NON RIUSCIRE A LASCIARSI

non riuscire a lasciarsi

scritto da Dr. Alessio Congiu

Mi piacerebbe scrivervi che le storie importanti non finiscono e che sia sufficiente tempo e una buona dose di volontà per far ritornare le cose come un tempo, ma non è così.

È forse quello che abbiamo avuto bisogno di credere per poterci permettere di vivere e mostrare certe nostre fragilità ad un’altra persona.

Non necessariamente esprime tuttavia quello che continueremmo a credere una volta giunti a situazioni che mai avremmo pensato di affrontare all’interno di una relazione di coppia.

Errori di valutazione?

Forse, ma questa non sembra essere l’unica risposta.




UNA MENTE CHE MENTE

Mette quasi angoscia pensare ora al nostro partner come ad “un’altra persona”.

Si ha subito l’impressione che quella familiarità, che si è costruita nel corso del tempo, venga improvvisamente a mancare.

Come se da un giorno all’altro ci si ritrovasse in presenza di una persona a noi completamente sconosciuta.

E mostrarsi nudi di fronte ad un estraneo non è cosa piacevole.

Sia che tali nudità siano fisiche, siano che siamo emotive.

Eppure c’è stato un tempo in cui il partner era realmente per noi “un’altra persona” rispetto  a “la persona” che vediamo oggi.

Non che sia realmente cambiato, certo, almeno non completamente.

Più semplicemente, è possibile ipotizzare che ad essere cambiata sia la nostra visione su questa persona.

Abbiamo bisogno di conoscere  in profondità l’altro prima di sentirci liberi di mostrarci ad esso nella nostra intimità.

non sapere cosa fare

La familiarità ci serve dunque a questo: a vedere un’altra persona come la persona, ossia una figura meno minacciosa di quella che inizialmente poteva sembrarci.

Sono dunque i processi mentali deputati a rendere noto l’ignoto che stanno alla base dell’intimità che si crea tra le persone.

Il problema che si pone, tuttavia, è che le persone non sono entità statiche e immutabili.

Cambiano, e continuamente.

Come noi d’altronde, che ci piaccia o meno.

Conoscere realmente una persona diviene dunque un processo non avente mai termine, un qualcosa che almeno inizialmente la nostra mente non può concepire.

Come potersi fidare, infatti, a lasciare le chiavi della propria intimità a chi non sappiamo come potrebbe  reagire?

Il rischio di essere feriti esiste e non andrebbe sottovalutato.

La nostra mente questo lo sa ed è per questo che ha rapidamente bisogno di capire se potersi o meno fidare di chi abbiamo di fronte.

Non si danno le chiavi di casa ad uno sconosciuto, dopotutto, e la nostra interiorità è un po’ come la nostra piccola casa.

Un luogo sicuro entro cui potersi nascondere quando il mondo là fuori sembra un po’  più minaccioso del solito.

L’inganno della mente è tutto qui, dunque, nel darci l’impressione che chi abbiamo di fronte sia una persona prevedibile in ogni suo comportamento.

non riuscire a lasciarsi

Non contempla la possibilità che il partner possa cambiare.

Ma l’esperienza sembra dirci il contrario.

CHE COSA RENDE DIFFICILE LASCIARSI?

Motivazioni contrapposte.

Niente di più.

Una spiegazione forse eccessivamente semplicistica, ma che ha il pregio di porre fin da subito il focus sul vero problema del non riuscire a lasciarsi: la motivazione contrapposta e il più delle volte inconsapevole a non voler porre termine alla relazione di coppia.

Comprendere cosa rende difficile lasciarsi si traduce dunque nello sforzo di comprende che cosa ci stia invece portando a non porre termine ad un rapporto che ogni giorno consuma emotivamente entrambi i partner.

Vediamone qualcuna.




PAURA DI SOFFRIRE

paura di lasciarsi

Interrompere una relazione sentimentale equivale a tutti gli effetti a vivere un lutto.

E tanto più grande è il legame che ci unisce al partner, quando più intense potrebbero essere le reazioni che caratterizzerebbero i processi di accettazione della perdita.

Dolore, panico, collera, disperazione sono tutti esempi di emozioni che si potrebbero vivere in momenti più o meno prossimi all’interruzione del rapporto sentimentale.

Va da sé che una forte avversione a vivere tali normali emozioni può rendere estremamente più difficoltoso scegliere liberamente di porre termine ad una relazione.

Chi infatti, potendo, deciderebbe di sua spontanea volontà di esporsi a tali vissuti?

La difficoltà a porre termine ad una relazione esprime dunque parte di un normale e sano funzionamento psicologico che vede la persona motivata a ricercare per sé il minore male possibile.

Quando infatti si decide di interrompere un rapporto, in genere, è perché si crede che faccia più male mantenersi in tale relazione piuttosto che porre ad essa termine.

Semplice logica del costi e benefici.

vantaggi e svantaggi lasciare partner

Costa più soffrire ogni giorno per un dente cariato oppure soffrire per un breve periodo a seguito della sua estrazione?

Quando tale logica non sembra portare all’ovvia ed intuitiva risposta, è possibile che la persona abbia un’aspettativa di ciò che potrebbe provare per il termine della relazione alquanto negativa.

Quanto negativa?

Tanto da preferire tenersi il dente cariato sapendo della presenza di una carie.

Questo si verifica spesso a seguito di esperienze che hanno particolarmente sensibilizzato la persona a quell’insieme di vissuti legati alla perdita affettiva e al fallimento personale.

La difficoltà di accettazione del lutto di una persona a cui si era particolarmente legati, come un amico o un familiare, può esserne un esempio.

Un altro esempio potrebbe essere l’aver utilizzato l’affettività provata all’interno del rapporto di coppia per colmare un altro disagio, quale quello del sentirsi indietro rispetto agli altri, oppure quello legato al sentirsi deboli e impotenti, o ancora  quello provato nel sentirsi tremendamente soli.

Un altro esempio potrebbe essere l’aver vissuto in passato un momento di depressione.

ricadere nella depressione

La paura di tornare a vivere lo stesso disagio emotivo può infatti agire ad un livello psicologico  mostrandoci come più conveniente mantenersi nella relazione disfunzionale che già si starebbe vivendo, piuttosto che correre il rischio, con l’interruzione del rapporto, di andare incontro ad un nuovo episodio depressivo.

Altre volte, invece,  la difficoltà del lasciarsi può essere l’indicatore di un sottostante disturbo psicologico.

Il disturbo borderline di personalità ne è un valido esempio.

La forte avversione vissuta all’idea di poter vivere un’angoscia della separazione intollerabile o la sensazione di vuoto vissuta nei momenti di solitudine, può così spingere la persona alle prese con questo disturbo a mantenersi in un rapporto disfunzionale.




PAURA DI FAR SOFFRIRE

non riuscire a lasciarsi

L’interruzione di un rapporto affettivo non porta a soffrire solo chi decide di porre fine alla relazione, ma anche (e delle volte soprattutto) a chi viene lasciato.

Chi sta decidendo se porre o meno termine ad un rapporto questo lo sa bene ed è proprio per questo che, delle volte, prende tempo.

La paura di far vivere al partner un dolore immenso può essere davvero intollerabile.

Ci si sentirebbe infatti responsabili di stare recando all’altro una sofferenza assolutamente immeritata.

In casi simili, dunque, è il senso di colpa ciò che potrebbe frenare la salutare decisione di porre termine ad un rapporto disfunzionale.

Varie sono le ragioni per le quali ci si potrebbe sentire così fortemente in colpa.

Una di queste può essere l’aspettativa della reazione che crediamo possa avere il nostro partner a seguito dell’interruzione del rapporto.

Sapere, ad esempio, del profondo stato di angoscia e disperazione che potrebbe vivere chi si è sempre sostenuto emotivamente sul rapporto potrebbe certamente farci vivere di riflesso gli stessi identici stati d’animo, frenando le nostre intenzioni di porre termine alla relazione.

Al tempo stesso, partner che in passato hanno reagito al distacco affettivo attraverso condotte impulsive ed auto-distruttive (es., tagli, uso di sostanze, abuso di alcol, etc.) possono portarci di riflesso a credere che tali comportamenti possano essere riproposti a seguito della nostra decisione di porre termine al rapporto, aumentando significativamente il senso di colpa per le eventuali conseguenze di simili reazioni.

non riuscire a lasciarsi

Naturalmente l’intensità della colpa che potremmo vivere non appare solo legata alle caratteristiche del partner.

Una ruolo non meno importante sembra dato anche dalle nostre esperienze affettive precedenti e dalle nostre caratteristiche personali.

Ad esempio,  la presenza in noi di una forte indole ad aiutare gli altri potrebbe certamente incidere negativamente in tale dinamica, portandoci a vivere la terribile sensazione di essere carnefici più che salvatori.

Tale logica appare tanto più vera quanto più si fosse reso l’aiuto dell’altro il proprio obiettivo di vita.

Allo stesso modo, essere stati fin da piccoli particolarmente responsabilizzati al ligio rispetto di specifici precetti etico-morali, quali ad esempio possono essere quelli di ispirazione cristiano-cattolica, può favorire l’intensificarsi della colpa e dunque predisporci a vivere con difficoltà l’interruzione della relazione.

Comuni in tali circostanze si mostrano le cosiddette ossessioni d’amore legate all’indecisione se lasciare o non lasciare il proprio partner.




PAURA DI NON FARCELA DA SOLI

non riuscire a lasciarsi

Le paura di soffrire o di far soffrire un’altra persona non sono le uniche preoccupazioni che potrebbero ostacolare la scelta di porre termine ad una relazione sentimentale.

Dietro la difficoltà a chiudere una relazione di coppia, infatti, si nasconde spesso l’idea di non riuscire a farcela da soli.

A fare cosa?

Dipende.

Ognuno in genere può temere di non riuscire in qualcosa per lui importante.

L’idea di non essere in grado di raggiungere i propri obiettivi di vita potrebbe infatti manifestarsi con la spiacevole sensazione di essere inadeguati a portare a termine quanto nel momento potrebbe essere più rilevante.

Delle volte è il riuscire a mantenere la stessa routine di vita che si riusciva a mantenere insieme al partner.

L’assenza di una spalla su cui fare affidamento, infatti, può portare a vivere spiacevoli vissuti che andrebbero ad impattare negativamente con le attività per noi più importanti, siano esse connesse con l’ambito dello studio, del lavoro o delle relazioni.

Spaventa l’idea di ritrovarsi improvvisamente soli, specialmente in momenti particolarmente critici, quali sono le sessioni d’esame , i periodi di ristrettezza economiche, i problemi medici e così via.

In casi simili, la prospettiva dell’assenza di una persona su cui in precedenza si era fatto grande affidamento può portare a vivere uno stress ulteriore che potrebbe limitare la propria capacità di raggiungere determinati obiettivi personali.

In assenza del forte legame affettivo che caratterizzava precedentemente la relazione, la percezione di avere comunque bisogno del partner è spesso vissuta con grande frustrazione e auto-svalutazione.

Non è infrequente che la persona arrivi al punto di ritenere di avere un problema di dipendenza affettiva dal proprio partner.

non riuscire a lasciarsi

Diversamente da quello che potrebbero caratterizzare difficoltà più limitate nel tempo, le problematiche di dipendenza affettiva concernono un’aspettativa di fallimento in ambiti rilevanti per la persona  che appaiono non circoscrivibili attorno a specifici momenti di vita.

La preoccupazione di non riuscire a trovare un altro partner con cui costruire un rapporto affettivo può esserne un esempio, in quanto attestante un’idea di disvalore personale relativamente ad aspetti estetici o caratteriali.

Un altro esempio è dato dalla sensazione di incapacità nell’assolvere le diverse funzioni che in precedenza venivano svolte dal partner.

Ne sono un esempio la cura della casa, la preparazione dei pasti, la gestione  di normali aspetti di amministrazione burocratica e così via.

In tali casi, dunque, la difficoltà del porre termine al rapporto può essere motivata da un generalizzato senso di inadeguatezza compensato nel momento attuale dalla presenza del partner.

 




COME AFFRONTARE TUTTO QUESTO?

Come si evince da quanto sopra riportato, ciò che sembra impedire alle persone di porre termine ad una relazione sentimentale è spesso la paura di vedere realizzato con questo uno scenario negativo.

L’ansia che in casi simili si vive è uno dei primi campanelli d’allarme che segnala la presenza di aspettative su quello che potrebbe conseguire che agiscono da freno inibitore al nostro sano bisogno di porre termine ad una rapporto disfunzionale.

Come tutte le aspettative, anche quelle che reggono questi problemi sentimentali hanno alla base convinzioni e desideri relativi a quello che si pensa possa accadere o non accadere a seguito del lasciarsi con il proprio partner.

La Terapia Cognitivo Comportamentale (TCC) alla quale mi rifaccio come Psicologo a Verona e online pone come target del trattamento proprio tali aspettative.

non riuscire a lasciarsi

Non è infrequente, infatti, che le previsioni circa ciò che potrebbe conseguire a seguito dell’interruzione della relazione sentimentale siano eccessivamente pessimistiche o catastrofiche.

L’intensità e la frequenza dell’ansia che si potrebbe stare vivendo attesterebbe proprio la natura disfunzionale delle nostre aspettative.

Aspettarsi di non riuscire a trovare un nuovo partner o di vivere un dolore tanto intenso quanto è stato  quello vissuto in passato attestano esempi di aspettative negative che agiscono spesso a nostro sfavore portandoci a ritenere più “conveniente” mantenere una relazione che vorremmo per contro chiudere al più presto.

Se da una parte il focus su credenze e desideri giustifica l’attribuito “cognitivo” della TCC, dall’altra l’analisi e la modifica dei comportamenti che starebbero contribuendo a mantenere tali cognizioni spiega l’attributo “comportamentale” della terapia.

Non un lavoro circoscritto ai soli pensieri, dunque, ma anche volto a trovare quegli specifici gesti che nel quotidiano starebbero mantenendo la nostra mente a ritenere più utile mantenersi in una relazione disfunzionale piuttosto che costruirne una più in linea con i propri desideri e bisogni.

CONCLUSIONI

Le difficoltà legate al riuscire a lasciare il partner hanno spesso a che fare con dinamiche il più delle volte inconsapevoli ad entrambi i membri della coppia.

Esperienze pregresse e caratteristiche personali di entrambi i partner potrebbero essere alla base di tali difficoltà, contribuendo all’emergere di emozioni agenti da freno alla scelta forse più saggia di porre termine alla relazione.

La Terapia Cognitivo Comportamentale è una valida risposta per poter risolvere tali normali difficoltà.

Dr. Alessio Congiu - Psicologo a Verona

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non riuscire a lasciarsi

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Mi piacerebbe scrivervi che le storie importanti non finiscono e che sia sufficiente tempo e una buona dose di volontà per far ritornare le cose come un tempo, ma non è così.

È forse quello che abbiamo avuto bisogno di credere per poterci permettere di vivere e mostrare certe nostre fragilità ad un’altra persona.

Non necessariamente esprime tuttavia quello che continueremmo a credere una volta giunti a situazioni che mai avremmo pensato di affrontare all’interno di una relazione di coppia.

Errori di valutazione?

Forse, ma questa non sembra essere l’unica risposta.




UNA MENTE CHE MENTE

Mette quasi angoscia pensare ora al nostro partner come ad “un’altra persona”.

Si ha subito l’impressione che quella familiarità, che si è costruita nel corso del tempo, venga improvvisamente a mancare.

Come se da un giorno all’altro ci si ritrovasse in presenza di una persona a noi completamente sconosciuta.

E mostrarsi nudi di fronte ad un estraneo non è cosa piacevole.

Sia che tali nudità siano fisiche, siano che siamo emotive.

Eppure c’è stato un tempo in cui il partner era realmente per noi “un’altra persona” rispetto  a “la persona” che vediamo oggi.

Non che sia realmente cambiato, certo, almeno non completamente.

Più semplicemente, è possibile ipotizzare che ad essere cambiata sia la nostra visione su questa persona.

Abbiamo bisogno di conoscere  in profondità l’altro prima di sentirci liberi di mostrarci ad esso nella nostra intimità.

vivere nel passato

La familiarità ci serve dunque a questo: a vedere un’altra persona come la persona, ossia una figura meno minacciosa di quella che inizialmente poteva sembrarci.

Sono dunque i processi mentali deputati a rendere noto l’ignoto che stanno alla base dell’intimità che si crea tra le persone.

Il problema che si pone, tuttavia, è che le persone non sono entità statiche e immutabili.

Cambiano, e continuamente.

Come noi d’altronde, che ci piaccia o meno.

Conoscere realmente una persona diviene dunque un processo non avente mai termine, un qualcosa che almeno inizialmente la nostra mente non può concepire.

Come potersi fidare, infatti, a lasciare le chiavi della propria intimità a chi non sappiamo come potrebbe  reagire?

Il rischio di essere feriti esiste e non andrebbe sottovalutato.

La nostra mente questo lo sa ed è per questo che ha rapidamente bisogno di capire se potersi o meno fidare di chi abbiamo di fronte.

Non si danno le chiavi di casa ad uno sconosciuto, dopotutto, e la nostra interiorità è un po’ come la nostra piccola casa.

Un luogo sicuro entro cui potersi nascondere quando il mondo là fuori sembra un po’  più minaccioso del solito.

L’inganno della mente è tutto qui, dunque, nel darci l’impressione che chi abbiamo di fronte sia una persona prevedibile in ogni suo comportamento.

non riuscire a lasciarsi

Non contempla la possibilità che il partner possa cambiare.

Ma l’esperienza sembra dirci il contrario.

CHE COSA RENDE DIFFICILE LASCIARSI?

Motivazioni contrapposte.

Niente di più.

Una spiegazione forse eccessivamente semplicistica, ma che ha il pregio di porre fin da subito il focus sul vero problema del non riuscire a lasciarsi: la motivazione contrapposta e il più delle volte inconsapevole a non voler porre termine alla relazione di coppia.

Comprendere cosa rende difficile lasciarsi si traduce dunque nello sforzo di comprende che cosa ci stia invece portando a non porre termine ad un rapporto che ogni giorno consuma emotivamente entrambi i partner.

Vediamone qualcuna.




PAURA DI SOFFRIRE

paura di lasciarsi

Interrompere una relazione sentimentale equivale a tutti gli effetti a vivere un lutto.

E tanto più grande è il legame che ci unisce al partner, quando più intense potrebbero essere le reazioni che caratterizzerebbero i processi di accettazione della perdita.

Dolore, panico, collera, disperazione sono tutti esempi di emozioni che si potrebbero vivere in momenti più o meno prossimi all’interruzione del rapporto sentimentale.

Va da sé che una forte avversione a vivere tali normali emozioni può rendere estremamente più difficoltoso scegliere liberamente di porre termine ad una relazione.

Chi infatti, potendo, deciderebbe di sua spontanea volontà di esporsi a tali vissuti?

La difficoltà a porre termine ad una relazione esprime dunque parte di un normale e sano funzionamento psicologico che vede la persona motivata a ricercare per sé il minore male possibile.

Quando infatti si decide di interrompere un rapporto, in genere, è perché si crede che faccia più male mantenersi in tale relazione piuttosto che porre ad essa termine.

Semplice logica del costi e benefici.

vantaggi e svantaggi lasciare partner

Costa più soffrire ogni giorno per un dente cariato oppure soffrire per un breve periodo a seguito della sua estrazione?

Quando tale logica non sembra portare all’ovvia ed intuitiva risposta, è possibile che la persona abbia un’aspettativa di ciò che potrebbe provare per il termine della relazione alquanto negativa.

Quanto negativa?

Tanto da preferire tenersi il dente cariato sapendo della presenza di una carie.

Questo si verifica spesso a seguito di esperienze che hanno particolarmente sensibilizzato la persona a quell’insieme di vissuti legati alla perdita affettiva e al fallimento personale.

La difficoltà di accettazione del lutto di una persona a cui si era particolarmente legati, come un amico o un familiare, può esserne un esempio.

Un altro esempio potrebbe essere l’aver utilizzato l’affettività provata all’interno del rapporto di coppia per colmare un altro disagio, quale quello del sentirsi indietro rispetto agli altri, oppure quello legato al sentirsi deboli e impotenti, o ancora  quello provato nel sentirsi tremendamente soli.

Un altro esempio potrebbe essere l’aver vissuto in passato un momento di depressione.

ricadere nella depressione

La paura di tornare a vivere lo stesso disagio emotivo può infatti agire ad un livello psicologico  mostrandoci come più conveniente mantenersi nella relazione disfunzionale che già si starebbe vivendo, piuttosto che correre il rischio, con l’interruzione del rapporto, di andare incontro ad un nuovo episodio depressivo.

Altre volte, invece,  la difficoltà del lasciarsi può essere l’indicatore di un sottostante disturbo psicologico.

Il disturbo borderline di personalità ne è un valido esempio.

La forte avversione vissuta all’idea di poter vivere un’angoscia della separazione intollerabile o la sensazione di vuoto vissuta nei momenti di solitudine, può così spingere la persona alle prese con questo disturbo a mantenersi in un rapporto disfunzionale.




PAURA DI FAR SOFFRIRE

non riuscire a lasciarsi

L’interruzione di un rapporto affettivo non porta a soffrire solo chi decide di porre fine alla relazione, ma anche (e delle volte soprattutto) a chi viene lasciato.

Chi sta decidendo se porre o meno termine ad un rapporto questo lo sa bene ed è proprio per questo che, delle volte, prende tempo.

La paura di far vivere al partner un dolore immenso può essere davvero intollerabile.

Ci si sentirebbe infatti responsabili di stare recando all’altro una sofferenza assolutamente immeritata.

In casi simili, dunque, è il senso di colpa ciò che potrebbe frenare la salutare decisione di porre termine ad un rapporto disfunzionale.

Varie sono le ragioni per le quali ci si potrebbe sentire così fortemente in colpa.

Una di queste può essere l’aspettativa della reazione che crediamo possa avere il nostro partner a seguito dell’interruzione del rapporto.

Sapere, ad esempio, del profondo stato di angoscia e disperazione che potrebbe vivere chi si è sempre sostenuto emotivamente sul rapporto potrebbe certamente farci vivere di riflesso gli stessi identici stati d’animo, frenando le nostre intenzioni di porre termine alla relazione.

Al tempo stesso, partner che in passato hanno reagito al distacco affettivo attraverso condotte impulsive ed auto-distruttive (es., tagli, uso di sostanze, abuso di alcol, etc.) possono portarci di riflesso a credere che tali comportamenti possano essere riproposti a seguito della nostra decisione di porre termine al rapporto, aumentando significativamente il senso di colpa per le eventuali conseguenze di simili reazioni.

non riuscire a lasciarsi

Naturalmente l’intensità della colpa che potremmo vivere non appare solo legata alle caratteristiche del partner.

Una ruolo non meno importante sembra dato anche dalle nostre esperienze affettive precedenti e dalle nostre caratteristiche personali.

Ad esempio,  la presenza in noi di una forte indole ad aiutare gli altri potrebbe certamente incidere negativamente in tale dinamica, portandoci a vivere la terribile sensazione di essere carnefici più che salvatori.

Tale logica appare tanto più vera quanto più si fosse reso l’aiuto dell’altro il proprio obiettivo di vita.

Allo stesso modo, essere stati fin da piccoli particolarmente responsabilizzati al ligio rispetto di specifici precetti etico-morali, quali ad esempio possono essere quelli di ispirazione cristiano-cattolica, può favorire l’intensificarsi della colpa e dunque predisporci a vivere con difficoltà l’interruzione della relazione.

Comuni in tali circostanze si mostrano le cosiddette ossessioni d’amore legate all’indecisione se lasciare o non lasciare il proprio partner.




PAURA DI NON FARCELA DA SOLI

non riuscire a lasciarsi

Le paura di soffrire o di far soffrire un’altra persona non sono le uniche preoccupazioni che potrebbero ostacolare la scelta di porre termine ad una relazione sentimentale.

Dietro la difficoltà a chiudere una relazione di coppia, infatti, si nasconde spesso l’idea di non riuscire a farcela da soli.

A fare cosa?

Dipende.

Ognuno in genere può temere di non riuscire in qualcosa per lui importante.

L’idea di non essere in grado di raggiungere i propri obiettivi di vita potrebbe infatti manifestarsi con la spiacevole sensazione di essere inadeguati a portare a termine quanto nel momento potrebbe essere più rilevante.

Delle volte è il riuscire a mantenere la stessa routine di vita che si riusciva a mantenere insieme al partner.

L’assenza di una spalla su cui fare affidamento, infatti, può portare a vivere spiacevoli vissuti che andrebbero ad impattare negativamente con le attività per noi più importanti, siano esse connesse con l’ambito dello studio, del lavoro o delle relazioni.

Spaventa l’idea di ritrovarsi improvvisamente soli, specialmente in momenti particolarmente critici, quali sono le sessioni d’esame , i periodi di ristrettezza economiche, i problemi medici e così via.

In casi simili, la prospettiva dell’assenza di una persona su cui in precedenza si era fatto grande affidamento può portare a vivere uno stress ulteriore che potrebbe limitare la propria capacità di raggiungere determinati obiettivi personali.

In assenza del forte legame affettivo che caratterizzava precedentemente la relazione, la percezione di avere comunque bisogno del partner è spesso vissuta con grande frustrazione e auto-svalutazione.

Non è infrequente che la persona arrivi al punto di ritenere di avere un problema di dipendenza affettiva dal proprio partner.

non riuscire a lasciarsi

Diversamente da quello che potrebbero caratterizzare difficoltà più limitate nel tempo, le problematiche di dipendenza affettiva concernono un’aspettativa di fallimento in ambiti rilevanti per la persona  che appaiono non circoscrivibili attorno a specifici momenti di vita.

La preoccupazione di non riuscire a trovare un altro partner con cui costruire un rapporto affettivo può esserne un esempio, in quanto attestante un’idea di disvalore personale relativamente ad aspetti estetici o caratteriali.

Un altro esempio è dato dalla sensazione di incapacità nell’assolvere le diverse funzioni che in precedenza venivano svolte dal partner.

Ne sono un esempio la cura della casa, la preparazione dei pasti, la gestione  di normali aspetti di amministrazione burocratica e così via.

In tali casi, dunque, la difficoltà del porre termine al rapporto può essere motivata da un generalizzato senso di inadeguatezza compensato nel momento attuale dalla presenza del partner.

 




COME AFFRONTARE TUTTO QUESTO?

Come si evince da quanto sopra riportato, ciò che sembra impedire alle persone di porre termine ad una relazione sentimentale è spesso la paura di vedere realizzato con questo uno scenario negativo.

L’ansia che in casi simili si vive è uno dei primi campanelli d’allarme che segnala la presenza di aspettative su quello che potrebbe conseguire che agiscono da freno inibitore al nostro sano bisogno di porre termine ad una rapporto disfunzionale.

Come tutte le aspettative, anche quelle che reggono questi problemi sentimentali hanno alla base convinzioni e desideri relativi a quello che si pensa possa accadere o non accadere a seguito del lasciarsi con il proprio partner.

La Terapia Cognitivo Comportamentale (TCC) alla quale mi rifaccio come Psicologo a Verona e online pone come target del trattamento proprio tali aspettative.

non riuscire a lasciarsi

Non è infrequente, infatti, che le previsioni circa ciò che potrebbe conseguire a seguito dell’interruzione della relazione sentimentale siano eccessivamente pessimistiche o catastrofiche.

L’intensità e la frequenza dell’ansia che si potrebbe stare vivendo attesterebbe proprio la natura disfunzionale delle nostre aspettative.

Aspettarsi di non riuscire a trovare un nuovo partner o di vivere un dolore tanto intenso quanto è stato  quello vissuto in passato attestano esempi di aspettative negative che agiscono spesso a nostro sfavore portandoci a ritenere più “conveniente” mantenere una relazione che vorremmo per contro chiudere al più presto.

Se da una parte il focus su credenze e desideri giustifica l’attribuito “cognitivo” della TCC, dall’altra l’analisi e la modifica dei comportamenti che starebbero contribuendo a mantenere tali cognizioni spiega l’attributo “comportamentale” della terapia.

Non un lavoro circoscritto ai soli pensieri, dunque, ma anche volto a trovare quegli specifici gesti che nel quotidiano starebbero mantenendo la nostra mente a ritenere più utile mantenersi in una relazione disfunzionale piuttosto che costruirne una più in linea con i propri desideri e bisogni.

CONCLUSIONI

Le difficoltà legate al riuscire a lasciare il partner hanno spesso a che fare con dinamiche il più delle volte inconsapevoli ad entrambi i membri della coppia.

Esperienze pregresse e caratteristiche personali di entrambi i partner potrebbero essere alla base di tali difficoltà, contribuendo all’emergere di emozioni agenti da freno alla scelta forse più saggia di porre termine alla relazione.

La Terapia Cognitivo Comportamentale è una valida risposta per poter risolvere tali normali difficoltà.

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