SENTIRSI INDIETRO RISPETTO AGLI ALTRI

sentirsi indietro rispetto agli altri

<< […] è triste trovarsi adulti senza essere cresciuti >>

Così cantava Fabrizio De André nella celebre canzone “Il Giudice”.

Certo, lui si riferiva a ben altre vicissitudini: quelle di un uomo, dapprima deriso e umiliato per la sua statura, quindi temuto e rispettato per la funzione svolta nelle aule di tribunale.

Quella di giudice, per l’appunto, << […] arbitro in terra del bene e del male >>.

Non penso che il buon vecchio De André avrebbe avuto da ridire, tuttavia, se queste stesse parole venissero usate anche per rifarsi a condizioni altre rispetto a quelle meramente “estetiche” a cui allude la canzone.

ADULTI POCO CRESCIUTI

Penso per esempio al disagio che in molti vivono nel ritrovarsi nell’età consona per essere considerati adulti, ma, di fatto, senza essere mai veramente cresciuti.

Sindrome di Peter Pan, direbbe qualcuno.

sentirsi indietro rispetto agli altri

Forse, ma è una sensazione che accomuna un po’ tutti quella a cui ci si sta qui riferendo.

La sensazione di non avere come rispettato quel copione di vita a cui tutti sentiamo di doverci attenere.

Chi più, chi meno.

Ognuno ha il suo, naturalmente.

La sua personale ed unica strada.

Ma è pur sempre una rotta in un mare in cui tutti sono in movimento.

Ecco, forse è più l’idea di essere fermi quando tutti attorno a noi si stanno muovendo ciò che allora ci mette più in ansia.

L’idea di rimanere indietro nei nostri piani di vita.

D’improvviso si ha come l’impressione di essere diversi dagli altri.

È una sensazione che tutti abbiamo vissuto.

Chi più, chi meno

Nei miei ricordi è ben impresso il disagio del rimanere indietro con gli studi dopo un periodo più o meno lungo di malattia.

Delle volte anche senza malattia.

La sensazione di venire come esclusi da qualcosa di importante.

La vita di classe, per esempio.

Sembra assurdo, ma anche il semplice sapere di dover studiare gli stessi argomenti alleggerisce notevolmente il peso dello studio.

È una delle tante regole non scritte a cui siamo tutti soggetti.

PERCEZIONE DI UN DESTINO COMUNE

Lo sa bene chi ha la passione per i documentari: un animale da solo sarà sempre più diffidente verso possibili predatori di quanto non lo sarà mai l’intero branco.

appartenere ad un gruppo

Dentro di sé sa infatti che la probabilità di venire attaccato aumenta stando da solo.

sentirsi indietro rispetto agli altri

In psicologia se ne parla spesso come di percezione di un “destino comune” tra le persone.

Un modo come un altro per rimarcare l’importanza del sentirsi appartenenti ad un gruppo, indipendentemente da quale gruppo sia.

È come se lo avessimo iscritto nei nostri geni.

Da creature sociali quali siamo, infatti, viviamo con meno stress l’idea di non essere soli ad affrontare le difficoltà della vita.

Non a caso la presenza di buone relazioni è un importante fattore che ci protegge da diversi disagi psicologici.

RELAZIONI CHE PROTEGGONO

Non importa quante siano le relazioni su cui possiamo contare.

Ne bastano poche in realtà.

Quelle che si contano su una mano.

È la qualità delle relazioni quello che conta dopotutto.

Sono le persone in grado di capirci e di venire incontro ai nostri bisogni quelle che alla fine valgono di più.

Le altre in genere fanno solo volume.

Sbaglierebbe chi credesse che il fattore protettivo in questione fosse riconducibile all’aiuto che si potrebbe ricevere.

Non basta infatti che una persona venga percepita come capace di essere realmente d’aiuto.

Occorre principalmente credere che questa persona abbiamo voglia di farlo.

Che sia veramente interessata a prendersi cura di noi.

Non per semplice senso del dovere, ma per un interesse vero e autentico alla nostra persona.

È sapere che nell’altro è presente questo “interesse” che ci protegge.

Ci fa sentire meno soli.

prendersi cura degli altri

È bello sapere di essere nei pensieri di una persona che ha a cuore le nostre sorti.

È un’esperienza simile a quella che proviamo quando ci sentiamo amati.

L’ amore forse è anche un po’ questo.

E QUANDO TUTTO QUESTO NON È PRESENTE?

Quando ci sentiamo realmente indietro nel nostro progetto di vita  parliamo di “problemi”.

Un problema non è altro che un ostacolo che si frappone tra noi e i nostri obiettivi.

Delle volte anche il non sapere quale strada prendere diventa un problema.

Non tanto perché tutti debbano sapere quale sia la strada giusta per sé.

Mette ansia solo a pensarla una cosa così.

Al contrario, l’ostacolo diventa proprio questo: il credere che prima di agire occorra sapere dove andare.

<< Se si aspettasse di sapere prima di parlare non si aprirebbe mai bocca >> (Henri Fréderic Amiel)

Come si affrontano dunque questi i problemi?

Beh dipende.

Da voi, per lo più.

Dal vostro atteggiamento.

Anche chi veste i panni scomodi dell’ “adulto poco cresciuto” può infatti cambiare le proprie vesti se lo desidera.

In che modo?

Semplice: un passo alla volta.

<< Qualsiasi cosa tu faccia potrebbe non fare alcuna differenza, ma è molto importante che tu la faccia >> (Mahatma Gandhi)

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SENTIRSI INDIETRO RISPETTO AGLI ALTRI

sentirsi indietro rispetto agli altri

<< […] è triste trovarsi adulti senza essere cresciuti >>

Così cantava Fabrizio De André nella celebre canzone “Il Giudice”.

Certo, lui si riferiva a ben altre vicissitudini: quelle di un uomo, dapprima deriso e umiliato per la sua statura, quindi temuto e rispettato per la funzione svolta nelle aule di tribunale.

Quella di giudice, per l’appunto, << […] arbitro in terra del bene e del male >>.

Non penso che il buon vecchio De André avrebbe avuto da ridire, tuttavia, se queste stesse parole venissero usate anche per rifarsi a condizioni altre rispetto a quelle meramente “estetiche” a cui allude la canzone.

ADULTI POCO CRESCIUTI

Penso per esempio al disagio che in molti vivono nel ritrovarsi nell’età consona per essere considerati adulti, ma, di fatto, senza essere mai veramente cresciuti.

Sindrome di Peter Pan, direbbe qualcuno.

sentirsi indietro rispetto agli altri

Forse, ma è una sensazione che accomuna un po’ tutti quella a cui ci si sta qui riferendo.

La sensazione di non avere come rispettato quel copione di vita a cui tutti sentiamo di doverci attenere.

Chi più, chi meno.

Ognuno ha il suo, naturalmente.

La sua personale ed unica strada.

Ma è pur sempre una rotta in un mare in cui tutti sono in movimento.

Ecco, forse è più l’idea di essere fermi quando tutti attorno a noi si stanno muovendo ciò che allora ci mette più in ansia.

L’idea di rimanere indietro nei nostri piani di vita.

D’improvviso si ha come l’impressione di essere diversi dagli altri.

È una sensazione che tutti abbiamo vissuto.

Chi più, chi meno

Nei miei ricordi è ben impresso il disagio del rimanere indietro con gli studi dopo un periodo più o meno lungo di malattia.

Delle volte anche senza malattia.

La sensazione di venire come esclusi da qualcosa di importante.

La vita di classe, per esempio.

Sembra assurdo, ma anche il semplice sapere di dover studiare gli stessi argomenti alleggerisce notevolmente il peso dello studio.

È una delle tante regole non scritte a cui siamo tutti soggetti.

PERCEZIONE DI UN DESTINO COMUNE

Lo sa bene chi ha la passione per i documentari: un animale da solo sarà sempre più diffidente verso possibili predatori di quanto non lo sarà mai l’intero branco.

appartenere ad un gruppo

Dentro di sé sa infatti che la probabilità di venire attaccato aumenta stando da solo.

sentirsi indietro rispetto agli altri

In psicologia se ne parla spesso come di percezione di un “destino comune” tra le persone.

Un modo come un altro per rimarcare l’importanza del sentirsi appartenenti ad un gruppo, indipendentemente da quale gruppo sia.

È come se lo avessimo iscritto nei nostri geni.

Da creature sociali quali siamo, infatti, viviamo con meno stress l’idea di non essere soli ad affrontare le difficoltà della vita.

Non a caso la presenza di buone relazioni è un importante fattore che ci protegge da diversi disagi psicologici.

RELAZIONI CHE PROTEGGONO

Non importa quante siano le relazioni su cui possiamo contare.

Ne bastano poche in realtà.

Quelle che si contano su una mano.

È la qualità delle relazioni quello che conta dopotutto.

Sono le persone in grado di capirci e di venire incontro ai nostri bisogni quelle che alla fine valgono di più.

Le altre in genere fanno solo volume.

Sbaglierebbe chi credesse che il fattore protettivo in questione fosse riconducibile all’aiuto che si potrebbe ricevere.

Non basta infatti che una persona venga percepita come capace di essere realmente d’aiuto.

Occorre principalmente credere che questa persona abbiamo voglia di farlo.

Che sia veramente interessata a prendersi cura di noi.

Non per semplice senso del dovere, ma per un interesse vero e autentico alla nostra persona.

È sapere che nell’altro è presente questo “interesse” che ci protegge.

Ci fa sentire meno soli.

prendersi cura degli altri

È bello sapere di essere nei pensieri di una persona che ha a cuore le nostre sorti.

È un’esperienza simile a quella che proviamo quando ci sentiamo amati.

L’ amore forse è anche un po’ questo.

E QUANDO TUTTO QUESTO NON È PRESENTE?

Quando ci sentiamo realmente indietro nel nostro progetto di vita  parliamo di “problemi”.

Un problema non è altro che un ostacolo che si frappone tra noi e i nostri obiettivi.

Delle volte anche il non sapere quale strada prendere diventa un problema.

Non tanto perché tutti debbano sapere quale sia la strada giusta per sé.

Mette ansia solo a pensarla una cosa così.

Al contrario, l’ostacolo diventa proprio questo: il credere che prima di agire occorra sapere dove andare.

<< Se si aspettasse di sapere prima di parlare non si aprirebbe mai bocca >> (Henri Fréderic Amiel)

Come si affrontano dunque questi i problemi?

Beh dipende.

Da voi, per lo più.

Dal vostro atteggiamento.

Anche chi veste i panni scomodi dell’ “adulto poco cresciuto” può infatti cambiare le proprie vesti se lo desidera.

In che modo?

Semplice: un passo alla volta.

<< Qualsiasi cosa tu faccia potrebbe non fare alcuna differenza, ma è molto importante che tu la faccia >> (Mahatma Gandhi)

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