PSICOLOGO A VERONA PER IPOCONDRIA
In questa pagina potrei trovare diverse informazioni per capire come lavoro come Psicologo a Verona si occupa di ipocondria e problemi di ansia per le malattie e la salute.
Sono descritti alcuni possibili casi di ipocondria, come pure la metodologia a cui mi rifaccio e i risultati che ci si può attendere da un percorso psicologico.
Qualora tuttavia non trovassi qui ciò che ti occorre, non esitare a contattarmi ai recapiti che troverai più in basso a fondo pagina.
Buona lettura
QUANDO CONTATTARMI
Chi soffre di ipocondria vive purtroppo la difficoltà di non riuscire a rassicurarsi per i propri timori di malattia o per ciò che di insolito e inspiegabile si sta percependo nel proprio corpo.
E questo anche a fronte di rassicurazioni esterne autorevoli o di accertamenti medici specialistici che hanno riportato esiti negativi rispetto a quanto più temuto.
Ciò spinge le persone che soffrono di questo a gestire le proprie ansie in vari modi, spesso poco utili nella pratica, come:
- compiere ulteriori accertamenti e visite specialistiche o evitarle completamente;
- rimuginare di frequente sui reali rischi di aver realmente contratto la malattia;
- compiere delle ricerche su internet relative alla malattia temuta;
- monitorare di frequente la pressione, il battito cardiaco e il sonno e varie sensazioni;
- interrogare ChatGPT per venire da questi rassicurati di non avere ciò che si teme;
- prestare particolare attenzione all’alimentazione e all’attività sportiva;
- distrarsi con lo smartphone o parlando con qualcuno per non pensare a ciò che si teme;
- lamentarsi di frequente per la presenza del disagio fisico percepito;
- chiedere rassicurazioni a parenti, amici o conoscenti esperti in ambito medico, etc.
Le persone con cui ci si confronta si mostrano inizialmente aperte a capire e a dialogare su ciò che suscita ansia, salvo poi stufarsi nell’assistere al perdurare nel tempo degli stessi timori ipocondriaci.
Come risultato, anziché l’ascolto attento e amorevolmente interessato che si vorrebbe, le persone finiscono per dare consigli non richiesti, giudicare, minimizzare il problema o etichettare la persona come “fissata” o “malata mentale”.
Il risultato finale possono essere momenti di rabbia, liti o problemi relazionali.
Dalla mia esperienza come Psicologo a Verona ho constatato che le persone che mi contattano per avere un supporto per la loro ipocondria lo fanno dunque per due ragioni:
- in quanto in quanto stanche delle costanti ansie e dei pensieri ossessivi per le malattie, compromettenti la qualità della propria vita;
- in quanto depresse e abbattute nel sentirsi costantemente poco comprese nella sofferenza fisica ed emotiva che stanno vivendo.
Nell’un caso o nell’altro, prendere contatto con uno psicologo può rivelarsi una buona scelta.
Vediamo qualche esempio di quando può risultare utile prendere contatto con uno psicologo per un problema di ipocondria.
IPOCONDRIA IN PERSONALITÀ ANSIOSO-EVITANTE
Marika è una ragazza ansiosa.
Lo è sempre stata, fin da quando era bambina, ma questo non è mai stato per lei un problema.
Eppure, da qualche tempo sta avendo difficoltà a gestire alcuni brutti pensieri che si stanno presentando.
Teme infatti che possa capitarle un malore improvviso e imprevedibile capace di portarla nel giro di qualche secondo alla morte.
Il solo parlarne la agita, al punto da preferire pensare rapidamente ad altro pur di non entrare in contatto con sensazioni per lei ingestibili e intollerabili.
Ne sono un esempio:
- i dolori al petto, ai muscoli e agli arti;
- il respirare affannoso o la difficoltà a respirare in modo “normale”;
- i tremori e tensione muscolare;
- la sensazione di sbandamento o vertigini;
- i brevi e rapidi “scatti muscolari”;
- la sensazione di ovattamento e cerchio alla testa;
- l’irrequietezza, il non riuscire a stare ferma e rilassarsi;
- i brividi o le vampate di calore;
- la sensazione di pesantezza del corpo o degli arti;
- la spossatezza e stanchezza fisica e mentale, etc.
Marika non sa spiegarsi il perché oggi sia così preoccupata di poter avere un infarto, una meningite fulminante, un ictus ischemico, e così’ via.
Sa solo che da quando ha appreso da una collega di ufficio che il giovane fratello del titolare è venuto a mancare in modo simile, il solo pensiero che possa capitarle anche a lei la terrorizza.
Se infatti nel corso degli anni è riuscita a tenere lontane da sé varie ansie – non per ultima quella di poter perdere un familiare che recentemente si è malato – oggi si scopre come impotente rispetto a questi timori.
Sente come di non avere più controllo della sua ansia e di questi pensieri, capaci di tanto in tanto di portarla persino a vivere attacchi di panico, cosa per altro già sperimentata in passato.
Avverte sempre più un bisogno compulsivo di tenere la mente distratta scrollando video sui social o scrivendo o chiamando persone a lei care, come il suo compagno o la madre.
Quest’ultima le ha suggerito di rivolgersi a uno psicologo per parlare delle sue ansie, forse più per la stanchezza e l’apprensione nel sentire la figlia così agitata, che per reale fiducia in simili specialisti.
Hai bisogno di un supporto?
Scrivimi in privato.
Ti ricontatterò al più presto.
IPOCONDRIA DA ECCESSIVO SENSO DI RESPONSABILITÀ
Davide ha paura di avere un problema neurologico.
È che da qualche mese che una strana sensazione di disorientamento e stanchezza mentale (brain fog) lo sta portando a temere di essere agli esordi di una neuro-degenerazione cerebrale.
Ripensa con apprensione a tutte quelle volte che ha bevuto e fumato facendo festa con amici senza mai preoccuparsi più di tanto dei reali effetti che tali condotte potevano avere sulla sua salute.
Si sente come responsabile di essersi procurato un danno irreversibile con le sue stesse mani per via della sua negligenza e ingenuità.
Ricerca di frequente informazioni nella rete, anche arrivando a leggere i vari commenti di persone che, come lui, lamentano sensazioni e vissuti simili, nella speranza di scongiurare i suoi timori.
Eppure, più si informa, più sembra trovare nuove allarmanti prove a sostegno dei suoi timori.
ChatGPT non sembra essere dello stesso avviso, offrendogli interessanti ragionamenti a sostegno dell’ipotesi che la sua potrebbe essere nient’altro che una comune ansia per le malattie.
Ciononostante, quel rischio seppur minimo che possa essere realmente presente un danno neurologico non viene scongiurato nemmeno dall’intelligenza artificiale.
Cosa che continua a lasciare a Davide il dubbio di avere qualcosa di brutto.
In cuor suo sa di stare bene e di non avere un reale problema medico, ma il pensiero di starsi ingenuamente rassicurando lo mantiene in una condizione di costante ansia.
Certo, un problema simile potrebbe insorgere per varie ragioni: lo smog, l’inquinamento ambientale, il consumo di alimenti venduti senza che siano stati accuratamente controllati, etc.
Tuttavia, può essere certo che non sia stato piuttosto il suo stile di vita non sempre salutare a causare il problema che sta vivendo?
Ma soprattutto, cosa sta vivendo?
È solo stress legato al tanto studio e al lavoro oppure c’è dell’altro?
Davide non riesce a darsi pace, al punto di arrivare ad arrovellarsi il cervello di mille domande ogni qual volta si ritrova ad avere un minuto libero per pensare.
Il mese scorso è stato dal suo medico di base che, pur non allarmato per la situazione riferitagli da Davide, gli ha prescritto alcune visite nell’intento di rassicurarlo.
Visite a cui è andato, ottenendo un responso negativo.
Ciononostante, Davide non si sente certo e sicuro di non avere niente.
E se il mese scorso non vi fossero state ancora le condizioni affinché il problema potesse essere correttamente identificato?
Per questo sta pensando di ricompiere gli stessi accertamenti, magari andando da specialisti fuori città o presso altre strutture.
COME LAVORO IN PRESENZA A VERONA
Chi si occupa di ipocondria sa quanto è spiacevole sentirsi considerati come avente un problema psicologico, anziché un problema medico.
Spesso, infatti, le ansie ipocondriache insorgono sulla base di sensazioni e sintomi corporei reali, benché non sempre riconosciuti dagli accertamenti medici a cui ci si sottopone.
Come Psicologo che a Verona mi occupo di ipocondria, pertanto, non è mio compito confermare o sconfermare la presenza di un presunto problema medico.
Quanto piuttosto cerco di fare è aiutare chi soffre di ansia per le malattie a convivere con tale stato d’animo, gestendolo in un modo da garantire al contempo sicurezza fisica e benessere mentale.
Tale obiettivo viene da me perseguito rifacendomi all’approccio della Terapia Cognitivo Comportamentale (TCC), un approccio nato dalla ricerca scientifica.
La TCC non vede l’ipocondria come una forma d’ansia causata da “problemi immaginari”.
Al contrario, attribuisce il mantenimento della sofferenza psico-emotiva a due aspetti tra tutti:
- alla presenza di specifici schemi di pensiero disadattivi, predisponenti inconsapevolmente la persona ad avere continue ossessioni di malattia;
- alla messa in atto di comportamenti disfunzionali, alimentanti il sentimento di incertezza, insicurezza e pericolo.
Come tale, la TCC cerca di aiutare la persona a riconoscere i propri schemi mentali e di comportamento disfunzionali, proponendo delle possibili alternative più benefiche e salutari.
L’approccio è collaborativo, aperto alla discussione reciproca tra terapeuta e paziente al fine di comprendere a fondo il problema e stabilire assieme una possibile strategia per superarlo.
Per raggiungere tale intento, ci si prende un primo periodo di analisi dettagliata del problema, non mancando di analizzare fatti rilevanti del passato che possono spiegare il problema attuale.
Il focus primario, tuttavia, rimane il qui e ora, in quanto è nel presente che la persona vive il disagio ed è nel presente che la persona può trovare le risorse per risolverlo.
Successiva alla definizione del problema è la definizione della strategia e delle relative tecniche terapeutiche da utilizzare per ridurre il disagio psico-emotivo per il quale la persona ha richiesto un supporto psicologico.
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Scrivimi in privato.
Ti ricontatterò al più presto.
QUALI RISULTATI ASPETTARSI
Poiché non è possibile escludere che i sintomi psico-corporei lamentati siano riconducibili a un aspetto organico piuttosto che a un problema d’ansia per le malattie, è corretto prospettarsi che gli stessi rimangano al termine del percorso.
Un buon intervento psicologico, infatti, non mira a rimuovere questi ultimi, quanto piuttosto a tollerarne meglio la presenza, intervenendo su pensieri e comportamenti che ne ostacolano l’accettazione.
Il persistere di sintomi fisici viene come tale concepito e preso debitamente in considerazione stabilendo strategie per continuare a monitorarne la presenza e l’andamento in un modo non alimentante ansia e disagio.
Discorso analogo riguarda l’emergere dei pensieri intrusivi di avere una malattia, accolti al pari di ogni altro pensiero spiacevole senza che gli stessi vengano evitati o scacciati.
Come tale, anche il riemergere di paure analoghe o similari deve essere preso in considerazione, in quanto è la non accettazione di sintomi corporei e pensieri intrusivi di malattia il cuore del problema.
Imparare ad accogliere sensazioni e pensieri spiacevoli porterà così a ritornare a prendere in mano la propria vita senza che la stessa venga più limitata da disagio o da quanto compiuto per ridurlo.
DOVE RICEVO A VERONA
A Verona ricevo su appuntamento presso il mio studio sito in Stradone Porta Palio 70.
COME CONTATTARMI
Potete contattarmi tranquillamente chiamandomi telefonicamente o mandandomi un messaggio su Whatsapp, oppure mandandomi un’e-mail ai seguenti recapiti:

Qualora non rispondessi subito, avrò cura di farlo non appena mi sarà possibile.
Diversamente potete contattarmi attraverso il modulo di contatto che trovate qui in basso.









