

Rischio di essere traditi, feriti, disprezzati.

Solitamente questo rischio fa paura, specialmente se si è già convinti di non valere abbastanza.

Il tradimento dell’altro, infatti, andrebbe a confermare i propri timori, accrescendo l’idea di valere poco come persone.




QUINDI CHE FARE?

Fidarsi dell’altro è un atto di coraggio, che veicola spesso un forte messaggio tanto verso gli altri quanto verso se stessi::

<<< Non temo di soffrire! >>

Chi ha voglia di correre questo rischio, in genere, accetta la possibilità di essere deluso, ferito, usato, senza lasciarsi vincere dalla paura.

Sa infatti di valere ed è su questa consapevolezza che andrebbe a ricompattarsi nel caso in cui venisse deluso.

<< Non mi meritava! >>

<< Compagnie così posso anche perderle! >>

Forti sono le motivazioni di chi rischia, perché spingono a correre il rischio di cadere.

Forti sono le persone che si fidano dei propri sogni, perché sanno di non essere bambole di porcellana.

<< Le anime più forti sono quelle temprate dalla sofferenza. I caratteri più solidi sono cosparsi di cicatrici >> (Khalil Gibran)

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