SENTIRSI ABBANDONATI: CAUSE E GESTIONE DELLA PAURA DELL’ABBANDONO
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INTRODUZIONE
Un dolore grande è quello che si prova quando ci si sente soli e abbandonati.
Sentirsi abbandonati è una delle esperienze emotive più dolorose che si possano vivere.
Che si tratti della fine di una relazione, dell’allontanamento di una persona importante o della semplice paura di perdere qualcuno a cui si tiene, il senso di abbandono può portare con sé angoscia, tristezza e un profondo senso di solitudine.
A volte questo dolore può apparire persino insopportabile.
Eppure, per quanto difficile da accettare, la sensazione di sentirsi soli e abbandonati fa parte dell’esperienza umana.
È infatti difficile immaginare una vita intera senza attraversare momenti in cui ci si sente lontani dagli altri o privi di quel sostegno affettivo che si vorrebbe ricevere.
C’è però un aspetto importante da considerare: il sentimento di abbandono non dipende necessariamente dal fatto che qualcuno ci stia realmente abbandonando.
Molte persone possono sentirsi profondamente sole pur essendo circondate da affetto, attenzioni e relazioni significative.
Altre, invece, riescono ad affrontare separazioni e distacchi senza vivere un intenso senso di perdita.
La risposta sta spesso non tanto negli eventi che viviamo, quanto nel significato che attribuiamo ad essi e nel modo in cui impariamo a rapportarci alla possibilità di perdere le persone importanti della nostra vita.
PERCHÉ CI SENTIAMO ABBANDONATI
Le circostanze che possono portarci a sentirci soli e abbandonati dagli altri sono molteplici.
Molteplici, dopotutto, sono le possibili interpretazioni che possiamo offrire di uno stesso evento.
È questo il fondamento dell’approccio cognitivo-comportamentale a cui molti psicologi si rifanno per aiutare chi soffre di vari disagi psico-emotivi.
In pratica, si pensa che non sia tanto ciò che ci capita a portarci a vivere quell’angosciosa sensazione di abbandono, quanto piuttosto il modo d’intendere ciò che ci capita.
Possiamo dunque sentirci abbandonati anche quando non c’è nessuno che ci sta realmente abbandonando.
Ma possiamo anche non sentirci abbandonati quando c’è qualcuno che ci sta realmente abbandonando.
Questo significa che il senso di abbandono non dipende necessariamente dall’allontanamento reale di una persona importante, ma anche dal significato che attribuiamo a tale possibilità.
Nel primo caso, la mente ci porta a immaginare uno scenario in cui potremmo venire abbandonati da una persona con cui vorremmo mantenere un certo grado di vicinanza.
Fisica o emotiva che sia.

La sensazione di abbandono, in questo caso, non sarebbe altro che il prodotto di questo spiacevole immaginario mentale, che rivelerebbe quanto per noi conterebbe quello specifico legame affettivo.
Quanto più importante percepiamo quel legame, tanto più intensa tenderà ad essere la paura di perderlo.
Nell’altro caso, invece, il legame non avrebbe così tanta importanza.
Si potrebbe persino vivere l’abbandono concreto e oggettivo come un evento neutro, poco spiacevole o persino desiderabile.
È questo il caso, per esempio, di chi non riesce a lasciarsi per puro e semplice senso di colpa.
Se dunque non fosse la sensazione di abbandono in sé a rappresentare il vero problema, essendo, come si è visto, un’esperienza del tutto normale, varrebbe forse la pena domandarsi: quali sono le circostanze che possono contribuire a rendere questo tipo di esperienza particolarmente difficile da vivere e sopportare?
Essere sensibili alle perdite

Quello che accade quando un rapporto finisce è un susseguirsi di emozioni e sentimenti complessi e dolorosi.
A una fase iniziale di incredulità e sconcerto fa presto seguito un forte senso di angoscia, che non di rado porta a negare quanto sia appena accaduto:
- «No, non è possibile!»
- «Non può essere così!»
- «No, non voglio crederci!»
A seguire, si presentano le sensazioni forse più tipiche dell’interruzione di un rapporto affettivo: l’angoscia del vuoto e della perdita, come pure la sensazione di solitudine e di abbandono.
Spesso può presentarsi anche un forte senso di impotenza al pensiero che nulla possa essere fatto per ricucire il rapporto appena interrotto.
Ci si sente allora delusi e ingannati, come se la persona verso cui si era così fortemente legati non avesse mai realmente compreso e apprezzato la nostra persona.
Infine, si può arrivare a credere di non contare più nulla per nessuno.

È allora che iniziano ad emergere altre sensazioni spiacevoli, quali:
- la sensazione di essere diversi dagli altri (ad es., «Gli altri non sono come me. Per loro l’amore conta così poco. Per me invece è una cosa sacra e preziosa»);
- la sensazione di essere indifesi e vulnerabili (ad es., «Sono debole, da solo come farò?»);
- la sensazione di essere inadeguati e di non valere niente (ad es., «Non troverò mai nessuno che mi apprezzi allo stesso modo. Non sono degno di tali apprezzamenti. Sono solo un bluff»).
Le persone che ci circondano possono apparire improvvisamente meno importanti, fino al punto di destare in noi un senso di rancore e nervosismo.
Un flusso di emozioni travolgenti inizia quindi a scombussolare il nostro equilibrio:
- una rabbia intensa di protesta motivata dal pensiero di non essere mai stati realmente creduti, capiti e amati come invece si pensava;
- una forte angoscia da separazione, motivata dal pensiero di non essere abbastanza forti per andare avanti da soli;
- un intenso dolore accompagnato da tristezza, motivato dal pensiero di avere perso qualcosa di unico e prezioso e dall’idea che nulla sarà più come prima.
Nel loro insieme, questi vissuti possono rendere la rottura di un legame affettivo un evento tutt’altro che semplice da gestire.
Indipendentemente dalla natura del legame che si era instaurato.
È naturale, dunque, che qualora nella propria vita non si fosse riusciti a elaborare determinate perdite affettive, la prospettiva di poter vivere esperienze analoghe possa destare un forte senso di ansia e preoccupazione.
In questi casi, non è raro sviluppare una particolare sensibilità alle separazioni, accompagnata dal timore di dover rivivere lo stesso dolore e la stessa sensazione di abbandono già sperimentati in passato.
La mancata elaborazione di un lutto, ad esempio, oppure la presenza di traumi vissuti nell’infanzia o nell’adolescenza possono rendere l’esperienza della perdita un vissuto capace di riattivare pensieri, emozioni e sentimenti percepiti come ingestibili e intollerabili.
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Eccessivo bisogno di attenzione

La rottura di un legame affettivo non rappresenta l’unico scenario che può portare a vivere la dolorosa sensazione di essere abbandonati.
Non è infatti raro vivere un forte senso di abbandono pur in assenza di un reale abbandono.
È questo, per esempio, il caso di chi nutre un forte bisogno di cura e protezione.
Storie di vita caratterizzate da trascuratezza nell’infanzia o nell’adolescenza possono portare ad accrescere questo naturale bisogno e, conseguentemente, il desiderio di riceverlo da specifiche figure.
Le stesse da cui si teme di poter essere improvvisamente abbandonati.
È verso tali figure che allora si concentra una maggiore richiesta di attenzione e vicinanza protettiva, spesso tuttavia in modo indiretto e poco utile.

Un esempio?
Non manifestando apertamente all’altro tale bisogno, ma mantenendo la convinzione che sia l’altro a doversi accorgere di tali bisogni affinché possano venire soddisfatti.
Come dire che, laddove tali bisogni venissero comunicati direttamente, ciò equivarrebbe a confermarsi quel doloroso pensiero di essere del tutto invisibili agli occhi di chi vorremmo che ci accudisse.
In pratica, ci si sentirebbe indegni di ricevere affetto e amore, preferendo richiederli indirettamente attraverso atteggiamenti aggressivi, drammatici o esagerati.
Laddove tali “eccessi” portassero all’avvicinamento desiderato, la persona vedrebbe così allontanarsi da sé la sensazione di abbandono tanto temuta.
Diversamente, si continuerebbe ad “alzare il tiro” fintanto che non venisse appagato il bisogno di accudimento tanto desiderato.
E tanto maggiore sarebbe tale bisogno, quanto maggiore sarebbe il timore dell’abbandono, come spesso accade in chi soffre di disturbo borderline di personalità.

Il problema, in questi casi, è che spesso l’avvicinamento che così si ottiene dalle figure da cui si vorrebbe ricevere attenzione e considerazione è puramente di breve durata.
Chi asseconda i bisogni d’affetto dell’altro, infatti, lo fa spesso “denaturandosi” e pensando che quest’ultimo stia vivendo un momento circoscritto in cui tale bisogno si starebbe facendo più intenso.
Vedendo tuttavia che tali rassicurazioni affettive non riescono realmente a far sentire l’altro più sicuro e amato, si inizia poco a poco a prendere le distanze da quest’ultimo.
Non necessariamente per porre termine al legame, ma anche semplicemente per ridefinire il proprio ruolo all’interno della relazione.
Benché utile a ristabilire un equilibrio più sano, tale ridimensionamento è spesso ciò che porta l’altro a vivere la spiacevole sensazione di abbandono in questione.
Una sensazione resa particolarmente intensa e insopportabile dalla convinzione, maturata nel corso dell’infanzia o dell’adolescenza, di essere del tutto deboli e impotenti in assenza di specifiche figure di supporto.
Mancanza di autostima

L’abbandono è, per definizione, una condizione che si vive quando, ritrovandosi soli con se stessi, ci si sente svuotati della presenza di chi era capace di riconoscere l’importanza della nostra persona.
Visto in questi termini, l’abbandono non esprime altro che uno scenario in cui emerge in modo preponderante una sensazione di forte assenza.
Assenza di affetto, per esempio.
Va da sé che tale condizione risulta tanto più difficile da tollerare quanto più ci si sente incapaci di valorizzare autonomamente la propria persona.
In altre parole, in presenza di una bassa autostima.
Nella solitudine, infatti, viene a mancare quell’importante stampella su cui ci si era appoggiati per sentirsi persone degne di stima e valore.

Non è un caso, dunque, se il senso di abbandono tende a pesare maggiormente a chi:
- si percepisce privo di carattere e di una chiara identità personale;
- ha assunto frequentemente un atteggiamento accondiscendente verso gli altri per evitare conflitti;
- ha rinunciato a coltivare la propria individualità per timore di sembrare diverso;
- non ha mai imparato che il proprio valore è qualcosa di intrinseco e indipendente dal giudizio altrui.
In tutte queste circostanze, e in molte altre ancora, il senso di abbandono si accompagna spesso alla presenza di giudizi autocritici talmente severi da finire per oscurare la persona stessa e le sue qualità.
Non è soltanto il dolore della perdita ciò che si potrebbe temere, ma anche la perdita di quel senso di valore personale che solo l’altro sembrava essere in grado di confermare.
A maggior ragione quando ci si è appoggiati significativamente all’altro per compensare le proprie presunte mancanze caratteriali.
Sono questi i casi in cui è più probabile osservare forme di dipendenza affettiva, nelle quali il timore di perdere il legame porta gradualmente a rinnegare parti importanti di sé.
Quanto più il proprio senso di valore dipende dalla presenza, dall’approvazione o dall’affetto dell’altro, tanto maggiore sarà il rischio di sviluppare dinamiche di dipendenza affettiva.
Diventando ciò che si immagina l’altro possa desiderare, si cerca infatti di proteggere una relazione senza la quale ci si percepirebbe vuoti, privi di scopi e di mete da raggiungere.
In una parola: senza valori.
Naturale, dunque, che la prospettiva di una perdita possa assumere contorni particolarmente angosciosi quando non si siano coltivati valori e riferimenti personali sufficientemente solidi.
In questi casi, ciò che si teme non è soltanto la perdita dell’altro, ma anche la perdita di una parte importante di sé.
Come una sorta di smarrimento della propria identità personale.
È proprio questo scenario, spesso nascosto dietro la paura dell’abbandono, a contribuire a rendere tale esperienza molto più dolorosa, angosciosa e difficile da tollerare.
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COME GESTIRE IL SENSO DI ABBANDONO
Il bisogno di cura e protezione è un bisogno umano che ci accompagna per tutto il corso della vita.
Laddove non venga soddisfatto, è comune percepire una sensazione di solitudine e abbandono.
Per quanto spiacevoli, queste esperienze fanno parte della vita di tutti noi.
Determinate condizioni possono tuttavia portare a vivere il senso di abbandono come qualcosa di particolarmente intenso e difficile da tollerare.
La terapia cognitivo-comportamentale a cui mi rifaccio come Psicologo a Cagliari, Verona e online mira innanzitutto a identificare i fattori che stanno contribuendo a rendere questa esperienza così dolorosa e insopportabile.

I fattori di mantenimento di tale disagio, come si è visto, possono essere molto differenti tra loro.
È anche per questo motivo che non sembra possibile individuare una strategia valida per tutti nella gestione del senso di abbandono.
Interventi che per alcune persone risultano utili potrebbero infatti rivelarsi inefficaci per altre o, in alcuni casi, persino controproducenti.
In alcune situazioni può essere utile aiutare la persona a elaborare quelle perdite affettive o quei traumi vissuti nell’infanzia e nell’adolescenza che la starebbero rendendo particolarmente sensibile alla sensazione di abbandono.
Approcci come l’EMDR o la terapia sensomotoria si mostrano spesso particolarmente efficaci in questi casi.
In altre circostanze, invece, è l’eccessivo bisogno di cura e protezione a rendere insopportabile il senso di abbandono.
L’intensità di tale bisogno può infatti ostacolare la capacità di riflettere sui propri vissuti interiori, portando la persona a esprimere angoscia, dolore e rabbia in modi poco efficaci per ottenere quelle stesse attenzioni di cui avrebbe bisogno.
Il risultato è spesso un progressivo aumento della frustrazione, del senso di solitudine e della ricerca di rassicurazioni affettive.
In questi casi, interventi finalizzati ad aumentare la consapevolezza dei propri stati emotivi e corporei, nonché la capacità di riflettere sui propri bisogni, possono rivelarsi particolarmente utili nel contenere l’impulsività e gestire più efficacemente tali vissuti interni.
Diversamente, nei casi in cui a rendere inaccettabile il senso di abbandono sia la presenza di una bassa autostima, interventi cognitivo-comportamentali finalizzati a rafforzare il senso di valore personale possono risultare particolarmente efficaci.
CONCLUSIONI
La sensazione di sentirsi abbandonati esprime quel vissuto che può emergere quando non riusciamo a vedere soddisfatto un naturale bisogno di cura e protezione.
Per quanto dolorosa, si tratta di un’esperienza che fa parte della vita relazionale di ciascuno di noi.
Diversi fattori possono tuttavia portarci a vivere il senso di abbandono come qualcosa di particolarmente intenso, ingestibile e insopportabile.
Importanti perdite affettive ed esperienze traumatiche vissute nel passato, ad esempio, possono renderci più sensibili alla possibilità di perdere le persone a cui teniamo e, di conseguenza, alla sensazione di abbandono che ne può derivare.
L’essere stati trascurati nel corso dell’infanzia o dell’adolescenza può invece contribuire a sviluppare un bisogno più intenso di cura e protezione, rendendo particolarmente difficile tollerare distanza, separazione e allontanamento affettivo.
In altri casi, è la mancanza di autostima a rendere complicato lo stare soli con se stessi, portando la persona a dipendere eccessivamente dalla presenza o dall’approvazione degli altri per sentirsi degna di valore.
Comprendere quali siano i fattori che alimentano la propria sofferenza rappresenta spesso il primo passo per imparare a rapportarsi in modo più equilibrato a queste esperienze.
In tutti questi casi, la terapia cognitivo-comportamentale può rappresentare un valido aiuto per ridimensionare l’intensità del senso di abbandono e sviluppare modalità più sane e funzionali di vivere le proprie relazioni.
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