OSSESSIONI
Quando Erika ha aperto l’armadio di Christian per la prima volta rimase colpita dal modo con cui il ragazzo organizzava i suoi indumenti.
Tutto disposto in modo simmetricamente e in ordine cromatico seguendo perfettamente la scala dei colori.
A un anno dalla convivenza, la donna fatica a tollerare le “manie” (come le chiama lei) di ordine e simmetria del compagno, al punto da diventare frequente oggetto di litigi nella coppia.
Francesca fa il medico di base in una grande città del nord Italia ed è rinomata per essere un dottore ligio e scrupoloso, a tratti persino intransigente in materia di rispetto delle norme igienico sanitarie.
Il Covid forse è stato il periodo in cui la donna ha meno sofferto le sue “fissazioni” sulla pulizia e igiene, sentendosi infatti legittimata a uso giornaliero di mascherine e disinfettante per le mani.
Quello che potrebbe sembrare un comportamento retto e professionale, viene tuttavia vissuto da Francesca alla stregua di un vero e proprio disturbo.
Dopo oltre 10 ore in ambulatorio, la donna sente infatti l’urgenza di spendere oltre un’ora in lavaggi e pratiche sanificanti del suo corpo e altrettanto per la pulizia e igienizzazione della casa, vedendo così fortemente ridotta la sua vita giornaliera.
Lorenzo è ossessionato dal pensiero di poter far del male al proprio bambino, specialmente nei momenti di maggiore stress, quando sente dentro di sé una grande rabbia e nervosismo.
Può infatti essere certo di non arrivare a compiere uno sproposito in preda a un raptus di rabbia quando magari è il suo stesso figlio a mandarlo sui nervi con suoi normali comportamenti infantili?
Questo pensiero lo angoscia al punto che talvolta evita di entrare in relazione con il piccolo, delegando la moglie nella sua gestione, salvo poi vivere il tutto con doloroso senso di colpa.
Cosa hanno in comune queste situazioni?
Possiamo parlare di ossessioni?
Quando le ossessioni sono un problema?
Scopriamolo assieme.
COSA SONO LE OSSESSIONI
Le ossessioni sono pensieri negativi che insorgono nella nostra mente in modo spontaneo e involontario, associandosi a un intenso disagio emotivo.
Solitamente si esprimono sotto forma di un dialogo interno o di immagini mentali che appaiono in netto contrasto con i nostri desideri e valori.

Le ossessioni differiscono sia dal pensare in modo nostalgico al passato (ruminazione depressiva), sia dal pensare in modo angoscioso al futuro (rimuginazione ansiosa).
Chi soffre per la presenza di ossessioni utilizza spesso il termine “ossessione” per riferirsi ad almeno tre diversi aspetti:
- il contenuto di una preoccupazione (ad es., temere di aver lasciato il gas aperto);
- il pensiero negativo divenuto esso stesso motivo di preoccupazione (ad es., temere di fare del male a una persona per aver pensato a questo scenario);
- il rimuginio che può conseguire ad un pensiero ossessivo (ad es., “L’amo o non l’amo?”).
Non è infrequente che le ossessioni si accompagnino a compulsioni, ossia comportamenti ritualizzati finalizzati a contrastare o prevenirne l’insorgenza.
QUANTI TIPI OSSESSIONI ESISTONO
Nel complesso, le ossessioni possono essere suddivise in quattro grandi categorie: le ossessioni di controllo, di ordine e simmetria, di contaminazione e quelle blasfeme o “proibite”
OSSESSIONI DI CONTROLLO

Le ossessioni di controllo sono pensieri negativi aventi come tema la possibile perdita di controllo di qualcosa di rilevante (ad es., pensare di aver lasciato il gas aperto).
Chi si trova in balia di tali esperienze si sente spesso spinto a controllare che lo scenario immaginato non si sia realmente realizzato (compulsioni di controllo).
La paura di perdere il controllo e impazzire è un comune problema che fa parte di questa classe di ossessioni.
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OSSESSIONI DI ORDINE E SIMMETRIA

Le ossessioni di ordine e simmetria vengono vissute sotto forma della sensazione sgradevole che ci sia qualcosa di sbagliato o di incompiuto (ad es., sensazione che il salotto non sia in ordine).
Solitamente si accompagnano ad un bisogno impellente di riordinare ciò che si ritiene essere fuori posto (compulsione di ordine e simmetria)
La breve vignetta di Christian proposta a inizio articolo esprime un esempio di questo problema.
OSSESSIONI DI CONTAMINAZIONE

Le ossessioni di contaminazione sono pensieri che rappresentano scenari catastrofici di contaminazione da virus (ad es., COVID-19), sostanze disgustose (ad es., feci) o pericolose per la salute (ad es., diossina).
Tali pensieri spingono chi le vive a compiere comportamenti compulsivi e ritualizzati di lavaggio e purificazione (ad es., utilizzo di disinfettanti).
La descrizione a inizio articolo della situazione di Francesca vuole proprio esprimere un esempio di questo comune disagio.
OSSESSIONI PROIBITE

Le ossessioni proibite possono essere:
- pensieri di aggressioni verso gli altri o se stessi (ad es., “Potrei fare del male a mia moglie!“);
- pensieri blasfemi o sacrileghi (ad es., “Potrei dire a una persona che è una prostituta!“);
- pensieri perversi (ad es., “Potrei compiere un atto pedofilo!“);
- pensieri esprimenti scenari inaccettabili (ad es., “Potrei deliberatamente compiere un incidente in autostrada!“).
Solitamente tali ossessioni si accompagnano a un forte bisogno di neutralizzarli o allontanarli attraverso comportamenti che vanno dal distrarsi, all’imporsi pensieri più positivi.
La descrizione di Lorenzo che è stata proposta sopra è un classico esempio di questo problema.
QUANDO LE OSSESSIONI DIVENTANO PATOLOGICHE
Nel loro insieme le ossessioni non esprimono necessariamente un fenomeno patologico.
Al contrario, essendo esperienze mentali vissute da più dell’80% della popolazione, sembrerebbe essere problematico piuttosto il non averle mai vissute!
È pur vero, tuttavia, che la sofferenza psico-emotiva con cui si manifestano può essere particolarmente intensa.
Delle volte le problematiche ossessive possono portare all’emergere di un Disturbo Ossessivo Compulsivo, ossia una condizione di grande disagio psicologico.
Secondo i criteri diagnostici presenti nella 5° edizione rivisitata del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM-5TR), si è in presenza di un Disturbo Ossessivo Compulsivo nei casi in cui:
- Criterio A: sono presenti ossessioni e compulsioni
- Criterio B: le ossessioni e le compulsioni causano un disagio significativo nella vita della persona, limitandola nella sua normale routine di vita.
- Criterio C: le ossessioni e le compulsioni non sono causate dall’assunzione di sostanze o da un altro disturbo medico.
- Criterio D: le ossessioni e le compulsioni non sono meglio spiegabili con la presenza di un altro disturbo psicologico.
In tutti i casi in cui il disagio associato all’emergere dei pensieri ossessivi diventa troppo intenso, di difficile gestione e ostacolante il proseguimento della propria vita, è utile rivolgersi a uno psicologo.
COME LAVORO CON LE OSSESSIONI E LE COMPULSIONI
Poiché le principali linee guida internazionali indicano la Terapia Cognitivo-Comportamentale (TCC) come terapia psicologica di prima linea per il trattamento delle ossessioni e compulsioni, è a questa metodologia che mi rifaccio come Psicologo e Psicoterapeuta.
La TCC prevede l’applicazione di due tecniche terapeutiche psicologiche:
- l’Esposizione con Prevenzione della Risposta compulsiva (ERP)
- la Ristrutturazione Cognitiva
L’ERP consiste nel motivare la persona a esporsi in modo graduale e progressivo ai propri timori ossessivi senza mettere in atto le condotte compulsive compiute per allontanare i propri timori.
Un esempio di tale procedura è l’aiutare la persona sofferente di ossessioni di contaminazione e compulsioni di lavaggi a ridurre questi ultimi imparando ad accogliere il disagio emotivo.
Studi di efficacia sperimentale indicano che l’86% di coloro che intraprendono questa procedura registra una riduzione delle ossessioni che si mantiene nel tempo.
Tra le ulteriori tecniche della TCC si trova la ristrutturazione cognitiva, ossia la messa in discussione delle credenze disfunzionali alla base del mantenimento del problema.
La procedura consiste in una primaria fase in cui si cerca d’identificare la presenza di tali convinzioni disadattive (ad es., “Sono responsabile di tutto ciò che mi passa per la mente“).
La seconda fase consiste invece nella messa in discussione vera e propria di queste ultime insieme al terapeuta (ad es., “Che cosa la porta a credere di essere responsabile di tutto ciò che le passa per la mente?“).
La terza e ultima fase, infine, prevede la definizione di credenze alternative (ad es., “Sono responsabile dei comportamenti che compio, non di ciò che mi passa per la mente“).
Chiaramente, il ricorso a simili tecniche psicologiche avviene successivamente a un primo momento di analisi del problema, durante il quale mi impegno insieme alla persona a comprendere nel dettaglio ciò che sta vivendo, quando è emerso il tutto, cosa lo ha causato, cosa lo sta mantenendo, etc.
La persona, come tale, ha un ruolo attivo nella comprensione e risoluzione del proprio problema.
Per tale ragione, un grande attenzione viene data alla costruzione di clima terapeutico positivo e aperto al dialogo reciproco, in quanto base di partenza per il lavoro che si andrà a svolgere assieme.
Se fossi interessato a intraprendere un percorso con me, puoi farlo di persona nel mio studio a Verona o Cagliari (prossima apertura), oppure online in tutta Italia.







