ANSIA PER LE MALATTIE

ansia da malattia verona

scritto da Dr. Alessio Congiu

Luca ha 35 anni.

Lavora come impiegato presso una ditta edile del paese in cui è nato.

È fidanzato da 2 anni con Carla, ragazza poco più giovane di lui, verso cui si sente molto legato.

Si definisce uno “sportivo”, data la passione per le attività sportive all’aria aperta, specialmente la bicicletta, passione a lui trasmessa dal nonno, grande tifoso di Felice Gimondi.

Ogni weekend Luca allontana lo stress della settimana pedalando sulla sua bella gravel bike argentata.

gravel bike verona

Tempo permettendo, s’intende.

Luca, infatti, è un ragazzo molto prudente, attento all’alimentazione e alla cura della propria salute.

Ogni anno non manca di prestarsi ai consueti esami medici di routine, tanto per sincerarsi che sia tutto in regola.

Dal termine di lockdown, tuttavia, qualcosa nella sua vita è cambiato.

Sembra costantemente in ansia per il covid-19, come pure altre malattie gravi e invalidanti.

Soltanto nel mese di Giugno si sarà sottoposto a più di 15 visite mediche per sincerarsi delle proprie condizioni, ottenendo puntualmente responsi negativi.

Luca ha iniziato a sviluppare un disturbo d’ansia da malattia.

Più volte i medici a cui Luca si è rivolto hanno provato a instillare in lui il dubbio che il proprio timore abbia in realtà una natura psicologica.

Ma per quante volte ciò sia avvenuto, Luca rimane fortemente scettico all’idea che un disagio fisico possa avere una causa psicologica.




CHE COS’È L’ANSIA PER LE MALATTIE

È difficile pensare che possa esistere persona sulla faccia della Terra che non tema la possibilità di contrarre una grave malattia, specialmente se molto dolorosa e dal decorso ingravescente.

Non tutte le persone, tuttavia, vedono la loro vita limitata a seguito di tale preoccupazione.

Distinguiamo quindi una forma di ansia da malattia “normale” da una “patologica”.

Per farlo solitamente ci si affida tanto a criteri oggettivi (es., livelli di intensità dell’ansia nella popolazione generale), quanto a criteri soggettivi (es., limitazione nel raggiungimento di obiettivi personali).

La preoccupazione per la salute può dunque strutturarsi come un disturbo psico-emotivo laddove diventasse più intensa e frequente di quella vissuta dalla maggior parte delle persone, e laddove portasse a vedere frustrati alcuni importanti desideri personali.

Un tempo si era soliti parlare di ipocondria per riferirsi a questa condizione patologica di eccessiva ansia per la salute.

Oggigiorno tale diagnosi è stata sostituita nel Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DMS-5) da due nuove diagnosi: quella di disturbo da sintomi somatici e di disturbo d’ansia da malattia.

disturbo d'ansia da malattia

Un grande passo avanti per la valutazione e il trattamento di questo disturbo?

No, almeno secondo chi scrive.

Quasi nessuno specialista, infatti, si avvale di tali diagnosi per inquadrare una condizione di disagio psico-fisico caratterizzata da intensa ansia per le malattie.

Il motivo sembra rintracciabile nella grande somiglianza presente tra le due diagnosi, differenziabili tra loro principalmente per la presenza/assenza di sintomi somatici (es., dolore, spossatezza, mal di testa, mal di stomaco, etc.) e/o per la loro intensità.

In breve, si avrebbe una diagnosi di Disturbo da sintomi somatici in presenza di un’eccessiva ansia per la salute e sintomi somatici di media o grande intensità, ed una di Disturbo d’ansia da malattia in presenza di un’eccessiva ansia per la salute e (se presenti) sintomi somatici di lieve intensità.

Capite bene, dunque, come sia facilmente possibile transitare da una all’altra di queste condizioni al sopraggiungere di specifici sintomi, come pure all’aggravarsi della loro intensità.




COME SI MANIFESTA L’ANSIA PER LE MALATTIE

Come tutti i problemi d’ansia, anche quello legata all’ansia da malattia può essere descritto da almeno tre punti di vista: cognitivo, comportamentale, fisiologico.

LIVELLO COGNITIVO

Dall’emergere della pandemia da covid-19, Luca presta molta più attenzione a tutti i segnali provenienti dal proprio corpo.

Ogni qual volta avverte una sensazione insolita, la sua mente non manca di prospettargli uno degli scenari da lui più temuti: quello di aver contratto una grave malattia.

« Mi sembra di avere internamente un potentissimo sensore che registra anche i micro movimenti. Ad ogni respiro sento rumori e movimenti strani che mi mandano in paranoia. Questa mattina, per esempio, respirando da seduto sentivo come una vibrazione/movimento nel petto. Alla fine mi sono reso conto che era solo la maglietta che, con il movimento del respiro, provocava una vibrazione ».

Pensieri analoghi a quello sopra descritto sono comuni nelle persone che soffrono di ipocondria, benché non attestino in senso stretto la presenza di un disturbo.

Pensieri di malattia, infatti, sono comuni in chiunque abbia a cuore la propria salute.

Quanto invece sembra più tipico dell’ipocondria è l’alta frequenza con cui tali manifestazioni mentali tendono a presentarsi, come pure il maggiore disagio con cui solitamente si accompagnano.

pensare di avere una malattia verona




LIVELLO FISIOLOGICO

Indipendentemente dal fatto che fossero o meno presenti sintomi corporei, il sopraggiungere di un’intensa ansia per le malattie porta il corpo ad attivarsi.

Incrementa la frequenza cardiaca, per aumentare la velocità di spostamento del sangue  all’interno del corpo; aumenta la sudorazione, per ridurre la temperatura interna innalzatasi a seguito dell’incremento dell’attività cardiovascolare; aumenta la probabilità di percepire “scosse” dei muscoli, irrigiditisi per sostenere quei comportamenti utili a prevenire il rischio di malattia.

Come è facilmente intuibile, una mente particolarmente sensibile alle diverse sensazioni interne non potrà che accorgersi immediatamente di tale stato di attivazione, andando così a trovare via via sempre più conferme ai propri timori.

ansia da malattia

Un cuore che batte più velocemente, ad esempio, può portare a pensare di andare incontro ad un infarto, portando di riflesso a vivere spiacevoli momenti di panico.

Un respiro affannoso può venire interpretato come un sintomo del coronavirus, accrescendo enormemente lo stato di allarme e i diversi tentativi di controllo della propria salute.

Una semplice emicrania muscolo-tensiva chiamerebbe subito alla mente uno scenario di tumore cerebrale, alimentante un bisogno altrettanto urgente di ricevere rassicurazioni da parte di familiari o specialisti.

Ciascuna sensazione fisica può dunque venire letta in modo catastrofico, portando ad agitarsi e a leggere alcuni normali segni della nuova attività corporea come una prova attestante i propri timori.

« Una mattina qualunque, a casa a seguire i lavori dei muratori. La mente abbastanza libera, stranamente; una specie di benessere generale. Poi all’improvviso un battito “sbagliato” e da li panico e paura. Tutto il benessere cancellato di colpo. La mente che controlla il corpo in modo ossessivo alla ricerca di “mali” inesistenti ma che in quel momento sembrano reali ».




LIVELLO COMPORTAMENTALE

Pensare di avere una malattia grave e invalidante e vedere il proprio corpo attivarsi di riflesso porta spesso ad assumere determinati comportamenti protettivi.

Quelli che più comunemente si osservano in chi lamenta problematiche ipocondriache sono i seguenti

  • compiere visite specialiste o evitarle del tutto
  • ricercare informazioni sulla malattia che si teme di aver contratto
  • ricercare rassicurazioni da amici, conoscenti o parenti
  • rimuginare sul problema di salute
  • controllare frequentemente il proprio corpo o monitorare le sensazioni interne

Tali comportamenti vengono compiuti in quanto ritenuti utili dalla persona per guarire dalla problematica che si teme di aver contratto (come capita nel utili disturbo da sintomi somatici) o per prevenirne l’occorrenza (come capita nel disturbo d’ansia da malattia).

Quanto non viene spesso riconosciuto da chi vive questa problematica è l’effetto di mantenimento che questi comportamenti hanno sull’ipocondria.

Verrebbe dunque da chiedersi il motivo per il quale la persona continui a reiterare comportamenti ritenuti di per sé parte del problema.

Il motivo è spesso legato alla generale diffidenza che queste persone nutrono all’idea che quanto da esse vissuto abbia in realtà una base psicologica più che organica.

« L’ipocondriaco non pensa di essere ipocondriaco. Non pensa che i suoi siano problemi mentali, in quanto i sintomi sono reali e a volte invalidanti. Quindi pensa di stare male, di essere “malato vero“. Pensa che nessuno abbia capito o visto bene, quindi cerca rassicurazione negli esami medici, ma dura poco: a volte si sposta tutto su un’altra malattia..»




COME FUNZIONA L’ANSIA PER LE MALATTIE

Pensare di avere o di poter contrarre una malattia ed agitarsi di conseguenza è, come si è visto, un qualcosa di assolutamente normale.

Chi, infatti, non ha mai temuto di aver contratto o di poter contrarre il covid-19?

Comprendere dunque come funziona l’ipocondria significa sostanzialmente cercare di capire che cosa caratterizza questa condizione psico-emotiva.

IL CASO DI LUCA

« Tutto è successo intorno a Maggio quando mi è venuta tachicardia. Inizialmente pensavo fosse dovuta agli antinfiammatori presi in precedenza per curare un’ernia. La tachicardia per lunghi giorni mi ha portato a pensare che avessi qualcosa al cuore, perché non era normale avere i battiti accelerati per tempi così lunghi. Così mi sono deciso a fare una visita cardiologica, facendo ECG, ECO, etc. I risultati tutto ok. La cardiologa mi ha detto che era solo ansia e che potevo stare tranquillo ».

Come si evince dalle parole di Luca, la percezione di un’insolita e prolungata tachicardia ha portato la mente del giovane a prospettarsi uno scenario negativo di malattia e a vivere conseguentemente una buona dose di ansia.

Tale emozione ha quindi portato Luca a compiere specifici accertamenti medici finalizzati a rassicurarsi circa le proprie condizioni di salute.

paura delle malattie verona

Se il responso negativo offerto dalla cardiologa fosse riuscito effettivamente a tranquillizzare Luca, probabilmente ci troveremmo distanti da un problema di ansia per le malattie.

Che cosa è successo invece a Luca?

« La notte del 15 giugno, dopo una lunga bevuta con amici, focalizzai il pensiero sul cuore per capire se percepivo o meno i battiti e, concentrandomi, non riuscii a percepire più nulla. Il cuore era lento che quasi non lo sentivo più. Preso dall’ansia, mi è venuta un’oppressione al torace sinistro, come se qualcuno mi stesse premendo sul torace. Spaventato e in panico, pensavo si trattasse di qualche sintomo cardiaco che mi ha spinto ad effettuare una nuova visita dalla stessa cardiologa, ripetendo gli stessi esami, ma tutti di nuovo negativi. Preoccupato effettuo altre due visite cardiologiche da altri due cardiologi, una visita dal pneumologo e due volte in pronto soccorso, dove mi hanno fatto analisi del sangue, RX ai polmoni ed ECG. Tutti negativi  ».

A giudicare dall’esito che ha avuto il primo responso medico, sembra che il suo effetto sia stato efficace più sul breve che sul lungo periodo.

A distanza di poco tempo, infatti, Luca si trova nuovamente preoccupato di poter avere un grave problema al cuore, al punto da reagire a tale preoccupazione monitorando costantemente il battito cardiaco.

Come spesso capita in chi vive un’intensa e frequente ansia per le malattie, tuttavia, il monitorare costantemente alcune sensazioni interne porta alla mente più prove che sconferme ai propri timori ipocondriaci.

Luca si trova così più convinto di quanto già non fosse di avere un grave problema cardiaco, vedendo accrescere la sua ansia e con essa il bisogno di essere rassicurato.

In che modo?

Semplice: compiendo tutti gli accertamenti del caso.

L’effetto?

Come già accaduto in precedente,  una  riduzione immediata dell’ansia per le malattie che manterrà tuttavia il problema ipocondriaco nel lungo periodo.

paura di infarto verona

Ecco dunque trovato il fattore distintivo del problema di ansia per le malattie: la difficoltà a rassicurarsi di fronte ad un esame negativo come capita alla maggioranza delle persone e il continuo ripresentarsi di pensieri di malattia.

Perché?

La Terapia Cognitivo Comportamentale che propongo come psicologo a Verona e online chiama in causa il ruolo svolto dai fattori implicati nel problema di ansia per le malattie.

Accanto ai fattori prettamente comportamentali già descritti in precedenza, specifici fattori cognitivi sembrerebbero responsabili nel continuo ripresentarsi dei pensieri di malattia.

Se come per magia potessimo entrare all’interno mente di Luca, potremmo forse scorgere una struttura che avrebbe come mattoni le nostre convinzioni e i nostri scopi.

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Quali sono dunque le convinzioni e le motivazioni che reggono il problema dell’ipocondria?




#1. NON CONTRARRE UNA MALATTIA…È POSSIBILE

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Chi soffre di ansia per le malattie è spesso convinto di poter escludere al 100% che le sensazioni provate indichino la presenza di una malattia.

Tale convinzione viene solitamente inquadrata in uno schema cognitivo che nella letteratura scientifica va sotto il nome di intolleranza alla sensazione di incertezza.

« Per un certo periodo sono stato bene. Ora vivo nella costante paura che possa succedere qualcosa di brutto. Non so come fanno gli altri a tollerare questa incertezza…»

In pratica, si è convinti che sia possibile ridurre il grado di dubbio circa la possibilità di avere effettivamente una malattia raggiungendo un grado di certezza prossimo al 100%.

Questo pensiero porta la persona a sentirsi in dovere di raggiungere necessariamente la certezza assoluta che la malattia tanto temuta non sia stata contratta (es., “Devo essere assolutamente certo di non avere un problema cardiaco”).

Non è infrequente che tale schema di pensiero si associ alla presenza di un’altra convinzione, quella di non possedere le capacità utili per fronteggiare tutto quello che comporterebbe avere la malattia temuta (es., “Non sarei in grado di affrontare il ricovero e l’intervento”).

Nel loro insieme, tali convinzioni portano la persona a sperimentare un marcato bisogno di prevedibilità e certezza ogni qual volta emergesse il dubbio di aver contratto una malattia.

Sarebbe questo insieme di convinzioni a predisporre la ricerca compulsiva di  informazioni per ridurre l’ambiguità e il grado di incertezza percepito.

Come si è visto per il caso di Luca, questo può portare a rimettere continuamente in discussione la validità delle rassicurazioni offerte in precedenza dagli specialisti.

rimuginare

La convinzione di poter evitare di contrarre la malattia temuta, inoltre, è spesso associata all’idea che questo sia possibile  attraverso un monitoraggio costante di tutti i possibili segni premonitori di una malattia, uno pensiero noto nella letteratura specialista come “pensiero magico”.

« Passo ore ed ore al giorno a guardare i sintomi. Faccio esami del sangue una volta al mese, risonanze, visite di ogni tipo, ma non basta mai. Più passa il tempo, più mi accorgo che stanno aumentano azioni che faccio ripetutamente, e che devo fare perché sennò penso che qualcosa potrebbe andare male ».




#2. NON CONTRARRE UNA MALATTIA…È UN DOVERE

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L’eccessiva ansia per le malattie è spesso legata alla presenza di uno schema di eccessiva responsabilità personale, esplicantesi nella convinzione che non prevenire una malattia sia da persone incoscienti e irresponsabili.

« Non pretendo di essere uno che non si preoccuperà più di nulla, perché mi sembra impossibile. Tipo quelle persone che hanno avuto già una malattia, ma vanno avanti comunque con ragionamenti del tipo “Vivo alla giornata” o “Di qualcosa si deve pur morire”. Per me sono incoscienti, ma da  una parte li invidio, perché,  se pensano davvero quello che dicono, stanno bene al mondo »

Se per certi versi tale pensiero appare condiviso dalla maggior parte delle persone, portato all’estremo può certamente predisporre a vivere livelli più intensi di ansia per le malattie.

Accanto al rischio per la propria incolumità fisica, infatti, si potrebbe temere anche di contravvenire ad un proprio principio etico, aggiungendo, ad una normale ansia per le malattie, anche un fortissimo senso di colpa per inadempienza morale.




#3. NON CONTRARRE UNA MALATTIA…È CONVENIENTE

meglio prevenire

Tutti i comportamenti protettivi che solitamente si associano alle’ipocondria hanno un aspetto in comune: quello di essere guidati dall’emozione di ansia per le malattie.

Riconoscere l’emozione sottostante ad una determinata condotta consente di prevedere quando quella stessa condotta potrebbe cessare.

Nelle problematiche ipocondriache questo si traduce nel riconoscere che  il comportamento protettivo andrebbe via via a perdere di forza al decrescere dell’ansia per le malattie.

In pratica assolve ad una funzione inconsapevole di auto-regolazione emotiva.

Ne è un esempio la continua ricerca di rassicurazioni mediche da parte di Luca, preoccupato all’idea di aver contratto un grave problema cardiaco.

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Affermare che l’ansia di Luca si riduca per effetto dell’esito negativo di una visita medica, tuttavia, non  esclude la possibilità oggettiva che la malattia temuta sia presente.

Tuttavia Luca si rassicura, in quanto il suo intento è quello di ridurre l’ansia di avere una malattia, non già quello di valutare oggettivamente la presenza di una malattia.

Luca, infatti, non è malato, ma teme di esserlo, non riuscendo a tollerare l’ansia per una una normale condizione di dubbio.

Tale effetto positivo è spesso alla base della convinzione che tali condotte siano realmente utili.

In pratica, ci si focalizza sui vantaggi a breve termine dell’attività di prevenzione (es., riduzione ansia), ma non sugli svantaggi che tali comportamenti determinano nel lungo termine (es., qualità di vita).

« Meglio prevenire che curare dico sempre io. Poi i sintomi se non si curano di solito peggiorano o cambiano di continuo finché non hai risolto la tua situazione »




#4. CONTRARRE UNA MALATTIA…È MOLTO GRAVE

ipocondria verona

L’aspetto più ostico del problema ipocondriaco è certamente quello legato alla percezione soggettiva di gravità della malattia temuta.

Come poter negare a chi soffre di eccessiva ansia per le malattie che determinate patologie non siano effettivamente gravi?

Per quanto infatti sia apparentemente più semplice per malattie lievi, riconoscere come “eccessiva” l’ansia per le malattie potrebbe risultare più complesso per malattie più  gravi e invalidanti.

Quanto in questo caso ci permetterebbe di valutare il grado di eccessività dell’ansia per le malattie sarebbe il tipo di esperienza realmente temuta dalla persona.

Solitamente, infatti, chi soffre di ipocondria non sviluppa ansia all’idea di aver contratto una qualunque malattia.

Le patologie più temute, al contrario, sono quelle che  soggettivamente si crede che possano esporre  a:

  • Dolore e senso di decadimento  fisico

paura del dolore e delle malattie

« A me è il dolore (soprattutto quello fisico) che mi frega. Io riesco anche a pensare ad altro e ad essere positivo, ma al minimo dolore ricado nel tunnel. È paura del dolore, di soffrire, di stare male...»

paura di essere deboli

«Io ho la fissa di essere “debole” e fare sforzi fisici mi terrorizza. Cammino e inizio come a sentire degli strani formicolii a braccia e gambe… »

  • Senso di colpa

paura della responsabilità

«…e mi sento in colpa anche a stare senza fare niente, mentre prima mi godevo l’ozio senza sensi di colpa. Perché non riesco più a stare in ozio, rilassato, e mi sento in colpa?»

Non già la malattia in quanto tale, dunque, ma solo in quanto condizione che si pensa possa esporre ad esperienze psico-emotive ritenute soggettivamente ingestibili e/o insopportabili.




COME SI CURA L’ANSIA PER LE MALATTIE

La Terapia Cognitivo Comportamentale ha come target dell’ansia per le malattie tutti i fattori ritenuti alla base del mantenimento del problema ipocondriaco.

In pratica, le convinzioni disfunzionali che alimentano i pensieri negativi di malattia ed i comportamenti che la persona metterebbe in atto per allontanare gli scenari temuti.

curare ipocondria

Essendo tali fattori variabili da individuo a individuo, la prima fase della terapia consiste solitamente nell’analisi del funzionamento del problema psico-emotivo riportato dalla persona.

Non è infrequente che in questa fase altri fattori possano concorrere al mantenimento dell’ansia da malattia.

Ne sono un esempio i fattori relativi al contesto lavorativo, familiare o relazionale.

Luca, ad esempio, sembra venire confortato frequentemente dalla madre, in quanto principale figura verso cui il giovane demanda le proprie richieste di rassicurazione emotiva.

La compagna, d’altro canto, sembra infastidirsi per tale continua richiesta di attenzione che Luca rivolgerebbe verso la madre, vivendo con gelosia e nervosismo la presenza della donna nella loro vita di coppia.

Come si evince, dunque, diversi fattori possono concorrere al mantenimento del problema d’ansia da malattia, molti dei quali agenti ad un livello inconsapevole dalla stessa persona o da coloro che vi starebbero attorno.

Comprendere quali siano questi fattori permette dunque di stabilire un piano terapeutico individualizzato mirato ad intervenire selettivamente  su ciascuno di questi.

CONCLUSIONI

L’ipocondria esprime un problema ben noto nella letteratura scientifica per le sue diverse caratteristiche psicologiche e comportamentali.

Ad oggi esistono diversi tipi di trattamento che hanno mostrato un’efficacia clinica per la sua gestione.

La Terapia Cognitivo Comportamentale è una di queste.

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ANSIA PER LE MALATTIE

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Luca ha 35 anni.

Lavora come impiegato presso una ditta edile del paese in cui è nato.

È fidanzato da 2 anni con Carla, ragazza poco più giovane di lui, verso cui si sente molto legato.

Si definisce uno “sportivo”, data la passione per le attività sportive all’aria aperta, specialmente la bicicletta, passione a lui trasmessa dal nonno, grande tifoso di Felice Gimondi.

Ogni weekend Luca allontana lo stress della settimana pedalando sulla sua bella gravel bike argentata.

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Tempo permettendo, s’intende.

Luca, infatti, è un ragazzo molto prudente, attento all’alimentazione e alla cura della propria salute.

Ogni anno non manca di prestarsi ai consueti esami medici di routine, tanto per sincerarsi che sia tutto in regola.

Dal termine di lockdown, tuttavia, qualcosa nella sua vita è cambiato.

Sembra costantemente in ansia per il covid-19, come pure altre malattie gravi e invalidanti.

Soltanto nel mese di Giugno si sarà sottoposto a più di 15 visite mediche per sincerarsi delle proprie condizioni, ottenendo puntualmente responsi negativi.

Luca ha iniziato a sviluppare un disturbo d’ansia da malattia.

Più volte i medici a cui Luca si è rivolto hanno provato a instillare in lui il dubbio che il proprio timore abbia in realtà una natura psicologica.

Ma per quante volte ciò sia avvenuto, Luca rimane fortemente scettico all’idea che un disagio fisico possa avere una causa psicologica.




CHE COS’È L’ANSIA PER LE MALATTIE

È difficile pensare che possa esistere persona sulla faccia della Terra che non tema la possibilità di contrarre una grave malattia, specialmente se molto dolorosa e dal decorso ingravescente.

Non tutte le persone, tuttavia, vedono la loro vita limitata a seguito di tale preoccupazione.

Distinguiamo quindi una forma di ansia da malattia “normale” da una “patologica”.

Per farlo solitamente ci si affida tanto a criteri oggettivi (es., livelli di intensità dell’ansia nella popolazione generale), quanto a criteri soggettivi (es., limitazione nel raggiungimento di obiettivi personali).

La preoccupazione per la salute può dunque strutturarsi come un disturbo psico-emotivo laddove diventasse più intensa e frequente di quella vissuta dalla maggior parte delle persone, e laddove portasse a vedere frustrati alcuni importanti desideri personali.

Un tempo si era soliti parlare di ipocondria per riferirsi a questa condizione patologica di eccessiva ansia per la salute.

Oggigiorno tale diagnosi è stata sostituita nel Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DMS-5) da due nuove diagnosi: quella di disturbo da sintomi somatici e di disturbo d’ansia da malattia.

disturbo d'ansia da malattia

Un grande passo avanti per la valutazione e il trattamento di questo disturbo?

No, almeno secondo chi scrive.

Quasi nessuno specialista, infatti, si avvale di tali diagnosi per inquadrare una condizione di disagio psico-fisico caratterizzata da intensa ansia per le malattie.

Il motivo sembra rintracciabile nella grande somiglianza presente tra le due diagnosi, differenziabili tra loro principalmente per la presenza/assenza di sintomi somatici (es., dolore, spossatezza, mal di testa, mal di stomaco, etc.) e/o per la loro intensità.

In breve, si avrebbe una diagnosi di Disturbo da sintomi somatici in presenza di un’eccessiva ansia per la salute e sintomi somatici di media o grande intensità, ed una di Disturbo d’ansia da malattia in presenza di un’eccessiva ansia per la salute e (se presenti) sintomi somatici di lieve intensità.

Capite bene, dunque, come sia facilmente possibile transitare da una all’altra di queste condizioni al sopraggiungere di specifici sintomi, come pure all’aggravarsi della loro intensità.




COME SI MANIFESTA L’ANSIA PER LE MALATTIE

Come tutti i problemi d’ansia, anche quello legato all’ansia da malattia può essere descritto da almeno tre punti di vista: cognitivo, comportamentale, fisiologico.

LIVELLO COGNITIVO

Dall’emergere della pandemia da covid-19, Luca presta molta più attenzione a tutti i segnali provenienti dal proprio corpo.

Ogni qual volta avverte una sensazione insolita, la sua mente non manca di prospettargli uno degli scenari da lui più temuti: quello di aver contratto una grave malattia.

« Mi sembra di avere internamente un potentissimo sensore che registra anche i micro movimenti. Ad ogni respiro sento rumori e movimenti strani che mi mandano in paranoia. Questa mattina, per esempio, respirando da seduto sentivo come una vibrazione/movimento nel petto. Alla fine mi sono reso conto che era solo la maglietta che, con il movimento del respiro, provocava una vibrazione ».

Pensieri analoghi a quello sopra descritto sono comuni nelle persone che soffrono di ipocondria, benché non attestino in senso stretto la presenza di un disturbo.

Pensieri di malattia, infatti, sono comuni in chiunque abbia a cuore la propria salute.

Quanto invece sembra più tipico dell’ipocondria è l’alta frequenza con cui tali manifestazioni mentali tendono a presentarsi, come pure il maggiore disagio con cui solitamente si accompagnano.

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LIVELLO FISIOLOGICO

Indipendentemente dal fatto che fossero o meno presenti sintomi corporei, il sopraggiungere di un’intensa ansia per le malattie porta il corpo ad attivarsi.

Incrementa la frequenza cardiaca, per aumentare la velocità di spostamento del sangue  all’interno del corpo; aumenta la sudorazione, per ridurre la temperatura interna innalzatasi a seguito dell’incremento dell’attività cardiovascolare; aumenta la probabilità di percepire “scosse” dei muscoli, irrigiditisi per sostenere quei comportamenti utili a prevenire il rischio di malattia.

Come è facilmente intuibile, una mente particolarmente sensibile alle diverse sensazioni interne non potrà che accorgersi immediatamente di tale stato di attivazione, andando così a trovare via via sempre più conferme ai propri timori.

ansia da malattia

Un cuore che batte più velocemente, ad esempio, può portare a pensare di andare incontro ad un infarto, portando di riflesso a vivere spiacevoli momenti di panico.

Un respiro affannoso può venire interpretato come un sintomo del coronavirus, accrescendo enormemente lo stato di allarme e i diversi tentativi di controllo della propria salute.

Una semplice emicrania muscolo-tensiva chiamerebbe subito alla mente uno scenario di tumore cerebrale, alimentante un bisogno altrettanto urgente di ricevere rassicurazioni da parte di familiari o specialisti.

Ciascuna sensazione fisica può dunque venire letta in modo catastrofico, portando ad agitarsi e a leggere alcuni normali segni della nuova attività corporea come una prova attestante i propri timori.

« Una mattina qualunque, a casa a seguire i lavori dei muratori. La mente abbastanza libera, stranamente; una specie di benessere generale. Poi all’improvviso un battito “sbagliato” e da li panico e paura. Tutto il benessere cancellato di colpo. La mente che controlla il corpo in modo ossessivo alla ricerca di “mali” inesistenti ma che in quel momento sembrano reali ».




LIVELLO COMPORTAMENTALE

Pensare di avere una malattia grave e invalidante e vedere il proprio corpo attivarsi di riflesso porta spesso ad assumere determinati comportamenti protettivi.

Quelli che più comunemente si osservano in chi lamenta problematiche ipocondriache sono i seguenti

  • compiere visite specialiste o evitarle del tutto;
  • ricercare informazioni sulla malattia che si teme di aver contratto;
  • ricercare rassicurazioni da amici, conoscenti o parenti;
  • rimuginare sul problema di salute;
  • controllare frequentemente il proprio corpo o monitorare le sensazioni interne.

Tali comportamenti vengono compiuti in quanto ritenuti utili dalla persona per guarire dalla problematica che si teme di aver contratto (come capita nel utili disturbo da sintomi somatici) o per prevenirne l’occorrenza (come capita nel disturbo d’ansia da malattia).

Quanto non viene spesso riconosciuto da chi vive questa problematica è l’effetto di mantenimento che questi comportamenti hanno sull’ipocondria.

Verrebbe dunque da chiedersi il motivo per il quale la persona continui a reiterare comportamenti ritenuti di per sé parte del problema.

Il motivo è spesso legato alla generale diffidenza che queste persone nutrono all’idea che quanto da esse vissuto abbia in realtà una base psicologica più che organica.

« L’ipocondriaco non pensa di essere ipocondriaco. Non pensa che i suoi siano problemi mentali, in quanto i sintomi sono reali e a volte invalidanti. Quindi pensa di stare male, di essere “malato vero“. Pensa che nessuno abbia capito o visto bene, quindi cerca rassicurazione negli esami medici, ma dura poco: a volte si sposta tutto su un’altra malattia..»




COME FUNZIONA L’ANSIA PER LE MALATTIE

Pensare di avere o di poter contrarre una malattia ed agitarsi di conseguenza è, come si è visto, un qualcosa di assolutamente normale.

Chi, infatti, non ha mai temuto di aver contratto o di poter contrarre il covid-19?

Comprendere dunque come funziona l’ipocondria significa sostanzialmente cercare di capire che cosa caratterizza questa condizione psico-emotiva.

IL CASO DI LUCA

« Tutto è successo intorno a Maggio quando mi è venuta tachicardia. Inizialmente pensavo fosse dovuta agli antinfiammatori presi in precedenza per curare un’ernia. La tachicardia per lunghi giorni mi ha portato a pensare che avessi qualcosa al cuore, perché non era normale avere i battiti accelerati per tempi così lunghi. Così mi sono deciso a fare una visita cardiologica, facendo ECG, ECO, etc. I risultati tutto ok. La cardiologa mi ha detto che era solo ansia e che potevo stare tranquillo ».

Come si evince dalle parole di Luca, la percezione di un’insolita e prolungata tachicardia ha portato la mente del giovane a prospettarsi uno scenario negativo di malattia e a vivere conseguentemente una buona dose di ansia.

Tale emozione ha quindi portato Luca a compiere specifici accertamenti medici finalizzati a rassicurarsi circa le proprie condizioni di salute.

paura delle malattie verona

Se il responso negativo offerto dalla cardiologa fosse riuscito effettivamente a tranquillizzare Luca, probabilmente ci troveremmo distanti da un problema di ansia per le malattie.

Che cosa è successo invece a Luca?

« La notte del 15 giugno, dopo una lunga bevuta con amici, focalizzai il pensiero sul cuore per capire se percepivo o meno i battiti e, concentrandomi, non riuscii a percepire più nulla. Il cuore era lento che quasi non lo sentivo più. Preso dall’ansia, mi è venuta un’oppressione al torace sinistro, come se qualcuno mi stesse premendo sul torace. Spaventato e in panico, pensavo si trattasse di qualche sintomo cardiaco che mi ha spinto ad effettuare una nuova visita dalla stessa cardiologa, ripetendo gli stessi esami, ma tutti di nuovo negativi. Preoccupato effettuo altre due visite cardiologiche da altri due cardiologi, una visita dal pneumologo e due volte in pronto soccorso, dove mi hanno fatto analisi del sangue, RX ai polmoni ed ECG. Tutti negativi  ».

A giudicare dall’esito che ha avuto il primo responso medico, sembra che il suo effetto sia stato efficace più sul breve che sul lungo periodo.

A distanza di poco tempo, infatti, Luca si trova nuovamente preoccupato di poter avere un grave problema al cuore, al punto da reagire a tale preoccupazione monitorando costantemente il battito cardiaco.

Come spesso capita in chi vive un’intensa e frequente ansia per le malattie, tuttavia, il monitorare costantemente alcune sensazioni interne porta alla mente più prove che sconferme ai propri timori ipocondriaci.

Luca si trova così più convinto di quanto già non fosse di avere un grave problema cardiaco, vedendo accrescere la sua ansia e con essa il bisogno di essere rassicurato.

In che modo?

Semplice: compiendo tutti gli accertamenti del caso.

L’effetto?

Come già accaduto in precedente,  una  riduzione immediata dell’ansia per le malattie che manterrà tuttavia il problema ipocondriaco nel lungo periodo.

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Ecco dunque trovato il fattore distintivo del problema di ansia per le malattie: la difficoltà a rassicurarsi di fronte ad un esame negativo come capita alla maggioranza delle persone e il continuo ripresentarsi di pensieri di malattia.

Perché?

La Terapia Cognitivo Comportamentale che propongo come psicologo a Verona e online chiama in causa il ruolo svolto dai fattori implicati nel problema di ansia per le malattie.

Accanto ai fattori prettamente comportamentali già descritti in precedenza, specifici fattori cognitivi sembrerebbero responsabili nel continuo ripresentarsi dei pensieri di malattia.

Se come per magia potessimo entrare all’interno mente di Luca, potremmo forse scorgere una struttura che avrebbe come mattoni le nostre convinzioni e i nostri scopi.

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Quali sono dunque le convinzioni e le motivazioni che reggono il problema dell’ipocondria?




#1. NON CONTRARRE UNA MALATTIA…È POSSIBILE

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Chi soffre di ansia per le malattie è spesso convinto di poter escludere al 100% che le sensazioni provate indichino la presenza di una malattia.

Tale convinzione viene solitamente inquadrata in uno schema cognitivo che nella letteratura scientifica va sotto il nome di intolleranza alla sensazione di incertezza.

« Per un certo periodo sono stato bene. Ora vivo nella costante paura che possa succedere qualcosa di brutto. Non so come fanno gli altri a tollerare questa incertezza…»

In pratica, si è convinti che sia possibile ridurre il grado di dubbio circa la possibilità di avere effettivamente una malattia raggiungendo un grado di certezza prossimo al 100%.

Questo pensiero porta la persona a sentirsi in dovere di raggiungere necessariamente la certezza assoluta che la malattia tanto temuta non sia stata contratta (es., “Devo essere assolutamente certo di non avere un problema cardiaco”).

Non è infrequente che tale schema di pensiero si associ alla presenza di un’altra convinzione, quella di non possedere le capacità utili per fronteggiare tutto quello che comporterebbe avere la malattia temuta (es., “Non sarei in grado di affrontare il ricovero e l’intervento”).

Nel loro insieme, tali convinzioni portano la persona a sperimentare un marcato bisogno di prevedibilità e certezza ogni qual volta emergesse il dubbio di aver contratto una malattia.

Sarebbe questo insieme di convinzioni a predisporre la ricerca compulsiva di  informazioni per ridurre l’ambiguità e il grado di incertezza percepito.

Come si è visto per il caso di Luca, questo può portare a rimettere continuamente in discussione la validità delle rassicurazioni offerte in precedenza dagli specialisti.

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La convinzione di poter evitare di contrarre la malattia temuta, inoltre, è spesso associata all’idea che questo sia possibile  attraverso un monitoraggio costante di tutti i possibili segni premonitori di una malattia, uno pensiero noto nella letteratura specialista come “pensiero magico”.

« Passo ore ed ore al giorno a guardare i sintomi. Faccio esami del sangue una volta al mese, risonanze, visite di ogni tipo, ma non basta mai. Più passa il tempo, più mi accorgo che stanno aumentano azioni che faccio ripetutamente, e che devo fare perché sennò penso che qualcosa potrebbe andare male ».




#2. NON CONTRARRE UNA MALATTIA…È UN DOVERE

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L’eccessiva ansia per le malattie è spesso legata alla presenza di uno schema di eccessiva responsabilità personale, esplicantesi nella convinzione che non prevenire una malattia sia da persone incoscienti e irresponsabili.

« Non pretendo di essere uno che non si preoccuperà più di nulla, perché mi sembra impossibile. Tipo quelle persone che hanno avuto già una malattia, ma vanno avanti comunque con ragionamenti del tipo “Vivo alla giornata” o “Di qualcosa si deve pur morire”. Per me sono incoscienti, ma da  una parte li invidio, perché,  se pensano davvero quello che dicono, stanno bene al mondo »

Se per certi versi tale pensiero appare condiviso dalla maggior parte delle persone, portato all’estremo può certamente predisporre a vivere livelli più intensi di ansia per le malattie.

Accanto al rischio per la propria incolumità fisica, infatti, si potrebbe temere anche di contravvenire ad un proprio principio etico, aggiungendo, ad una normale ansia per le malattie, anche un fortissimo senso di colpa per inadempienza morale.




#3. NON CONTRARRE UNA MALATTIA…È CONVENIENTE

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Tutti i comportamenti protettivi che solitamente si associano alle’ipocondria hanno un aspetto in comune: quello di essere guidati dall’emozione di ansia per le malattie.

Riconoscere l’emozione sottostante ad una determinata condotta consente di prevedere quando quella stessa condotta potrebbe cessare.

Nelle problematiche ipocondriache questo si traduce nel riconoscere che  il comportamento protettivo andrebbe via via a perdere di forza al decrescere dell’ansia per le malattie.

In pratica assolve ad una funzione inconsapevole di auto-regolazione emotiva.

Ne è un esempio la continua ricerca di rassicurazioni mediche da parte di Luca, preoccupato all’idea di aver contratto un grave problema cardiaco.

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Affermare che l’ansia di Luca si riduca per effetto dell’esito negativo di una visita medica, tuttavia, non  esclude la possibilità oggettiva che la malattia temuta sia presente.

Tuttavia Luca si rassicura, in quanto il suo intento è quello di ridurre l’ansia di avere una malattia, non già quello di valutare oggettivamente la presenza di una malattia.

Luca, infatti, non è malato, ma teme di esserlo, non riuscendo a tollerare l’ansia per una una normale condizione di dubbio.

Tale effetto positivo è spesso alla base della convinzione che tali condotte siano realmente utili.

In pratica, ci si focalizza sui vantaggi a breve termine dell’attività di prevenzione (es., riduzione ansia), ma non sugli svantaggi che tali comportamenti determinano nel lungo termine (es., qualità di vita).

« Meglio prevenire che curare dico sempre io. Poi i sintomi se non si curano di solito peggiorano o cambiano di continuo finché non hai risolto la tua situazione »




#4. CONTRARRE UNA MALATTIA…È MOLTO GRAVE

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L’aspetto più ostico del problema ipocondriaco è certamente quello legato alla percezione soggettiva di gravità della malattia temuta.

Come poter negare a chi soffre di eccessiva ansia per le malattie che determinate patologie non siano effettivamente gravi?

Per quanto infatti sia apparentemente più semplice per malattie lievi, riconoscere come “eccessiva” l’ansia per le malattie potrebbe risultare più complesso per malattie più  gravi e invalidanti.

Quanto in questo caso ci permetterebbe di valutare il grado di eccessività dell’ansia per le malattie sarebbe il tipo di esperienza realmente temuta dalla persona.

Solitamente, infatti, chi soffre di ipocondria non sviluppa ansia all’idea di aver contratto una qualunque malattia.

Le patologie più temute, al contrario, sono quelle che  soggettivamente si crede che possano esporre  a:

  • Dolore e senso di decadimento  fisico

paura del dolore e delle malattie

« A me è il dolore (soprattutto quello fisico) che mi frega. Io riesco anche a pensare ad altro e ad essere positivo, ma al minimo dolore ricado nel tunnel. È paura del dolore, di soffrire, di stare male...»

paura di essere deboli

«Io ho la fissa di essere “debole” e fare sforzi fisici mi terrorizza. Cammino e inizio come a sentire degli strani formicolii a braccia e gambe… »

  • Senso di colpa

paura della responsabilità

«…e mi sento in colpa anche a stare senza fare niente, mentre prima mi godevo l’ozio senza sensi di colpa. Perché non riesco più a stare in ozio, rilassato, e mi sento in colpa?»

Non già la malattia in quanto tale, dunque, ma solo in quanto condizione che si pensa possa esporre ad esperienze psico-emotive ritenute soggettivamente ingestibili e/o insopportabili.




COME SI CURA L’ANSIA PER LE MALATTIE

La Terapia Cognitivo Comportamentale ha come target dell’ansia per le malattie tutti i fattori ritenuti alla base del mantenimento del problema ipocondriaco.

In pratica, le convinzioni disfunzionali che alimentano i pensieri negativi di malattia ed i comportamenti che la persona metterebbe in atto per allontanare gli scenari temuti.

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Essendo tali fattori variabili da individuo a individuo, la prima fase della terapia consiste solitamente nell’analisi del funzionamento del problema psico-emotivo riportato dalla persona.

Non è infrequente che in questa fase altri fattori possano concorrere al mantenimento dell’ansia per le malattie.

Ne sono un esempio i fattori relativi al contesto lavorativo, familiare o relazionale.

Luca, ad esempio, sembra venire confortato frequentemente dalla madre, in quanto principale figura verso cui il giovane demanda le proprie richieste di rassicurazione emotiva.

La compagna, d’altro canto, sembra infastidirsi per tale continua richiesta di attenzione che Luca rivolgerebbe verso la madre, vivendo con gelosia e nervosismo la presenza della donna nella loro vita di coppia.

Come si evince, dunque, diversi fattori possono concorrere al mantenimento del problema d’ansia per le malattie, molti dei quali agenti ad un livello inconsapevole dalla stessa persona o da coloro che vi starebbero attorno.

Comprendere quali siano questi fattori permette dunque di stabilire un piano terapeutico individualizzato mirato ad intervenire selettivamente  su ciascuno di questi.

CONCLUSIONI

L’ipocondria esprime un problema ben noto nella letteratura scientifica per le sue diverse caratteristiche psicologiche e comportamentali.

Ad oggi esistono diversi tipi di trattamento che hanno mostrato un’efficacia clinica per la sua gestione.

La Terapia Cognitivo Comportamentale è una di queste.

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