verona psicologo ansia

L’ANSIA

Tra i problemi per i quali le persone si rivolgono più frequentemente ad uno psicologo, l’ansia trova senz’altro il primo posto.

Tutti noi viviamo ansia, benché non sempre ce ne rendiamo conto. La proviamo a casa, pensando ad un esame che dovremmo sostenere; in macchina, presi dal dubbio di aver lasciato aperto il fornello del gas; nella sala d’attesa dal medico, al pensiero di avere qualcosa di grave e invalidante, etc.

Circostanze comuni in cui veniamo assaliti da un forte disagio e dalla preoccupazione che lo scenario negativo venutoci in mente possa avverarsi.

Questa è dunque l’ansia: un vissuto spiacevole, un’esperienza negativa. Non servirebbe altro per descriverla e farci comprendere di cosa si starebbe qui parlando.

Per quanto tale logica sia corretta, tuttavia, non ci consente di rispondere alla domanda che spesso si pone la persona in balia di questo vissuto:

<< Perché provo ansia? >>

ossessioni verona

Gli psicologi solitamente parlano di “ansia” per indicare lo stato psico-emotivo che viviamo quando la nostra mente si immagina il verificarsi di un evento potenzialmente minaccioso per la nostra salute fisica o mentale.

L’ansia è dunque uno “stato”, ossia una condizione transitoria che assume il nostro organismo in modo spontaneo e improvviso. Può essere descritta lungo tre differenti piani:

  • Psicologico, in quanto l’ansia si accompagna all’emergere di pensieri o immagini mentali negative raffiguranti scenari per noi minacciosi;
  • Fisiologico, dal momento che l’ansia si associa alla modificazione dello stato di attivazione del corpo;
  • Motivazionale, poiché l’esperienza ansiosa ci motiva ad compiere numerosi controlli e ad evitare determinate situazioni.

La dimensione motivazionale, per altro, spiega la funzione dell’ansia: preparare l’organismo ad affrontare una possibile minaccia.

Il risultato è la condizione anticipatoria dell’ansia che tutti ben conosciamo.

verona ansia psicologo

Tale spiegazione è utile per comprendere perché si ritiene che l’ansia non rappresenti di per sé un problema: in qualità di strategia che aiuta l’essere umano a proteggersi da possibili pericoli, l’ansia è utile alla nostra sopravvivenza.

Tuttavia, è bene segnalare come non sempre l’ansia sia vantaggiosa. Condizioni in cui questa fosse troppo intensa (criterio di intensità), frequente (criterio di frequenza) o limitante (criterio di rilevanza soggettiva) potrebbero portare allo sviluppo di un problema d’ansia.

Tra i più comuni, si trova gli stati d’ansia legati alla

  • paura di sbagliare o fallire in un compito o una prova (Ansia da prestazione)
  • paura di impazzire o perdere il controllo (Ansia da panico)
  • paura di ricevere critiche o giudizi negativi da parte degli altri (Ansia sociale)
  • paura di prendere mezzi di trasporto e dei in luoghi chiusi o affollati (Ansia agorafobica)
  • paura di contrarre una malattia fisica dolorosa e invalidante (Ansia da malattia)
  • paura dei proprio pensieri (Ansia da ossessioni)

In tali casi si renderebbe utile rivolgersi ad uno psicologo, come peraltro meglio indicato nell’e-Book che ho realizzato sul panico e sull’ansia che ti esorto a scaricare gratuitamente cliccando sull’immagine.

ansia verona

Nella quinta edizione del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali vengono descritti  i seguenti disturbi d’ansia:

  • Fobia specifica
  • Disturbo d’ansia sociale
  • Disturbo di panico
  • Agorafobia
  • Disturbo d’ansia generalizzato
  • Disturbo d’ansia dovuto all’utilizzo di sostanze
  • Disturbo d’ansia da malattia

Per quanto utili a descrivere il problema che starebbe vivendo il paziente, tali diagnosi hanno lo svantaggio di dirci poco o nulla su come funziona lo specifico problema emotivo della persona, e dunque su come poter intervenire psicologicamente per ridurre il disagio.

ansia verona

Più utile, al contrario, si rivela rifarsi all’approccio che in letteratura scientifica va sotto il nome di “formulazione del caso“.

Originariamente proposto dai sostenitori della Terapia Cognitivo Comportamentale, tale approccio prevede di indagare tutti i fattori implicati nell’emergere e nel mantenimento del  problema d’ansia.

La conoscenza di tali fattori, infatti, permette  al paziente e al terapeuta di avere una chiara comprensione di come  funziona il meccanismo dell’ansia alla base del disagio emotivo lamentato durante il colloquio, permettendo la pianificazione di un programma terapeutico personalizzato. 

Tale metodo ha così il pregio di aiutare la persona a far luce su ciò che sta vivendo, permettendole di vedere chiaramente che cosa si renderebbe opportuno compiere per tornare a vivere una vita sana ed equilibrata.

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Tra i problemi per i quali le persone si rivolgono più frequentemente ad uno psicologo, l’ansia trova senz’altro il primo posto.

Tutti noi viviamo ansia, benché non sempre ce ne rendiamo conto. La proviamo a casa, pensando ad un esame che dovremmo sostenere; in macchina, presi dal dubbio di aver lasciato aperto il fornello del gas; nella sala d’attesa dal medico, al pensiero di avere qualcosa di grave e invalidante, etc.

Circostanze comuni in cui veniamo assaliti da un forte disagio e dalla preoccupazione che lo scenario negativo venutoci in mente possa avverarsi.

Questa è dunque l’ansia: un vissuto spiacevole, un’esperienza negativa. Non servirebbe altro per descriverla e farci comprendere di cosa si starebbe qui parlando.

Per quanto tale logica sia corretta, tuttavia, non ci consente di rispondere alla domanda che spesso si pone la persona in balia di questo vissuto:

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Gli psicologi solitamente parlano di “ansia” per indicare lo stato psico-emotivo che viviamo quando la nostra mente si immagina il verificarsi di un evento potenzialmente minaccioso per la nostra salute fisica o mentale.

L’ansia è dunque uno “stato”, ossia una condizione transitoria che assume il nostro organismo in modo spontaneo e improvviso. Può essere descritta lungo tre differenti piani:

  • Psicologico, in quanto l’ansia si accompagna all’emergere di pensieri o immagini mentali negative raffiguranti scenari per noi minacciosi;
  • Fisiologico, dal momento che l’ansia si associa alla modificazione dello stato di attivazione del corpo;
  • Motivazionale, poiché l’esperienza ansiosa ci motiva ad compiere numerosi controlli e ad evitare determinate situazioni.

La dimensione motivazionale, per altro, spiega la funzione dell’ansia: preparare l’organismo ad affrontare una possibile minaccia.

Il risultato è la condizione anticipatoria dell’ansia che tutti ben conosciamo.

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Tale spiegazione è utile per comprendere perché si ritiene che l’ansia non rappresenti di per sé un problema: in qualità di strategia che aiuta l’essere umano a proteggersi da possibili pericoli, l’ansia è utile alla nostra sopravvivenza.

Tuttavia, è bene segnalare come non sempre l’ansia sia vantaggiosa. Condizioni in cui questa fosse troppo intensa (criterio di intensità), frequente (criterio di frequenza) o limitante (criterio di rilevanza soggettiva) potrebbero portare allo sviluppo di un problema d’ansia.

Tra i più comuni, si trova gli stati d’ansia legati alla

  • paura di sbagliare o fallire in un compito o una prova (Ansia da prestazione)
  • paura di impazzire o perdere il controllo (Ansia da panico)
  • paura di ricevere critiche o giudizi negativi da parte degli altri (Ansia sociale)
  • paura di prendere mezzi di trasporto e dei in luoghi chiusi o affollati (Ansia agorafobica)
  • paura di contrarre una malattia fisica dolorosa e invalidante (Ansia da malattia)
  • paura dei proprio pensieri (Ansia da ossessioni)

In tali casi si renderebbe utile rivolgersi ad uno psicologo, come peraltro meglio indicato nell’e-Book che ho realizzato sul panico e sull’ansia che ti esorto a scaricare gratuitamente cliccando sull’immagine.

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Nella quinta edizione del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali vengono descritti  i seguenti disturbi d’ansia:

  • Fobia specifica
  • Disturbo d’ansia sociale
  • Disturbo di panico
  • Agorafobia
  • Disturbo d’ansia generalizzato
  • Disturbo d’ansia dovuto all’utilizzo di sostanze
  • Disturbo d’ansia da malattia

Per quanto utili a descrivere il problema che starebbe vivendo il paziente, tali diagnosi hanno lo svantaggio di dirci poco o nulla su come funziona lo specifico problema emotivo della persona, e dunque su come poter intervenire psicologicamente per ridurre il disagio.

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Più utile, al contrario, si rivela rifarsi all’approccio che in letteratura scientifica va sotto il nome di “formulazione del caso“.

Originariamente proposto dai sostenitori della Terapia Cognitivo Comportamentale, tale approccio prevede di indagare tutti i fattori implicati nell’emergere e nel mantenimento del  problema d’ansia.

La conoscenza di tali fattori, infatti, permette  al paziente e al terapeuta di avere una chiara comprensione di come  funziona il meccanismo dell’ansia alla base del disagio emotivo lamentato durante il colloquio, permettendo la pianificazione di un programma terapeutico personalizzato. 

Tale metodo ha così il pregio di aiutare la persona a far luce su ciò che sta vivendo, permettendole di vedere chiaramente che cosa si renderebbe opportuno compiere per tornare a vivere una vita sana ed equilibrata.

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