COME CAPIRE SE IL PARTNER TI AMA

Due figure stilizzate collegate da un cuore, simbolo dei dubbi sui sentimenti del partner e della paura di non essere ricambiati

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INTRODUZIONE

Quando l’innamoramento cresce, cresce anche il bisogno di sapere se il partner ci ama davvero.

Lo sa bene Giulia che, da quando la relazione con Marco è diventata più importante, si ritrova sempre più spesso a interrogarsi sui sentimenti che lui prova per lei.

All’inizio era addirittura scettica all’idea di poter sviluppare un legame così forte nei suoi confronti.

Oggi, invece, il dubbio si è spostato nella direzione opposta: lui è davvero innamorato di lei quanto lei lo è di lui?

Come molte persone che vivono una situazione simile, Giulia cerca continuamente indizi che possano rassicurarla.

Osserva i gesti del compagno, presta attenzione alle sue parole e si domanda se quello che riceve sia davvero una prova dei suoi sentimenti.

Eppure, qualcosa non torna.

Persona con uno smartphone circondata da punti interrogativi, simbolo del bisogno di capire se il partner la ama davvero

Anche quando Marco le dimostra affetto, le dedica tempo e le esprime chiaramente ciò che prova, il dubbio sembra non svanire del tutto.

Amici e familiari provano a farle notare le attenzioni che lui le riserva e il modo in cui si prende cura della relazione.

Tuttavia, nessuna rassicurazione sembra bastare davvero.

Più Giulia si accorge di essere coinvolta emotivamente, più le diventa difficile tollerare l’incertezza.

Ha come la sensazione di aver bisogno di ulteriori prove, di una conferma definitiva che le permetta di sentire di potersi finalmente lasciare andare come vorrebbe in questo rapporto.

Ma perché alcune persone faticano così tanto a rassicurarsi sui sentimenti del loro partner?

Come mai il bisogno di sapere se si è amati può diventare così intenso?

E perché, talvolta, il dubbio persiste anche quando le prove d’amore sembrano evidenti?

Nuvola a forma di cuore nel cielo, simbolo dei dubbi che possono persistere anche davanti a evidenti dimostrazioni d'amore

Per comprendere questo fenomeno è necessario osservare cosa accade quando una relazione diventa sempre più importante e il legame affettivo con il partner si intensifica.

Scopriamolo insieme in questo articolo.

COME CAPIRE SE IL PARTNER TI AMA

Ascoltando molte persone che si pongono questo dubbio, mi sono accorto di come ciascuno tenda a interpretare i comportamenti del partner attraverso i propri schemi affettivi e le proprie aspettative.

Ad esempio, una persona che esprime il proprio affetto attraverso attenzioni concrete e cura dei dettagli potrebbe aspettarsi che anche il partner manifesti il suo amore nello stesso modo.

In assenza di queste premure, potrebbe allora fare fatica a riconoscere l’interesse e il coinvolgimento dell’altro.

Il problema è che le persone non amano tutte allo stesso modo.

Gatto che offre un pesce al proprio padrone, simbolo dei diversi modi attraverso cui una persona può esprimere affetto e coinvolgimento nella relazione

Molti gesti, che per una persona rappresentano una chiara dimostrazione d’affetto, possono passare inosservati agli occhi di un partner che utilizza criteri diversi per valutare l’amore.

Lo stesso fenomeno si osserva talvolta anche nel rapporto con alcuni genitori apparentemente freddi o distanti.

Ciò che viene percepito come mancanza d’affetto può derivare, in molti casi, da modalità diverse di esprimerlo.

Comprendere il linguaggio affettivo dell’altro richiede tempo, esperienza e una conoscenza approfondita della persona che si ha di fronte.

Per questo motivo è normale che questi dubbi siano particolarmente frequenti nelle prime fasi di una relazione o nei momenti in cui il legame sta diventando più importante.

Potrebbe quindi sembrare che il problema dipenda semplicemente dall’incapacità di riconoscere i segnali attraverso cui il partner manifesta il proprio amore.

Ma siamo davvero sicuri che, se riuscissimo a interpretare perfettamente tutti i suoi comportamenti, il dubbio scomparirebbe?

Probabilmente no.

Personaggio con grandi occhi e gesto di disapprovazione, simbolo dell'impossibilità di eliminare completamente i dubbi sui sentimenti del partner anche interpretando ogni suo comportamento

Non esistono infatti segnali capaci di offrirci la certezza assoluta che il partner sia innamorato di noi.

Ragionando per assurdo, potremmo sempre chiederci se una determinata manifestazione d’affetto sia sincera oppure no.

Potremmo continuare a cercare ulteriori prove, nuove conferme e nuove rassicurazioni.

Per questo motivo, il problema spesso smette di essere:

«Il partner mi ama davvero?»

e diventa:

«Posso fidarmi dell’amore che il partner prova per me?»

Si tratta di una differenza sottile, ma fondamentale.

Nel primo caso stiamo cercando informazioni sull’altro.

Nel secondo, invece, stiamo cercando di risolvere uno stato di dubbio che continua a generare ansia, vulnerabilità e bisogno di conferme.

Persona sdraiata sul letto che controlla il telefono da sola, simbolo dei dubbi persistenti sui sentimenti del partner e del bisogno di continue rassicurazioni affettive

Ecco perché, prima ancora di chiederci come capire se il partner ci ama, può essere utile fermarsi a riflettere su un’altra domanda:

«Perché ho così bisogno di sapere con certezza se il mio partner è innamorato di me?»

PERCHÉ ABBIAMO BISOGNO DI CAPIRE SE IL PARTNER CI AMA

Con il passare del tempo e l’intensificarsi del rapporto, molte persone iniziano a interrogarsi sempre più spesso sui sentimenti che il partner prova nei loro confronti.

Perché accade?

Le possibili risposte sono numerose, ma possono essere ricondotte a due grandi categorie di fattori:

  • Fattori esterni, legati al comportamento effettivo del partner;
  • Fattori interni, legati al modo in cui interpretiamo e attribuiamo significato ai suoi comportamenti.

Nella maggior parte dei casi, le spiegazioni più accurate sono quelle che tengono conto di entrambi questi aspetti.

Le reazioni che ciascun membro della coppia manifesta non nascono infatti nel vuoto, ma si sviluppano sempre all’interno della relazione che si crea tra i due partner.

Ciò che una persona prova, pensa o fa influenza inevitabilmente anche l’altro, dando vita a un continuo processo di reciproco adattamento.

Appare dunque sensato pensare che, quando i dubbi sui sentimenti del partner persistono nel tempo, essi siano il risultato dell’interazione tra specifici fattori esterni e interni.

Vediamo più nel dettaglio quelli che, nella mia esperienza clinica, tendono a comparire più frequentemente.

QUANDO I DUBBI DIPENDONO DAL PARTNER

A volte i dubbi sui sentimenti del partner non dipendono soltanto dalle nostre paure, ma anche dal modo in cui l’altra persona si comporta all’interno della relazione.

Burattino manovrato da una mano dall'alto, simbolo dei dubbi sui sentimenti del partner causati da comportamenti percepiti come manipolativi, ambigui o incoerenti

È naturale chiedersi se il partner ci ami davvero quando:

  • le sue parole e le sue azioni sembrano contraddirsi;
  • alterna momenti di forte vicinanza ad altri di marcata distanza;
  • evita sistematicamente di esporsi sul piano affettivo;
  • promette cambiamenti che poi non realizza;
  • manifesta scarso interesse a investirsi concretamente nella relazione.

In queste situazioni, l’incertezza può rappresentare una risposta comprensibile a una relazione che viene vissuta come effettivamente ambigua.

Quando le dichiarazioni d’amore non sembrano accompagnarsi a comportamenti coerenti, oppure quando il partner appare emotivamente distante e poco coinvolto, è del tutto naturale iniziare a domandarsi quale sia la reale natura dei suoi sentimenti.

Tuttavia, esiste anche una seconda possibilità.

Alcune persone continuano infatti a dubitare dei sentimenti del partner anche quando quest’ultimo appare presente, coerente, disponibile e affettuoso.

In queste circostanze il problema non riguarda più soltanto ciò che il partner prova, ma anche il significato che il suo amore assume per noi.

Due mani che si sostengono appoggiate a un albero, simbolo della difficoltà a riconoscere il significato che l'amore e la presenza del partner assumono per noi

Per comprendere perché questo accade è necessario spostare progressivamente l’attenzione dall’altro a noi stessi e chiederci che cosa rappresenti, a livello psicologico, il sentirsi amati dal partner.

È proprio qui che iniziano a entrare in gioco bisogni e paure più profonde, che possono rendere particolarmente difficile sentirsi realmente sicuri dell’amore ricevuto.

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Immagine di una donna con le braccia conserte, in segno di accoglimento, usata per simboleggiare l'aiuto professionale che il Dr. Alessio Congiu come Psicologo-Psicoterapeuta

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QUANDO I DUBBI DIPENDONO DA NOI

Il bisogno di capire se il partner ci ama davvero può dipendere non soltanto dai suoi comportamenti, ma anche da alcune insicurezze che portiamo con noi da molto tempo.

Talvolta queste insicurezze nascono all’interno di precedenti relazioni sentimentali.

Tradimenti, manipolazioni, bugie, delusioni o esperienze di abbandono possono infatti renderci particolarmente sensibili alla possibilità di soffrire nuovamente, accrescendo il bisogno di essere certi dei sentimenti del partner.

In altri casi, invece, tali difficoltà affondano le proprie radici nelle relazioni vissute durante l’infanzia, nell’educazione ricevuta, nel clima emotivo presente in famiglia o nel particolare modo in cui abbiamo imparato a costruire e vivere i legami affettivi.

Adulto che legge un libro a una bambina seduta sulle sue gambe, simbolo dell'influenza delle relazioni infantili e familiari sul modo di vivere i legami affettivi in età adulta

Comprendere da dove nascano queste insicurezze può essere importante.

Ancora più utile, tuttavia, è capire quali siano le paure che esse continuano ad alimentare nel presente.

Quando il partner diventa una persona emotivamente importante, infatti, il timore di perderlo può assumere forme diverse e non sempre immediatamente riconoscibili.

Nella mia esperienza clinica, le persone che vivono con maggiore difficoltà questa fase della relazione tendono a confrontarsi soprattutto con tre grandi paure:

  • la paura di non essere abbastanza per continuare a essere amati;
  • la paura di venire lasciati o sostituiti dal partner;
  • la paura di fidarsi e a affidarsi a qualcun altro;
  • la paura di scoprire di non essere presi come si pensava.

Vediamole più nel dettaglio.

Paura di non essere abbastanza

Una delle principali paure che alimentano il bisogno di sincerarsi continuamente dei sentimenti del partner è la paura di non essere abbastanza.

Ma abbastanza per cosa?

Abbastanza per continuare ad assicurarci ciò che la relazione riesce a darci oggi, o che speriamo possa offrirci in futuro.

Amore, affetto, supporto emotivo, protezione, desiderio, stima, riconoscimento, sicurezza.

Ciò che cambia da persona a persona è l’oggetto della paura.

La paura sottostante, invece, rimane spesso la stessa.

Figura stilizzata che emerge da una macchia scura osservando se stessa, simbolo della paura di non essere abbastanza e del timore di perdere l'amore e la sicurezza offerti dalla relazione

Il punto, infatti, non è tanto la possibilità di perdere tutto questo.

Quanto piuttosto il timore che tale perdita possa dipendere da noi.

Da qualcosa che abbiamo fatto o che abbiamo omesso.

Da qualcosa che abbiamo detto o che avremmo dovuto dire.

Ma soprattutto da ciò che siamo.

È questo il timore più profondo: la paura di essere sbagliati, inadeguati, non all’altezza delle aspettative che percepiamo nell’altro.

Come se il partner avesse riposto in noi una fiducia, un interesse o un amore che in realtà non meritiamo davvero.

Come se, prima o poi, dovesse accorgersi dell’errore commesso.

Da qui nasce spesso una sensazione che molte persone conoscono molto bene: quella di essere un impostore.

Un “fake“.

Qualcuno che, da un momento all’altro, potrebbe venire smascherato, correndo così il rischio di perdere l’amore, la stima e la considerazione del partner non appena dovesse emergere la sua vera natura.

Dietro questa paura si nasconde spesso qualcosa di ancora più antico e doloroso.

Potremmo immaginarlo come una sorta di mostro interiore che la persona cerca continuamente di tenere nascosto agli occhi degli altri.

Non un mostro reale, naturalmente.

Bensì l’immagine più negativa che ha costruito di sé nel corso degli anni.

Una persona mediocre.

Insignificante.

Poco interessante.

Intercambiabile.

Una fra tanti.

Ma soprattutto, non abbastanza speciale da meritare davvero attenzione, apprezzamento, desiderio o amore.

È proprio per tenere lontano questo mostro che molte persone finiscono per investire enormi quantità di energie nel cercare conferme del proprio valore.

E lo fanno confrontandosi continuamente con gli altri.

Non con chi percepiscono simile a loro, ma con chi ritengono superiore.

Più bello, affascinante, intelligente, più colto, più sicuro di sé.

In poche parole, più desiderabile.

Pecora triste accanto ad altre pecore sorridenti, simbolo del confronto con persone percepite come più desiderabili e della paura di non essere abbastanza per meritare amore e attenzione

Il confronto diventa così un tentativo incessante di rispondere alla stessa domanda:

«Se il mio partner incontrasse una persona migliore di me, continuerebbe a scegliere proprio me?»

Non stupisce, dunque, che la prospettiva di mostrarsi nelle proprie fragilità possa accompagnarsi ad ansia, vergogna e intensa vulnerabilità.

D’altronde, nelle prime fasi di una conoscenza entrambi i partner tendono naturalmente a mostrare il meglio di sé.

È così che nasce l’attrazione.

È così che ci si conquista reciprocamente e che prende forma quell’innamoramento passionale che porta a vedere l’altro come speciale, unico e straordinario.

Come vedremo più avanti, questo processo di idealizzazione è perfettamente normale e svolge un’importante funzione nello sviluppo del rapporto.

Con il passare del tempo, tuttavia, la conoscenza reciproca aumenta e questa immagine idealizzata tende inevitabilmente a ridimensionarsi.

Non perché l’amore stia scomparendo.

Piuttosto, perché l’altro inizia a conoscerci davvero.

Per molte persone questo rappresenta un naturale approfondimento dell’intimità.

Per altre, invece, costituisce una minaccia.

Se infatti l’immagine che abbiamo di noi stessi coincide, almeno in parte, con quel mostro che cerchiamo costantemente di nascondere, allora il venir meno dell’idealizzazione può essere vissuto come l’inizio della fine.

Diventa cioè il momento in cui il partner potrebbe finalmente accorgersi che non siamo la persona che credeva di amare.

Artù tornato nelle sue sembianze umane osserva lo scoiattolo che si era innamorato di lui quando era uno scoiattolo, simbolo della paura che il venir meno dell'idealizzazione porti il partner a smettere di amarci

Sarebbe dunque questo prevedibile ridimensionamento dell’immagine idealizzata ad alimentare la paura di non essere abbastanza.

Non tanto perché manchino prove dell’amore del partner.

Ma perché si teme continuamente che, vedendoci per ciò che siamo davvero, possa smettere di provarlo.

Da qui nasce l’intenso bisogno di sincerarsi dei suoi sentimenti e, paradossalmente, la difficoltà a mostrarsi fino in fondo nelle proprie fragilità più autentiche.

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Paura di venire lasciati dal partner

Accanto alla paura di non essere abbastanza, il timore di venire lasciati occupa senz’altro un posto centrale nel bisogno di sincerarsi continuamente dei sentimenti del partner.

Ma perché la prospettiva che il partner possa lasciarci genera tanta ansia?

Diverse sono le possibili risposte.

Una prima spiegazione riguarda l’impatto che la fine della relazione può avere sul nostro senso di valore personale.

Essere lasciati, infatti, non significa soltanto perdere una persona importante.

Significa spesso sentirsi meno importanti.

Specialmente quando si fa grande affidamento sulle attenzioni, apprezzamenti, stima e riconoscimento del partner per sentirsi desiderabili, interessanti o di valore.

Rana sorpresa accanto a una rana con un cuore rosso sul petto, simbolo della paura che la perdita del partner possa compromettere il proprio senso di valore personale e desiderabilità

Per certi versi questa dinamica ricorda quella descritta nella precedente paura di non essere abbastanza, ma con una differenza importante.

In quel caso il timore principale era quello di non essere all’altezza delle aspettative del partner.

Ci si sentiva inadeguati e timorosi di poter scoperti nelle proprie inadeguatezze.

Qui, invece, la paura più grande è quella di smettere di sentirsi adeguati.

Ossia, di perdere improvvisamente quel valore che fino a poco prima si viveva e sembrava esserci stato riconosciuto.

È questa la dinamica che in un altro articolo dedicato alla dipendenza affettiva ho definito “dinamica della rivalsa” e che porta molte persone a non riuscire a rinunciare al desiderio di riconquistare qualcuno che inizialmente aveva mostrato interesse nei loro confronti.

Non sempre, però, la sofferenza legata a una possibile separazione nasce da una ferita al proprio valore personale.

Esiste infatti un’altra dinamica molto frequente.

Per alcune persone, il problema principale non è tanto ciò che la separazione direbbe sul proprio valore personale.

Quanto piuttosto il dolore che si teme di provare nella perdita affettiva.

La perdita del partner può infatti essere vissuta come qualcosa di profondamente sconvolgente.

Non soltanto perché verrebbe meno una persona amata, ma perché verrebbe meno anche una fonte di protezione, conforto, sostegno e sicurezza che questi garantiva con la sua presenza.

Ombrello che protegge due cuori, simbolo del bisogno di sicurezza, protezione e conforto che il partner può assumere all'interno della relazione affettiva

Per comprendere questa dinamica è utile ricordare come tutti noi nasciamo completamente dipendenti dagli altri.

Per lungo tempo la nostra sopravvivenza dipende dalla presenza di qualcuno disposto a proteggerci, accudirci e prendersi cura di noi.

Non sorprende, quindi, che numerosi studiosi abbiano riconosciuto il “bisogno di contatto” come uno dei bisogni fondamentali della nostra specie.

Con la crescita impariamo gradualmente a diventare più autonomi.

Non smettiamo di avere bisogno degli altri, ma sviluppiamo una crescente fiducia nelle nostre capacità e nella possibilità di poter contare su persone affidabili in caso di necessità.

È proprio questa fiducia che permette all’altro di non apparire più indispensabile per la nostra sopravvivenza emotiva.

Tuttavia, non tutti riescono a sviluppare questa sicurezza con la stessa facilità.

In alcuni casi ciò dipende dal fatto che, durante l’infanzia, non si è potuto contare in modo stabile su figure sufficientemente presenti, affidabili e rassicuranti.

Genitori imprevedibili, incoerenti, emotivamente distanti o poco disponibili possono infatti rendere difficile sviluppare la convinzione di poter affrontare autonomamente il dolore e le difficoltà della vita e/o di poter fare affidamento su qualcuno in generale per lenire tale dolore.

In queste situazioni, il problema non deriva tanto dall’aver perso qualcuno, quanto dal non aver mai potuto costruire fino in fondo quel senso di sicurezza che permette di tollerare la perdita autonomamente o in una relazione.

Genitori che proteggono un bambino con uno scudo, simbolo del senso di sicurezza e protezione che si sviluppa grazie a figure di riferimento presenti, affidabili e rassicuranti

In altri casi, invece, questa sicurezza aveva iniziato a svilupparsi, ma è stata successivamente compromessa da esperienze di perdita particolarmente dolorose.

La morte di una persona cara, ad esempio.

Una lunga separazione.

L’abbandono da parte di una figura significativa.

O qualsiasi altra esperienza traumatica di perdita affettiva.

In queste circostanze, la persona può aver imparato che le persone importanti possono sparire all’improvviso, lasciandoci soli ad affrontare emozioni troppo grandi per le risorse di cui disponevamo in quel momento.

Sebbene queste due storie siano differenti, il risultato può essere molto simile.

La persona continua infatti a percepire la perdita di una figura significativa come qualcosa di estremamente difficile da tollerare.

Non semplicemente perché si temerebbe il dolore della separazione.

Ma perché si dubiterebbe di possedere le risorse necessarie per affrontarlo.

Risorse interne, come la capacità di prendersi cura di sé.

Risorse esterne, come la presenza di persone affidabili a cui rivolgersi nei momenti di bisogno.

Due persone che si abbracciano e si sostengono a vicenda, simbolo delle risorse relazionali e del supporto emotivo necessari per affrontare il dolore della perdita affettiva

Quando questo accade, il partner rischia inconsapevolmente di assumere il ruolo di principale fonte di sicurezza e protezione emotiva.

E più viene percepito come indispensabile, più aumenta la paura della sua perdita.

Diventa allora naturale cercare continue rassicurazioni circa la stabilità dei suoi sentimenti.

Non tanto perché si dubiti realmente del suo amore o dei suoi sentimenti.

Quanto perché si cercherebbe di tenere lontane emozioni e paure che non ci si sente ancora sufficientemente attrezzati ad affrontare.

Razionalmente la persona può anche sapere che, qualora la relazione dovesse finire, riuscirebbe prima o poi a riprendersi.

Sul piano emotivo, tuttavia, continua a vivere come qualcuno che, in fondo, fatica davvero a crederlo.

Ed è proprio questa distanza tra ciò che si sa con la testa e ciò che si sente di pancia a spiegare perché il bisogno di conferme possa risultare così difficile da abbandonare.

Se fossi interessato ad approfondire ulteriormente questo tema e le strategie che permettono di sviluppare una maggiore sicurezza emotiva, puoi trovare diversi spunti nell’articolo dedicato a “Come uscire dalla dipendenza affettiva“.

Paura di fidarsi del partner

Un’altra insicurezza che può alimentare il bisogno di sincerarsi continuamente dei sentimenti del partner è la difficoltà a fidarsi davvero dell’altro.

A una prima occhiata potrebbe sembrare che il problema riguardi il partner.

Si teme infatti che possa mentire, manipolare, tradire, sfruttarci o approfittarsi della nostra disponibilità.

Figura stilizzata schiacciata sotto un rullo manovrato da due mani, simbolo della paura di essere manipolati, sfruttati o feriti dal partner e della difficoltà a fidarsi davvero della relazione

In alcuni casi questi timori possono avere un fondamento reale.

Non tutte le persone sono infatti sincere, coerenti o affidabili nelle relazioni affettive.

Allo stesso tempo, non sempre la difficoltà a fidarsi dipende esclusivamente da ciò che l’altro fa.

Talvolta, il problema nasce dalla paura di ciò che potrebbe accadere se decidessimo di abbassare le difese.

Fidarsi, infatti, significa accettare una certa quota di vulnerabilità.

Significa:

  • smettere di controllare continuamente il rapporto;
  • rinunciare alla pretesa di poter prevenire ogni possibile delusione;
  • accettare che il partner possa ferirci, senza fare nulla per impedirlo.

È proprio questa consapevolezza a spaventare alcune persone.

Finché si rimane nel dubbio e nella continua verifica dei sentimenti dell’altro, infatti, si conserva l’illusione di poter mantenere una sorta di controllo sulla relazione.

Controllare i suoi comportamenti, analizzare le sue parole, ricercare rassicurazioni, verificare continuamente se sia realmente innamorato.

Tutto questo può dare l’impressione di proteggersi da una possibile delusione.

In realtà produce spesso l’effetto opposto.

Persona con il volto abbassato e gli occhi chiusi, simbolo della sofferenza emotiva alimentata dal bisogno di controllare continuamente i sentimenti del partner e dalla paura di una possibile delusione affettiva

Più si cerca di controllare il legame, più diventa difficile lasciarsi andare e costruire quell’intimità che permetterebbe di sentirsi realmente vicini all’altro.

Paradossalmente, alcune persone finiscono così per ricercare prove dell’amore del partner proprio perché faticano a credere che quell’amore possa essere autentico e duraturo.

Come se una parte di loro continuasse ad aspettare il momento in cui qualcosa andrà inevitabilmente storto.

Se ti riconosci soprattutto in questa difficoltà, potresti trovare utile leggere l’articolo che ho dedicato al tema del non fidarsi del partner, nel quale approfondisco più nel dettaglio le diverse cause che possono rendere così difficile affidarsi all’altro.

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Paura di non essere realmente innamorati

Venendo all’ultima forma di insicurezza che può nascondersi dietro l’eccessivo bisogno di capire se il partner ci ama davvero, troviamo una paura apparentemente paradossale: quella di essere noi stessi a non essere realmente innamorati.

Può sembrare una contraddizione.

Dopotutto, se ciò che ci tormenta è il dubbio sui sentimenti del partner, perché dovremmo temere di scoprire qualcosa sui nostri?

La risposta è più semplice di quanto possa sembrare.

Delle volte è più facile dubitare dell’amore dell’altro piuttosto che interrogarsi sinceramente sul proprio.

Concentrarsi sui sentimenti del partner permette infatti di evitare una domanda molto più scomoda:

«E se fossi io a non essere davvero innamorato?»

"Personaggio con la testa piena di pensieri confusi, simbolo del dubbio che il problema non riguardi i sentimenti del partner ma la paura di riconoscere di non essere realmente innamorati

Pensare che il problema risieda nelle difficoltà dell’altro ad aprirsi, lasciarsi andare o esprimere i propri sentimenti può così diventare un modo inconsapevole per non entrare in contatto con i dubbi che nutriamo verso noi stessi.

Non si tratta di una scelta consapevole.

Più semplicemente, la mente tende a dirigere l’attenzione verso ciò che appare più tollerabile da affrontare.

Una delle situazioni nelle quali questo accade più frequentemente riguarda il progressivo venir meno dell’idealizzazione del partner.

Nella sezione dedicata alla paura di non essere abbastanza abbiamo visto come alcune persone vivano con grande apprensione il ridimensionamento dell’immagine idealizzata che il partner aveva costruito di loro.

In questo caso ci troviamo davanti a una dinamica speculare.

La paura non riguarda il modo in cui il partner ci vede.

Riguarda il modo in cui iniziamo a vedere lui stesso.

Durante le prime fasi della relazione è normale vivere il partner come speciale, unico e straordinario.

L’innamoramento passionale porta infatti entrambi i partner a concentrarsi soprattutto sugli aspetti più positivi dell’altro.

Con il tempo, tuttavia, questa idealizzazione tende naturalmente a ridimensionarsi.

L’altro smette progressivamente di essere la persona immaginata e inizia a mostrarsi per quella che è realmente.

Volto diviso tra un'immagine idealizzata e una più realistica, simbolo del graduale ridimensionamento dell'idealizzazione del partner durante l'innamoramento passionale

Per molte coppie questo passaggio rappresenta l’inizio di una forma d’amore più profonda e realistica.

Per altre persone, invece, può attivare un dubbio difficile da tollerare:

«E se ciò che provavo dipendesse soprattutto dall’immagine che mi ero costruito di questa persona?»

Entrare in contatto con una simile possibilità può risultare particolarmente doloroso.

Ammettere che i propri sentimenti stiano cambiando significa infatti confrontarsi con conseguenze potenzialmente molto impegnative.

La possibilità di ferire il partner.

Il senso di colpa.

La paura di prendere una decisione sbagliata.

La necessità di riorganizzare la propria vita.

L’idea di dover rinunciare ai progetti costruiti insieme.

A questo proposito entra in gioco un fenomeno psicologico ben noto chiamato fallacia dei costi irrecuperabili.

Si tratta della tendenza a continuare a investire tempo, energie e risorse in qualcosa che non ci soddisfa più, nel tentativo di non entrare in contatto con il disagio legato a ciò che abbiamo già “erroneamente” investito.

Applicata alle relazioni, questo bias cognitivo può portare una persona a evitare di interrogarsi profondamente sui propri sentimenti per non confrontarsi con il doloroso pensiero di aver investito molto in una relazione che potrebbe non essere quella desiderata.

Scritta 'FAILURE' su una lavagna, simbolo della paura di riconoscere un fallimento relazionale e della tendenza a continuare a investire in una relazione che non soddisfa più per evitare il disagio della perdita

Esiste infine una situazione ancora più complessa.

Per alcune persone il dubbio, l’incertezza e la paura di perdere il partner finiscono con il diventare parte integrante dell’esperienza amorosa.

È come se il continuo sforzo di conquistare, mantenere o non perdere l’altro fosse ciò che tiene realmente viva la relazione.

In questi casi, il problema non è soltanto il timore di non essere amati.

Talvolta è proprio la possibilità di sentirsi finalmente amati e al sicuro a risultare difficile da tollerare.

La stabilità emotiva rischia infatti di lasciare spazio a vissuti profondi di vuoto, noia, inutilità o disconnessione da sé stessi che fino a quel momento erano rimasti sullo sfondo.

Per questo motivo alcune persone finiscono inconsapevolmente per ricercare relazioni caratterizzate da forte attivazione emotiva, instabilità e continua incertezza.

Pugno di ghiaccio che si scontra con un pugno di fuoco, simbolo delle relazioni che mantengono nel tempo conflitti e difficoltà psicologiche legate a traumi relazionali e attaccamento disorganizzato

Questa dinamica si osserva più frequentemente in chi presenta forme di attaccamento disorganizzato, nel disturbo borderline di personalità e in alcune condizioni caratterizzate da importanti esperienze traumatiche relazionali occorse fin dall’infanzia.

Come è facile intuire, il risultato è spesso la costruzione di relazioni che finiscono per mantenere nel tempo proprio quelle difficoltà psicologiche che avrebbero bisogno di essere superate

COSA SUCCEDE NELL’INNAMORAMENTO PASSIONALE

Le paure descritte nelle sezioni precedenti non nascono dal nulla.

Al contrario, molte di esse tendono a emergere proprio durante una fase del tutto normale dello sviluppo del rapporto affettivo: quella dell’innamoramento passionale.

Si tratta di un periodo caratterizzato da una crescente vicinanza emotiva tra i partner e dalla progressiva costruzione di un legame di attaccamento reciproco.

Durante questa fase la relazione non è più sostenuta soltanto dall’attrazione fisica e dal desiderio di conquista che caratterizzano il corteggiamento.

Bensì, la relazione inizia gradualmente ad assumere funzioni affettive sempre più profonde.

L’interesse sessuale e la passione restano generalmente molto elevati, ma iniziano ad affiancarsi a comportamenti riconducibili all’accudimento e attaccamento.

Per utilizzare le parole di Berscheid e Walster, l’innamoramento passionale rappresenta una condizione nella quale vissuti teneri e sessuali, eccitazione e sofferenza, angoscia e conforto, altruismo e gelosia coesistono all’interno di una stessa intensa esperienza emotiva.

È proprio per questo motivo che l’innamoramento appare spesso tanto coinvolgente quanto destabilizzante.

Durante questo periodo, il partner inizia infatti a diventare una delle principali persone verso cui dirigere i propri bisogni di conforto, supporto e protezione.

Nei momenti di tristezza, stress, paura o sconforto, ci si scopre progressivamente più inclini a ricercare la sua presenza, la sua vicinanza e il suo sostegno emotivo.

Non si tratta di un passaggio casuale.

Attraverso queste richieste di vicinanza, ciascun partner valuta infatti la disponibilità emotiva dell’altro e la sua capacità di accogliere, comprendere e gestire i propri bisogni affettivi.

In altre parole, la relazione viene costantemente messa alla prova.

Da qui derivano molti dei comportamenti tipici di questa fase:

  • il bisogno di sentirsi rassicurati;
  • il desiderio di trascorrere molto tempo insieme;
  • la ricerca di conferme;
  • la gelosia;
  • la sensibilità verso i segnali di distanza o disinteresse;
  • il crescente bisogno di sentirsi importanti per l’altro.

Quando queste prove vengono superate positivamente, il partner inizia gradualmente ad assumere una funzione regolativa dei nostri stati emotivi.

La sua presenza calma.

Il suo sostegno rassicura.

La sua vicinanza conforta.

È ciò che in psicologia dell’attaccamento viene spesso definito “effetto rifugio sicuro“.

Cucciolo che sbircia da dietro una staccionata, simbolo del partner che diventa una presenza rassicurante e una base sicura a cui rivolgersi nei momenti di bisogno emotivo

Parallelamente, aumenta anche il livello di intimità emotiva.

Molte persone iniziano infatti a raccontare al partner aspetti dolorosi della propria storia personale che fino a quel momento erano rimasti nascosti.

Esperienze difficili.

Ferite relazionali.

Paure, fragilità, bisogni.

Questo progressivo svelarsi rappresenta uno dei principali indicatori della nascita di un rapporto di fiducia e della trasformazione del partner in una figura affettivamente significativa.

Nel suo complesso, la fase dell’innamoramento passionale ha una durata molto variabile.

Le ricerche disponibili indicano generalmente un intervallo compreso tra circa sei mesi e tre anni.

Naturalmente si tratta soltanto di una stima media.

Ogni relazione segue infatti tempi e modalità proprie.

Ciò che più interessa comprendere, tuttavia, non è tanto quanto duri questa fase, ma cosa accade quando il naturale processo di costruzione della fiducia e dell’intimità incontra ostacoli particolarmente intensi.

Che cosa succede, ad esempio, quando la paura di non essere abbastanza, di venire lasciati, di fidarsi o di riconoscere i propri reali sentimenti diventa più forte del desiderio di costruire il legame?

Persona seduta in posizione raccolta e pensierosa, simbolo delle paure e delle insicurezze che possono ostacolare la costruzione della fiducia e dell'intimità durante l'innamoramento passionale

BLOCCO NELLA FASE DELL’INNAMORAMENTO PASSIONALE

Le dinamiche descritte finora non rappresentano necessariamente un problema.

Desiderare il partner, sentire il bisogno della sua vicinanza, preoccuparsi occasionalmente di perderlo o ricercare rassicurazioni nei momenti di insicurezza sono infatti aspetti del tutto normali dell’innamoramento passionale.

Il problema nasce quando tali bisogni diventano così intensi da ostacolare il naturale sviluppo della relazione verso quelle che, secondo diversi studiosi, rappresentano le successive fasi dello sviluppo del rapporto affettivo:

  • Fase dell’attrazione e del corteggiamento;
  • Fase dell’innamoramento passionale;
  • Fase dell’amore romantico;
  • Fase dell’amore post-romantico.

Come abbiamo visto, durante questa fase il partner tende progressivamente a diventare una figura di riferimento per la gestione dei propri bisogni affettivi.

Normalmente, tuttavia, il rapporto evolve verso una crescente fiducia reciproca, permettendo a ciascun partner di sentirsi sufficientemente sicuro pur mantenendo una buona autonomia emotiva.

In altri casi, invece, le difficoltà descritte sopra continuano ad alimentarsi reciprocamente.

Talvolta ciò dipende dal comportamento effettivo del partner, che può apparire ambiguo, incoerente, distante o poco trasparente.

Maschera priva di lineamenti avvolta dai capelli, simbolo dell'ambiguità, dell'incoerenza e della difficoltà di comprendere realmente i sentimenti e le intenzioni del partner

Altre volte, invece, il problema sembra dipendere soprattutto dalle proprie paure, insicurezze o esperienze relazionali passate.

Più frequentemente, tuttavia, il blocco nasce dall’interazione tra questi due aspetti.

La persona non riesce così a sentirsi realmente rassicurata e continua a domandarsi se il partner la ami davvero.

Può ritrovarsi a interpretare continuamente comportamenti, parole e segnali alla ricerca di conferme o smentite dei suoi sentimenti.

Non è raro che compaiano:

  • dubbi ricorrenti sui sentimenti del partner;
  • bisogno di continue rassicurazioni;
  • paura che il partner perda interesse;
  • timore di essere sostituiti da qualcuno ritenuto migliore;
  • gelosia intensa;
  • difficoltà a tollerare distanza, autonomia o indipendenza del partner;
  • forte sensibilità ai cambiamenti nel suo comportamento;
  • bisogno di controllare o verificare il coinvolgimento dell’altro;
  • difficoltà a mostrarsi fino in fondo nelle proprie fragilità;
  • conflitti e discussioni ricorrenti finalizzati, spesso inconsapevolmente, a ottenere nuove conferme d’amore.

Mani che sfogliano i petali di una margherita, simbolo dei dubbi ricorrenti sui sentimenti del partner e del bisogno di continue conferme d'amore

Ciò che accomuna queste manifestazioni non è necessariamente la presenza di una reale mancanza d’amore o di coinvolgimento all’interno della relazione.

Piuttosto, la difficoltà a sentirsi sufficientemente al sicuro nel legame.

Al contrario, i due partner sono spesso profondamente coinvolti nel rapporto.

Ciò che ostacola il passaggio alla fase successiva è la difficoltà a trasformare l’intensa passione iniziale in una fiducia sufficientemente stabile da rendere possibile una più profonda intimità emotiva.

È proprio in questi casi che, all’interno del modello che propongo nell’articolo dedicato alla dipendenza affettiva, è possibile parlare di un vero e proprio blocco nella fase dell’innamoramento passionale.

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Illustrazione che mostra una ragazza con i capelli scuri seduta a una scrivania mentre compila un test, usata per riferirsi al test psicologico proposto dallo psicologo Alessio Congiu per valutare la presenza di una dipendenza affettiva.

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COME USCIRE DA QUESTO BLOCCO

Se ti sei riconosciuto nelle dinamiche descritte finora, potresti essere tentato di liberarti il prima possibile dei dubbi, delle paure e del bisogno di continue rassicurazioni.

Comprensibilmente, infatti, questi vissuti possono risultare molto dolorosi e trasformare la relazione in una costante fonte di tensione.

Eppure, come ho spiegato nell’articolo dedicato a Come uscire dalla dipendenza affettiva, il tentativo di eliminare direttamente questi sintomi non sempre rappresenta la strada più efficace.

Il rischio è infatti quello di concentrarsi esclusivamente sul problema visibile senza comprendere quale bisogno, paura o difficoltà relazionale stia cercando di esprimersi attraverso di esso.

Cuore rosso illuminato tra molti cuori scuri, simbolo del bisogno di comprendere il significato più profondo che si nasconde dietro dubbi, paure e difficoltà relazionali apparentemente visibili

Come abbiamo visto nel corso dell’articolo, i dubbi sui sentimenti del partner possono dipendere sia dal comportamento dell’altro, sia dalle nostre insicurezze personali.

Talvolta il partner appare realmente ambiguo, incoerente, distante o poco trasparente.

Altre volte, invece, sono le nostre paure a rendere particolarmente difficile sentirci al sicuro nella relazione.

Più spesso, tuttavia, il problema sembra emergere dall’interazione tra questi due fattori.

Per questa ragione, uno dei primi passi consiste nel cercare di comprendere cosa stia realmente alimentando il bisogno di sapere se il partner ci ama.

Ad esempio:

  • sto reagendo a comportamenti effettivamente preoccupanti?
  • sto interpretando alcuni segnali alla luce di paure nate in relazioni precedenti?
  • cosa temo realmente possa accadere se il partner smettesse di amarmi?
  • di quale bisogno emotivo sto cercando di prendermi cura attraverso queste continue verifiche?

Quando ci si trova emotivamente coinvolti, tuttavia, non sempre è semplice rispondere da soli a queste domande.

Proprio perché si è dentro il problema, può risultare difficile osservare la situazione con sufficiente lucidità e obiettività.

Anche il confronto con amici e familiari può talvolta avere dei limiti.

Chi ci vuole bene tende infatti a osservare la situazione attraverso il filtro del proprio affetto nei nostri confronti, rischiando di confermare alcune nostre convinzioni o, al contrario, di minimizzare difficoltà realmente presenti nella relazione.

Per questo motivo, in alcune situazioni può risultare utile confrontarsi con un professionista esterno.

Professionista che inserisce un pezzo mancante all'interno di un cuore, simbolo dell'aiuto psicologico nel comprendere le difficoltà relazionali e i bisogni affettivi che alimentano i dubbi sul partner

Ciò che conta, ad ogni modo, non è semplicemente convincersi che il partner ci ami.

Il vero cambiamento consiste nel comprendere che cosa renda così difficile sentirsi rassicurati da quell’amore.

Molto spesso, infatti, dietro il bisogno di conferme si nascondono paure più profonde legate al valore personale, alla perdita affettiva, alla fiducia o all’intimità.

Da questa prospettiva, uscire dal blocco non significa eliminare tali paure, ma imparare progressivamente a comprenderle, tollerarle e prendersi cura dei bisogni che tali paure stanno cercando di esprimere.

È proprio questo processo che permette alla relazione di evolvere dall’innamoramento passionale verso forme di amore caratterizzate da una maggiore fiducia, intimità e stabilità emotiva.

Se desideri approfondire più nel dettaglio il modo in cui comprendo e tratto queste difficoltà, puoi leggere l’articolo dedicato a Come uscire dalla dipendenza affettiva, nel quale descrivo più approfonditamente gli obiettivi e il funzionamento del percorso terapeutico.

CONCLUSIONI

Il desiderio di capire se il partner ci ama davvero è una delle esperienze più comuni nelle relazioni affettive.

Alcune volte questi dubbi nascono da comportamenti effettivamente ambigui o difficili da interpretare.

Altre volte, invece, sembrano alimentarsi soprattutto attraverso le nostre paure, insicurezze e ferite relazionali.

Cuore di carta piegato con origami, simbolo della complessità dei dubbi sentimentali e delle paure relazionali che possono influenzare il bisogno di capire se il partner ci ama davvero

Come abbiamo visto, il problema non consiste necessariamente nell’avere dubbi, ma nel ritrovarsi intrappolati in essi, al punto da non riuscire più a sentirsi sufficientemente al sicuro nel legame.

Quando questo accade, il bisogno di conferme può trasformarsi in una continua ricerca di prove d’amore, rendendo difficile costruire quella fiducia e quell’intimità che permetterebbero alla relazione di evolvere serenamente.

Comprendere ciò che alimenta questi dubbi rappresenta spesso il primo passo per vivere il rapporto con maggiore libertà, autenticità e consapevolezza.

APPROFONDIMENTI CONSIGLIATI

Se ti sei riconosciuto in molte delle dinamiche descritte in questo articolo e desideri approfondire i temi della fiducia, della paura dell’abbandono, della dipendenza affettiva e dei blocchi nello sviluppo del rapporto affettivo, potrebbero esserti utili i seguenti approfondimenti.

Una guida completa per comprendere come si sviluppa la dipendenza affettiva e perché alcune persone rimangono bloccate in specifiche fasi dello sviluppo del rapporto affettivo.

Un approfondimento dedicato ai principali segnali della dipendenza affettiva, ai meccanismi psicologici che la caratterizzano e alle modalità attraverso cui è possibile riconoscerla.

È presente anche un test di screening gratuito.

Un approfondimento dedicato alle principali dinamiche che possono portare a sviluppare un forte coinvolgimento verso partner emotivamente indisponibili o difficili da conquistare.

Un approfondimento dedicato ai motivi che possono rendere difficile interrompere una relazione anche quando ci si rende conto che sta causando sofferenza.

Un approfondimento dedicato alle principali cause della sfiducia nella relazione, alla paura dell’abbandono e alle dinamiche di attaccamento che possono alimentare gelosia, bisogno di rassicurazioni e difficoltà a fidarsi.

Una panoramica sui principali obiettivi terapeutici e sulle modalità strategiche con cui è possibile lavorare sui bisogni affettivi che mantengono la dipendenza affettiva.

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Immagine di una donna con le braccia conserte, in segno di accoglimento, usata per simboleggiare l'aiuto professionale che il Dr. Alessio Congiu come Psicologo-Psicoterapeuta

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