PARLARE TRA SÉ E SÉ

Tutti noi parliamo con noi stessi.
Più spesso inconsapevolmente e in modo tacito, altre volte consapevolmente e a voce alta.
È una risorsa che abbiamo acquisito fin dai primi anni di vita ed è associata allo sviluppo delle capacità linguistiche.
Districandosi nel gioco del “parlare”, il bambino impara a parlare di se stesso tra sé e sé.
Crescendo, pensieri, sensazioni ed emozioni diventano così contenuti verbalizzabili e di riflesso più comprensibili e gestibili.
Non a caso, un particolare tipo di psicoterapia, nota come Terapia Cognitivo Comportamentale, cerca proprio di accrescere la capacità di gestione emotiva della persona stimolando un cambiamento nel modo di riflettere e parlare tra sé e sé.
Chiaramente, tanto più si diventa abili nel padroneggiare un simile dialogo interiore, quanto più si può diventare abili nel comunicare agli altri i propri sentimenti.
Talvolta, tuttavia, questa forma di dialogo con noi stessi può assumere le caratteristiche di una modalità disfunzionale di controllo delle emozioni che mantiene un problema di percezione e gestione dei propri sentimenti.
Ad esempio, uno sforzo perfezionistico di curare la forma di un discorso può permettere di trasmettere un vissuto in modo chiaro, logico e sequenziale, ma talvolta a discapito della capacità di trasmettere in modo altrettanto chiaro il contenuto emotivo che vi sta alla base.
Come risultato, il discorso può apparire fluido, chiaro ed elegante, ma vuoto, in quanto troppo freddo, razionale e studiato a tavolino.
Se in certi contesti questo eccesso di razionalità può premiare (ad es., lavoro), in altri, al contrario, può penalizzare (ad es., socializzazione tra amici).
Comprendere quanto e come usare la capacità di razionalizzare i propri vissuti interiori è senz’altro un’importante risorsa per adattarsi al meglio a ogni contesto.




