COME CAPIRE SE SI SOFFRE DI DIPENDENZA AFFETTIVA
INDICE PAGINA
- INTRODUZIONE
- COME SI DIAGNOSTICA LA DIPENDENZA AFFETTIVA
- MECCANISMI PSICOLOGICI DELLA DIPENDENZA AFFETTIVA
- Perdita di controllo sul comportamento
- Craving
- Astinenza
- Permanenza nella relazione
- PRINCIPALI SEGNALI DI DIPENDENZA AFFETTIVA
- Paura dell’abbandono
- Difficoltà a stare soli
- Costante bisogno di rassicurazione
- Difficoltà a interrompere la relazione
- Perdita di autonomia
- HO UNA DIPENDENZA AFFETTIVA?
- TEST PER LA DIPENDENZA AFFETTIVA
- CONCLUSIONI
- APPROFONDIMENTI CONSIGLIATI
INTRODUZIONE
Matilde è una donna vivace, spontanea e piena di energia.
Non ha figli e non è sposata.
Non perché non desideri costruire una relazione stabile, ma perché le persone di cui si innamora sembrano sempre avere qualcosa in comune: sono poco disponibili, ambivalenti e difficili da raggiungere emotivamente.
Spariscono per giorni, settimane o addirittura mesi, salvo poi tornare improvvisamente nella sua vita.
E spesso è proprio Matilde a fare il primo passo per ristabilire il contatto.
Dentro di sé sa che probabilmente non si tratta dei partner ideali per costruire il futuro che desidera.
Eppure qualcosa la spinge a rimanere coinvolta.
Più una persona appare sfuggente, più sente il bisogno di conquistarla.
Quando il rapporto si interrompe o attraversa una fase di distanza, Matilde fatica a pensare ad altro.
Dorme male, perde l’appetito e si ritrova a investire gran parte delle proprie energie nel tentativo di recuperare la relazione o attirare nuovamente l’attenzione dell’altra persona.
Nonostante la sofferenza che tutto questo comporta, allontanarsi le sembra quasi impossibile.
Perché accade tutto questo?
Si tratta semplicemente di una delusione sentimentale particolarmente intensa, oppure i suoi comportamenti potrebbero indicare una forma di dipendenza affettiva?
COME SI DIAGNOSTICA LA DIPENDENZA AFFETTIVA
Nonostante se ne parli sempre più spesso, allo stato attuale non esiste una diagnosi specifica di dipendenza affettiva all’interno dei principali manuali diagnostici utilizzati in psichiatria e psicologia clinica.
Questo non significa che il fenomeno non esista.
Diversi autori hanno infatti proposto modelli teorici differenti per comprendere questo fenomeno.
Personalmente trovo utile considerare la dipendenza affettiva come un possibile blocco nel normale sviluppo della relazione sentimentale, un processo che può essere descritto attraverso quattro fasi principali:
- fase dell’attrazione e del corteggiamento;
- fase dell’innamoramento passionale;
- fase dell’amore romantico;
- fase dell’attaccamento post-romantico.
Secondo questa prospettiva, la sofferenza non deriverebbe semplicemente dalla presenza di un forte coinvolgimento emotivo, quanto piuttosto dalla difficoltà a procedere verso le fasi successive della relazione.
Se desideri approfondire questo modello, puoi leggere l’articolo in cui spiego perché la dipendenza affettiva possa essere intesa come un blocco nello sviluppo del rapporto affettivo.
Ritornando al caso di Matilde, potremmo ipotizzare che la difficoltà si collochi soprattutto nella fase dell’attrazione e del corteggiamento.
Matilde sembra infatti rimanere intrappolata in una dinamica relazionale caratterizzata dall’inseguimento di partner poco disponibili e dalla costante ricerca di una conferma del proprio valore personale attraverso la loro approvazione.
Si tratta di quella che altrove ho definito “dinamica della rivalsa“, ovvero il tentativo di ottenere da chi non ci sceglie quel riconoscimento che inconsciamente avvertiamo di non aver ricevuto in passato.
Esiste però anche un altro modo per osservare il problema.
Se applicassimo alla dipendenza affettiva alcuni dei principi utilizzati per descrivere le dipendenze comportamentali e il Disturbo da Uso di Sostanze, noteremmo come Matilde soddisfi diversi criteri diagnostici.
Naturalmente questi criteri non consentono di formulare una diagnosi formale di dipendenza affettiva.
Possono però offrire una griglia utile per comprendere quando il coinvolgimento emotivo in una relazione assume caratteristiche simili a quelle osservabili nelle altre forme di dipendenza.
Ma quali sono, concretamente, gli aspetti che accomunano la dipendenza affettiva alle altre dipendenze?
Quali meccanismi psicologici potrebbero suggerire che Matilde non stia vivendo una semplice delusione sentimentale, ma una vera e propria forma di dipendenza relazionale?
MECCANISMI PSICOLOGICI DELLA DIPENDENZA AFFETTIVA
Come abbiamo appena visto, ad oggi non esiste una diagnosi ufficiale di dipendenza affettiva o di disturbo da dipendenza affettiva.
Questo rende più complesso individuare quali siano gli elementi che possono orientare verso una simile condizione.
Se provassimo a osservare la dipendenza affettiva attraverso la lente delle dipendenze patologiche, potremmo individuare quattro meccanismi psicologici particolarmente rilevanti:
- perdita di controllo dei comportamenti di ricerca del partner;
- desiderio compulsivo di contatto (craving);
- sofferenza intensa durante distanza e separazioni (astinenza);
- permanenza nella relazione nonostante le conseguenze negative.
Pur non rappresentando criteri diagnostici ufficiali, questi meccanismi possono aiutarci a comprendere quando un coinvolgimento affettivo assume caratteristiche simili a quelle osservabili nelle altre forme di dipendenza.
Perdita di controllo sul comportamento
Nel caso della dipendenza affettiva, è importante riconoscere che ci si trova di fronte innanzitutto a una forma di dipendenza comportamentale.
Come avviene nel gioco d’azzardo patologico o in altre dipendenze comportamentali, ciò da cui la persona diventa dipendente non è una sostanza psicoattiva, ma una serie di comportamenti specifici.
Di quali comportamenti si tratta?
Chiaramente la risposta varia da persona a persona.
Nel caso di Matilde, ad esempio, potremmo osservare comportamenti come:
- controllare compulsivamente gli orari di accesso della persona amata su WhatsApp;
- monitorare ossessivamente i contenuti pubblicati sui social;
- pubblicare frequentemente foto, storie o post nel tentativo di attirarne l’attenzione;
- frequentare luoghi in cui potrebbe incontrarla;
- raccogliere informazioni su di lei attraverso amici, conoscenti o persone vicine.
Chiaramente la risposta varia da persona a persona.
In generale, una persona tende a sviluppare dipendenza da quei comportamenti che ritiene possano aiutarla a:
- ottenere sensazioni piacevoli, come sentirsi amata, desiderata o importante;
- ridurre sensazioni dolorose, come il senso di rifiuto, abbandono o solitudine.
Qui troviamo uno dei primi meccanismi alla base della dipendenza affettiva.
Parlare di dipendenza affettiva significa infatti parlare di comportamenti che, pur producendo un sollievo o una gratificazione soltanto temporanei, diventano progressivamente difficili da interrompere.
La persona finisce così per perdere il controllo sulle proprie azioni proprio a causa del “beneficio emotivo” che tali comportamenti sembrano offrire.
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Craving
I pensieri rivolti alla persona amata non si manifestano soltanto nelle prime fasi della conoscenza, ma possono comparire anche a distanza di tempo.
In psicologia delle dipendenze si utilizza il termine inglese craving per indicare questo desiderio intenso, ricorrente e difficilmente controllabile.
Può manifestarsi come un impulso improvviso a contattare l’altra persona, controllarne i social o cercare informazioni sul suo conto.
In altri casi si presenta come una persistente preoccupazione mentale che riporta continuamente l’attenzione verso la persona amata.
Talvolta il craving assume soprattutto una forma cognitiva, caratterizzata da pensieri ricorrenti e fantasie sulla relazione.
Altre volte si accompagna a una sensazione di agitazione emotiva o di disagio fisico che sembra trovare sollievo soltanto attraverso il contatto con l’altra persona.
Poiché cedere ripetutamente a questi impulsi rafforza l’idea che l’altro sia indispensabile, la gestione del craving rappresenta spesso un aspetto centrale nel trattamento della dipendenza affettiva.
Nel caso di Matilde, ad esempio, l’apprendimento di strategie di regolazione emotiva o di pratiche di mindfulness potrebbe aiutarla a non cedere immediatamente all’impulso di scrivere all’uomo verso cui è emotivamente dipendente.
Astinenza
In generale, con il termine astinenza si indica l’insieme delle alterazioni psicologiche e fisiche che si manifestano quando viene meno l’oggetto della dipendenza.
Nel caso della dipendenza affettiva, ciò che manca non è una sostanza, ma la presenza della persona da cui si dipende emotivamente.
Il motivo è legato al fatto che quella specifica relazione viene vissuta come una fonte privilegiata di appagamento di bisogni di amore, riconoscimento, protezione o sicurezza.
Quanto più questi bisogni risultano attivi e insoddisfatti, tanto più la distanza o la separazione possono generare significativi sintomi psicologici e fisici.
Tra i sintomi fisici più frequentemente riportati troviamo:
- batticuore o tachicardia;
- vampate di calore e sudorazione;
- tensioni muscolari e tremori;
- nausea o disturbi gastrointestinali;
- mal di testa; problemi del sonno;
- variazioni dell’appetito;
- difficoltà di concentrazione.
Sul piano emotivo sono invece comuni questi sintomi:
- ansia intensa;
- crisi di pianto;
- irritabilità;
- sbalzi d’umore;
- attacchi di panico;
- rabbia e frustrazione.
Proprio per alleviare questo stato di sofferenza alcune persone possono mettere in atto comportamenti compensatori, come:
- fumare più del solito;
- aumentare il consumo di alcol;
- utilizzare farmaci sedativi senza prescrizione;
- ricercare distrazioni sessuali o relazionali;
- incrementare comportamenti compulsivi di varia natura.
Dal punto di vista psicologico, infine, uno degli aspetti più caratteristici è la presenza di pensieri persistenti e intrusivi rivolti alla persona amata.
Questi pensieri possono favorire comportamenti di ricerca sia diretti, come messaggi, chiamate o incontri, sia indiretti, come il monitoraggio costante dei social network.
Nel caso di Matilde, i periodi di lontananza dall’uomo verso cui è attratta possono diventare così dolorosi da renderle difficile rimanere da sola con sé stessa.
Nonostante cerchi conforto uscendo più frequentemente e mantenendosi impegnata, la sua attenzione continua a tornare incessantemente verso quella persona, che controlla più volte al giorno nel tentativo di coglierne segnali di interesse o disponibilità.
Rimanere nella relazione nonostante conseguenze negative
Matilde non è felice delle relazioni che intrattiene con questi uomini sfuggenti.
Soffre quando si allontanano, soffre quando non si sente ricambiata e soffre quando i suoi bisogni emotivi rimangono insoddisfatti.
Eppure continua a restare all’interno di queste dinamiche.
Perché?
Una possibile spiegazione chiama in causa le aspettative che alimentano il mantenimento della relazione.
In particolare:
- l’aspettativa che, prima o poi, l’altra persona possa offrire quell’amore, quell’approvazione o quel riconoscimento che oggi sembrano mancanti;
- la paura che interrompere il rapporto possa generare un senso di vuoto, solitudine o sofferenza emotiva ancora più difficile da tollerare.
In psicologia si parla rispettivamente di rinforzo positivo e rinforzo negativo.
Nel primo caso, la persona continua a investire nella relazione nella speranza di ottenere una ricompensa desiderata.
Nel secondo caso, invece, continua a investire nella relazione per evitare una sofferenza percepita come intollerabile.
Nel caso di Matilde, la speranza di essere finalmente scelta e valorizzata da un uomo emotivamente distante rappresenta un potente rinforzo positivo.
Al tempo stesso, il timore di sentirsi sola, non amata o priva di valore rappresenta un altrettanto potente rinforzo negativo.
La combinazione di questi due processi aiuta a comprendere perché, pur in presenza di sofferenza significativa, alcune persone continuino a mantenersi in relazioni che appaiono chiaramente dannose per il proprio benessere.
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PRINCIPALI SEGNALI DI DIPENDENZA AFFETTIVA
I meccanismi psicologici descritti finora tendono a manifestarsi nella vita quotidiana attraverso una serie di segnali ricorrenti.
Tra i più comuni troviamo i seguenti:
- Paura dell’abbandono e della perdita di un affetto;
- Difficoltà a stare soli;
- Costante bisogno di venire rassicurati;
- Difficoltà a interrompere relazioni dannose;
- Progressiva perdita di autonomia.
Paura dell’abbandono e della perdita affettiva
La paura dell’abbandono e della perdita affettiva è uno dei segnali più frequentemente associati alla dipendenza affettiva.
Si manifesta come uno stato d’ansia anticipatoria intesa legato al timore che la persona amata possa allontanarsi, interrompere la relazione o smettere di provare interesse e affetto.
Per ridurre questa angoscia, la persona tende spesso a mettere in atto comportamenti finalizzati a rassicurarsi e/o a prevenire il rischio di un possibile abbandono.
Ne sono un esempio:
- rimanere costantemente attenti ai cambiamenti emotivi e comportamentali della persona amata;
- chiedere ripetutamente conferme dell’affetto ricevuto, senza riuscire tuttavia a sentirsi rassicurati a lungo;
- monitorare frequentemente l’attività del partner sui social network;
- chiedere informazioni sul partner ad amici, familiari o conoscenti;
- assumere un atteggiamento compiacente o accondiscendente per timore di essere rifiutati;
- rimuginare incessantemente su parole, comportamenti o messaggi percepiti come ambigui.
Quando questi comportamenti riescono temporaneamente a ridurre la paura dell’abbandono, l’ansia diminuisce.
Quando invece non producono l’effetto desiderato, possono comparire crisi d’ansia, attacchi di panico, scoppi di rabbia o profonde crisi di pianto.
È spesso per evitare tale sofferenza che molti partner hanno difficoltà a interrompere una relazione, anche quando riconoscono che questa sta causando loro dolore.
Difficoltà a stare soli
Un altro segnale comunemente associato alla dipendenza affettiva è la difficoltà a rimanere soli con sé stessi.
La solitudine tende infatti a riattivare emozioni, pensieri e bisogni che la persona fatica a gestire autonomamente e che cerca di regolare attraverso la presenza reale o simbolica della persona amata.
Spesso si tratta di bisogni di sicurezza, protezione, riconoscimento o valore personale.
Quando tali bisogni non vengono soddisfatti autonomamente, la relazione può trasformarsi nel principale strumento attraverso cui recuperare stabilità emotiva.
Per questo motivo alcune persone sperimentano una forte inquietudine nei momenti di distanza dal partner e sentono il bisogno costante di rimanere in contatto, cercare rassicurazioni o mantenere una qualche forma di vicinanza.
Più che la solitudine in sé, ciò che spaventa è spesso il confronto con i vissuti emotivi che la solitudine porta alla luce.
Costante bisogno di rassicurazione
Il costante bisogno di rassicurazioni rappresenta un altro segnale frequentemente riscontrato nelle persone che soffrono di dipendenza affettiva.
La persona tende a dubitare costantemente dell’amore, dell’interesse o della disponibilità del partner, anche in assenza di elementi concreti che giustifichino tali timori.
Ne consegue una continua ricerca di conferme attraverso domande, richieste di attenzioni, verifiche o tentativi di ottenere prove dell’affetto ricevuto.
Paradossalmente, le rassicurazioni ottenute producono spesso un sollievo soltanto temporaneo.
Dopo poco tempo, infatti, l’ansia tende a riemergere alimentando nuove richieste di conferma.
Dietro questo bisogno possono trovarsi sentimenti di insicurezza, paura dell’abbandono, gelosia e sfiducia relazionale.
Se ti riconosci nel bisogno di ricevere continue conferme dal partner, potresti trovare utile l’articolo dedicato a “Come capire se il partner ti ama“, nel quale approfondisco le ragioni che possono rendere difficile rassicurarsi dell’amore ricevuto e il ruolo della paura dell’abbandono, insicurezza, sfiducia e dipendenza affettiva nel mantenimento di questi dubbi
Difficoltà a interrompere relazioni dannose
Uno dei segnali più caratteristici della dipendenza affettiva consiste nella difficoltà a interrompere relazioni che producono sofferenza significativa.
Molte persone riconoscono razionalmente che la relazione sta compromettendo il proprio benessere, l’autostima, la serenità o altre aree importanti della vita.
Nonostante ciò, continuano a investire energie nel tentativo di mantenere il rapporto o di ottenere dall’altra persona l’affetto e il riconoscimento desiderati.
Spesso questo accade perché il partner viene vissuto come particolarmente speciale, unico o insostituibile.
In questi casi, la fantasia che la relazione possa finalmente trasformarsi nel legame desiderato rende estremamente difficile prendere le distanze dalla persona amata.
A mantenere il legame contribuisce anche la speranza che, prima o poi, l’altro possa cambiare e soddisfare quei bisogni affettivi che oggi appaiono frustrati.
È proprio questa combinazione di sofferenza e speranza che spesso intrappola la persona all’interno della relazione.
Progressiva perdita di autonomia
La dipendenza affettiva non si manifesta soltanto nel rapporto con il partner, ma può coinvolgere progressivamente molte altre aree della vita.
Con il passare del tempo, alcune persone iniziano infatti a investire una quantità sempre maggiore di energie emotive nella relazione, trascurando interessi personali, amicizie, attività ricreative e obiettivi individuali.
In altri casi la perdita di autonomia riguarda aspetti pratici della vita quotidiana, con la crescente difficoltà a gestire da soli compiti o responsabilità che prima venivano affrontati senza particolari problemi.
La relazione finisce così per diventare il principale punto di riferimento emotivo e organizzativo della propria esistenza.
Quando ciò accade, l’idea di una separazione può risultare particolarmente angosciante, non soltanto per la perdita affettiva, ma anche per il timore di non riuscire a cavarsela da soli.
Non è infrequente, inoltre, che la persona si ritrovi progressivamente con meno interessi, meno relazioni sociali e meno fonti di gratificazione al di fuori del rapporto di coppia, aumentando ulteriormente il senso di dipendenza dal partner.
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Naturalmente, la presenza di uno o più di questi segnali non implica automaticamente la presenza di una dipendenza affettiva.
Molte persone possono riconoscersi in alcuni di essi senza per questo trovarsi in una condizione clinicamente significativa.
Come fare allora a capire quando questi aspetti meritano un approfondimento?
HO UNA DIPENDENZA AFFETTIVA?
Dopo aver letto i principali segnali della dipendenza affettiva è normale chiedersi se ciò che si sta vivendo possa effettivamente rientrare in questo tipo di problematica.
La risposta, tuttavia, non dipende dalla semplice presenza di uno o più dei segnali descritti in precedenza.
Molte persone, soprattutto dopo una separazione, una delusione sentimentale o durante una fase particolarmente difficile della propria vita affettiva, possono sperimentare paura dell’abbandono, bisogno di rassicurazioni o difficoltà a stare sole.
Ciò che rende tali esperienze potenzialmente indicative di una dipendenza affettiva non è tanto la loro presenza, quanto la loro intensità, frequenza, persistenza nel tempo e il grado di disagio che stanno causando.
In altre parole:
- quanto spazio mentale occupa questa persona durante la giornata?
- e quanto ti risulta difficile interrompere determinati comportamenti di ricerca e controllo?
- quanto soffri quando la persona amata non è presente o si mostra distante?
- e quanto il tuo umore, tua autostima e il tuo equilibrio sono influenzati da questa relazione?
- quanto stai sacrificando altre aree importanti della tua vita per mantenere questa relazione?
- e quanto ti sentiresti instabile, vuoto o incapace di andare avanti qualora questa relazione terminasse definitivamente?
Un altro elemento importante riguarda la capacità di scegliere.
Nelle relazioni sane è possibile desiderare intensamente una persona, soffrire per un’eventuale perdita e attraversare momenti di forte vulnerabilità senza per questo perdere la propria libertà di scelta.
Nella dipendenza affettiva, invece, molte persone descrivono la sensazione di non riuscire a fare diversamente.
Come se interrompere la relazione, smettere di cercare l’altro o accettarne la perdita diventasse qualcosa di emotivamente insostenibile, nonostante la consapevolezza delle conseguenze negative che si stanno vivendo.
È proprio questa combinazione di sofferenza, perdita di controllo e difficoltà a scegliere liberamente a rappresentare uno degli aspetti più caratteristici della dipendenza affettiva.
D’altronde, la domanda da porsi non è soltanto se si ama una persona, ma quanto il proprio benessere emotivo dipenda dalla sua presenza, dalla sua approvazione o dalle sue attenzioni.
Naturalmente, nessun articolo online può stabilire con certezza se una persona soffra o meno di dipendenza affettiva.
Tuttavia, riconoscersi in molti dei segnali e dei meccanismi fin qui descritti può rappresentare un valido motivo per approfondire la propria situazione attraverso un test psicologico e, se necessario, una valutazione professionale.
TEST PER LA DIPENDENZA AFFETTIVA
Se ti sei riconosciuto in molti dei segnali e dei meccanismi psicologici descritti in questo articolo, potresti desiderare un approfondimento più concreto della tua situazione.
Come già detto, nessun questionario online può stabilire con certezza se una persona soffra o meno di dipendenza affettiva.
Una valutazione accurata richiede sempre di considerare la storia personale, le caratteristiche della relazione e il significato che determinati comportamenti assumono nella vita della persona.
Ciononostante, alcuni test psicologici possono rappresentare un utile punto di partenza per comprendere meglio come si sta vivendo una data relazione affettiva.
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Per questo motivo ho predisposto un breve questionario gratuito che permette di esplorare alcuni degli aspetti più frequentemente associati alla dipendenza affettiva, come:
- la paura dell’abbandono;
- il bisogno di rassicurazioni;
- la difficoltà a prendere le distanze da relazioni dannose;
- l’impatto emotivo del rapporto con una persona significativa, etc.
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Questa restituzione potrà così aiutarti a comprendere se le difficoltà che stai vivendo presentano caratteristiche compatibili con una possibile dipendenza affettiva e se possa essere opportuno un ulteriore approfondimento psicologico.
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CONCLUSIONI
Ritornando al caso di Matilde, non è possibile stabilire con certezza se soffra o meno di dipendenza affettiva sulla sola base dei comportamenti descritti.
Ciò che però emerge con chiarezza è la presenza di una sofferenza significativa, alimentata dalla difficoltà a prendere le distanze da una relazione che sembra assorbire una quantità sempre maggiore di energie emotive.
Ed è forse questo l’aspetto più importante da considerare.
La domanda da porsi non è dunque soltanto se si soffra di dipendenza affettiva, ma quanto il rapporto con una determinata persona stia influenzando il proprio benessere, la propria libertà di scelta e la possibilità di costruire una vita coerente con i propri bisogni e valori.
Quando una relazione diventa l’unica fonte di serenità, autostima o sicurezza, il rischio è infatti quello di sentirsi progressivamente più dipendenti dalla presenza, dall’approvazione o dalle attenzioni dell’altro.
Comprendere questi meccanismi rappresenta spesso il primo passo per interrompere dinamiche relazionali che si ripetono nel tempo e iniziare a costruire rapporti più equilibrati e soddisfacenti.
Se ti sei riconosciuto in molte delle situazioni descritte in questo articolo, il test psicologico proposto poco sopra può rappresentare un primo strumento di approfondimento.
Diversamente, se desideri un supporto professionale per comprendere e gestire meglio le difficoltà relazionali che stai vivendo, puoi contattarmi attraverso il modulo sottostante.
APPROFONDIMENTI CONSIGLIATI
Se ti sei riconosciuto in molti dei segnali descritti in questo articolo e desideri comprendere meglio come si sviluppa la dipendenza affettiva, quali dinamiche la alimentano e come sia possibile affrontarla, potrebbero esserti utili i seguenti approfondimenti.
Una guida completa per comprendere come si sviluppa la dipendenza affettiva e perché alcune persone rimangono bloccate in specifiche fasi dello sviluppo del rapporto affettivo.
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Un approfondimento dedicato alle ragioni per cui alcune persone faticano a sentirsi sicure dell’amore ricevuto, continuando a ricercare conferme, rassicurazioni e prove dei sentimenti del partner anche all’interno di relazioni apparentemente stabili.
Un approfondimento dedicato ai motivi che possono rendere difficile interrompere una relazione anche quando ci si rende conto che sta causando sofferenza.
Un approfondimento dedicato alle principali cause della sfiducia nella relazione, alla paura dell’abbandono e alle dinamiche di attaccamento che possono alimentare gelosia, bisogno di rassicurazioni e difficoltà a fidarsi.
Una panoramica sui principali obiettivi terapeutici e sulle modalità strategiche con cui è possibile lavorare sui bisogni affettivi che mantengono la dipendenza affettiva.





















