
PSICOLOGO PER DIPENDEZE PATOLOGICHE A VERONA
INDICE PAGINA
INTRODUZIONE
Se ti trovi a Verona e stai cercando uno Psicologo per risolvere una Dipendenza Patologica, in questa pagina troverai tutte le informazioni che ti servono per capire se la mia figura possa fare o meno a caso tuo.
È stata scritta apposta per aiutarti in questa scelta, spiegandoti in quali casi le persone mi contattano a Verona per risolvere il loro problema di dipendenza, quale metodo propongo per uscire da questo problema e quali risultati aspettarsi.
Prenditi tutto il tempo che serve prima di scegliere se iniziare un percorso con me o fissare anche un semplice colloquio conoscitivo, non precludendoti di scrivermi o chiamarmi per avere ulteriori informazioni.
QUANDO CONTATTARMI
La dipendenza patologica è insidiosa, in quanto ci porta a sentire di avere bisogno di un qualcosa di cui inizialmente non sentivamo la necessità.
E proprio perché ottenere ciò genera piacere e gratificazione, questo viene ricercato come se fossimo realmente noi a volerlo.
Questa è la ragione per la quale in ambito specialistico si parla dei problemi di dipendenza come di problemi di motivazione.
Non in quanto la persona dipendente è vista come una persona che non ha motivazione o forza di volontà, come molti pensano.
Al contrario, per rimarcare il fatto che, quando una dipendenza patologica è presente, la persona si ritrova suo malgrado motivata inconsapevolmente a ricercare ciò verso cui ha contratto la dipendenza.
Chiaramente, poiché ottenere ciò che “si desidera” crea piacere e gratificazione, la persona può rimanere convinta che l’uso sia il riflesso della sua volontà.
Tuttavia, in assenza di questo “piacere fittizio”, la persona si scopre non più così motivata a ricercare e usare ciò verso cui è dipendente.
Ecco allora che parlare di dipendenza equivale a parlare di una condizione patologica in cui corpo e mente spingono a ricercare qualcosa che l’organismo sta ingenuamente ritenendo fondamentale per il proprio benessere.
Al pari di un bisogno primario come il mangiare, il bere, il dormire e così via.
Situazioni come queste possono ben descrivere questo fenomeno:
- si prova ansia, nervosismo ed eccitazione nell’attendere il momento in cui si userà la sostanza, al punto da ritenere meno appagante tutto il resto;
- ci si sveglia con già in testa il pensiero di non voler cedere a quel richiamo che il giorno prima ha spinto verso un uso eccessivo e incontrollato;
- si continua a programmare il momento in cui si ridurrà/interromperà l’uso, posticipandolo sempre a un domani che stenta ad arrivare;
- non si riesce a dormire senza aver dato sfogo al comportamento di dipendenza che si vuole compiere per stare più in pace con se stessi;
- il tempo senza usare appare lungo e snervante, al punto da sentire di aver compiuto un’impresa anche solo rimanendo ore o giorni senza usare;
- si avverte depressione, noia e e svogliatezza senza l’uso, al punto da vivere come non appagante ciò che prima dava interesse e gratificazione;
- compaiono pensieri ossessivi riguardanti l’uso che distolgono l’attenzione da ciò che si sta facendo, generando stress e stanchezza mentale;
- occasionalmente emergono crisi di panico per periodi prolungati senza usare o cedere al comportamento di dipendenza;
- l’astinenza genera un stato di tensione tale da portare a scatti di rabbia che alimentano conflitti di coppia o difficoltà nella relazione con gli altri.
Quando sono presenti situazioni simili, parlarne con qualcuno di cui ci si fida può essere preferibile piuttosto che provare a risolvere da soli un problema complesso e subdolo come una dipendenza patologica.
Vediamone adesso alcuni esempio di situazioni comuni di dipendenza.
DIPENDENZA DA ALCOL
Fabrizio ha un problema con l’alcol, o per lo meno secondo la moglie.
Lui infatti non ritiene di bere più di quanto non facciano altre persone a Verona, sentendosi per questo un perfetto veronese DOC!
A un’analisi più attenta, tuttavia, Fabrizio sa che negli ultimi tempi sta bevendo un po’ troppo rispetto ai suoi standard e a quelli delle persone che gli stanno vicino, ma ciononostante non vuole ammetterlo agli altri, come pure a se stesso.
Farlo vorrebbe dire infatti riconoscere di avere un problema, ma soprattutto sentirsi un problema, un fallimento.
Inoltre, bere a Fabrizio piace ed è convinto di potersi controllare, se realmente lo volesse .
Se ora non lo sta facendo è solo perché si sente braccato dalla vita, dagli impegni, dalle scadenze.
Da tutte le difficoltà che si sono accumulate negli anni e che lo portano oggi a essere costantemente teso, preoccupato, stressato.
Per questo beve.
Per alleggerirsi da tutto, per evadere, per non pensare.
Vede il suo bere come un semplice “vizio” o una malsana “abitudine“, piuttosto che un vero e proprio “problema“.
In cuor suo pensa che il vero problema non sia il bere, ma tutto ciò che non vuole affrontare.
O meglio, che affronta anche grazie all’alcol.
Un goto alla volta.
Come per stemperare quell’ondata di pesantezza che, diversamente, monopolizzerebbe tutto il resto.
Eppure, quella che per Fabrizio non è altro che un’abitudine, per la moglie Cristina sta diventando motivo di distacco tra i due.
Cristina sa che Fabrizio non è sereno e capisce che sta ributtando tutto il suo malessere nell’alcol, al unto che anche questo è diventato parte del problema.
Rincasa sempre più spesso tardi e spesso in evidente stato di alterazione.
È trasandato, fa fatica a socializzare senza il bere (anche con gli amici) , preferendo più spesso rimanere per le sue quando sobrio.
Fabrizio sa che, così come stanno, le cose non potranno andare avanti ancora per molto, ma teme di non riuscire a rimettere in piedi i pezzi della sua vita.
L’incontro con uno psicologo è di aiuto, nei casi come quello di Fabrizio, per diluire in una relazione, piuttosto che nell’alcol, difficoltà che non si vogliono condividere in casa o che è fin troppo faticoso risolvere da soli.
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DIPENDENZA DA FARMACI
Patrizia ha seguito alla lettera le indicazioni del suo medico di base, assumendo ogni notte alcuni farmaci dall’effetto ansiolitico e sonnifero per aiutarla a dormire.
Non riusciva più a prendere sonno come un tempo e, quando finalmente sembrava assopirsi, si ritrovava a svegliarsi più volte durante la notte senza più riuscire a dormire.
Aveva già provato diversi rimedi, quali la melatonina, le erbe e gli oli essenziali consigliatile dall’erborista di fiducia, gli integratori omeopatici di un amico di fiducia, le tisane, le camomille e molto altro ancora, ma niente sembrava funzionare.
Con il tempo l’uso di questi farmaci è diventato un’abitudine per la donna, al punto da non riuscire più a dormire senza.
Voleva discuterne con il suo medico, per capire se e quando sospenderne l’utilizzo, ma la difficoltà nel reperirlo, da un lato, e la paura del ripresentarsi del problema di sonno, dall’altro, avevano fatto cadere il discorso in sordina.
Patrizia, inoltre, ha sempre sofferto ansia e ipocondria, come la madre prima di lei d’altronde, anch’essa legata a farmaci simili per gestire le proprie angosce giornaliere.
Non è stata dunque una modifica estranea alla vita di Patrizia quella di fare ricorso a questi farmaci, come pure quella di continuare a usarli nel corso del tempo.
Con il tempo ha dovuto aumentare il dosaggio per poter avere l’effetto sedativo desiderato, talvolta anche assumendo questi farmaci durante il giorno per sedare le sue crisi d’ansia.
A quasi 3 anni di distanza, Patrizia si ritrova punto e a capo a non riuscire a dormire e con un’ansia e pensieri ossessivi di difficile gestione.
La figlia si è accorta del problema nel vedere la mamma stordita e incerta alla guida della sua vettura, come pure nel vederla scivolare in casa a più riprese sotto l’effetto stordente dei farmaci.
Patrizia sa di avere un problema, ma non sa bene come uscirne.
La prospettiva di togliere il farmaco la spaventa, in quanto teme di ritrovarsi a vivere crisi di panico e ancora più ansia di quello che già sta vivendo.
Al contempo capisce che la strada intrapresa non può più essere gestita autonomamente, necessitando dell’ausilio di una figura competente in materia.
In situazioni come quella di Patrizia, diventa spesso difficile gestire autonomamente l’ansia e l’insonnia che conseguono alla sospensione del farmaco.
Un supporto professionale può allora aiutare a rendere questo passaggio più morbido e graduale, affiancando al lavoro medico anche uno spazio di condivisione dei propri vissuti e di apprendimento di modalità alternative per gestire il disagio emotivo.
COME LAVORO IN PRESENZA A VERONA
Come Psicologo a Verona che si occupa di dipendenze patologiche, lavoro secondo l’approccio della Terapia Cognitivo Comportamentale.
Tale approccio terapeutico prevede di lavorare insieme per capire meglio i fattori di mantenimento della dipendenza che starebbero agendo nel qui e ora.
Non un lavoro orientato primariamente al passato, quanto piuttosto al momento presente e alle difficoltà concrete e oggettive riportate dalla persona nel quotidiano.
Particolare attenzione viene data alla comprensione di ciò che nel qui e ora:
- alimenta i comportamenti di dipendenza;
- si sta già facendo per contrastare l’uso e il desiderio di usare.
Parte importante del lavoro terapeutico consiste nell’offrire informazioni corrette su ciò che accade quando è presente una dipendenza.
Questo al fine di ridurre fenomeni di stigma e autocritica per le difficoltà che normalmente si vivono nel non riuscire a smettere.
Sentimenti di colpa, vergogna, rabbia verso di sé o depressione possono infatti indebolire la motivazione a uscire da una dipendenza.
Come tali, simili emozioni hanno bisogno di essere accolte e ridefinite alla luce delle difficoltà reali di chi vive una dipendenza.
Troppo spesso si arriva infatti a pensare che uscire da una dipendenza sia puramente una questione di forza di volontà.
Non si considera invece che quando è presente una dipendenza si è intrinsecamente motivati all’uso, anche quando non lo si vorrebbe.
Spesso la dipendenza fa fare alle persone ciò che è contro i propri principi e valori, mettendo in crisi la propria immagine di sé.
Ecco dunque che offrire le giuste informazioni e supportare la persona nel ridefinirsi sulla base di ciò a cui si dà valore aiuta a non perdere la fiducia e la motivazione al cambiamento.
A questa prima fase di raccolta di informazioni sul problema, si passa a una fase più strategica di definizione del piano terapeutico vero e proprio.
Esercizi di rilassamento, pratiche di meditazione e tecniche cognitivo-comportamentali vengono così integrate nel lavoro per il raggiungimento dell’obiettivo condiviso che si intende perseguire.
Sia esso il raggiungimento e mantenimento dell’astinenza, o anche solo la riduzione parziale dell’uso.
Tale piano può o meno prevedere l’identificazione di un medico o psichiatra esperto in dipendenze sul territorio di Verona per aiutare la persona nella gestione dell’astinenza e del forte richiamo all’uso.
Centrale nell’approccio terapeutico rimane il mantenere una relazione aperta e non giudicante, finalizzata a comprendere le difficoltà legate all’uscire dalla dipendenza e sostenere la persona nei suoi sforzi verso una vita più stabile e serena.
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QUALI RISULTATI ASPETTARSI
Interrompere una dipendenza è un percorso che presenta normali momenti di miglioramento e momenti di difficoltà.
Qualcuno riesce a uscire dalla dipendenza nel giro di qualche mese, qualcun altro richiede invece più tempo.
Le differenze nelle tempistiche variano in funzione di più fattori.
Ne sono un esempio, le risorse personali, familiari e sociali a disposizione, la tipologia di dipendenza, la presenza di problemi di coppia, problemi d’ansia o depressivi in sottofondo, etc.
Quale che sia il tempo necessario per raggiungere l’obiettivo desiderato, è importante considerare che un ritorno alla dipendenza può verificarsi anche dopo periodi di miglioramento.
Scivoloni o ricadute non rappresentano un fallimento nel percorso, ma momenti normali e possibili all’interno di un processo più ampio di uscita dalla dipendenza
Non a caso le principali linee guida internazionali invitano a contemplare non solo la prevenzione delle ricadute, anche la loro gestione
Un buon esito della terapia non dovrebbe quindi basarsi solo sull’interruzione della dipendenza, ma anche sull’accrescere la capacità individuale di affrontare eventuali difficoltà.
Tutto questo al fine di non lasciarsi bloccare da paura, senso di colpa o vergogna che rischierebbero di rallentare una nuova ripresa.
Al contrario, dovrebbe anche offrire validi strumenti per risollevarsi senza indugiare in paure, sensi di colpa o vergogna che ritarderebbero la nuova ripresa della propria vita.
In quest’ottica, parte del lavoro che propongo come Psicologo a Verona per le dipendenze consiste proprio nel costruire insieme alla persona strumenti e risorse utili a sostenere nel tempo il cambiamento.
DOVE RICEVO A VERONA
A Verona ricevo su appuntamento presso il mio studio in Stradone Porta Palio 70.
COME CONTATTARMI
Se vuoi fissare un appuntamento per risolvere un problema di dipendenza patologica o avere informazioni in più sul mio lavoro come Psicologo a Verona, puoi contattarmi telefonicamente chiamandomi o mandandomi un messaggio su whatsapp, oppure mandandomi un’e-mail ai seguenti recapiti:

Qualora non rispondessi subito, avrò cura di farlo non appena mi sarà possibile.
Diversamente puoi contattarmi attraverso il modulo di contatto che trovi qui in basso.











