ANSIA SOCIALE

ansia sociale verona

scritto da Dr. Alessio Congiu

L’ansia sociale è una comune esperienza affettiva che caratterizza la vita di tutte le persone.

In alcuni casi, tuttavia, la sua presenza può portare a vedere limitata significativamente la propria qualità di vita, comportando vissuti di forte tensione, ritiro sociale e depressione.

Vediamo dunque che cosa si intende con tale fenomeno e come può essere gestito.

CHE COS’È L’ANSIA SOCIALE?

ansia sociale verona

Per “ansia sociale” si intende quella particolare forma di preoccupazione che viviamo quando, immaginandoci in una data situazione sociale, ci vengono in mente scenari negativi legati alla possibilità di venire giudicati negativamente dalle persone lì presenti.

Di tale definizione colpiscono almeno due particolari aspetti.




#1. AL PARI DI OGNI STATO ANSIOSO, ANCHE L’ANSIA SOCIALE SI MANIFESTA PRIMA CHE LA SITUAZIONE TEMUTA SI SIA VERIFICATA.

Quando ci si trova in una situazione sociale, il più delle volte si percepisce un’emozione qualitativamente differente rispetto a quello che si era vissuta nell’immaginarsi tale scenario.

Ciò che si vive prima dell’evento è infatti uno stato di tensione interna che si manifesta in cambiamenti: psicofisiologici, cognitivi e comportamentali.

Tali cambiamenti appaiono tanto più marcati quanto più la situazione sociale è temuta.

Nello specifico:

  • a livello psicofisiologico è comune vivere alterazioni nel funzionamento gastro-intestinale (es., bruciori di stomaco, gonfiori, stitichezza, frequenti scariche) e muscolo-scheletrico (es., dolori muscolari, mal di testa, tremori, scosse muscolari);
  • a livello cognitivo si riscontra l’emergere di immagini mentali raffiguranti scenari particolarmente imbarazzanti (es., avere una scarica di dissenteria in pubblico) o l’emergere di pensieri negativi esprimenti i giudizi che gli altri potrebbero rivolgere alla nostra persona (es., “Ma l’avete vista?!”);
  • a livello comportamentale, infine, si evidenzia la tendenza a prevenire i possibili rischi preventivati attraverso specifiche azioni motorie (es., controllare l’espressività mimico-facciale del viso) o mentali (es., ripetere tra sé e sé ciò che si dovrà dire o fare).

Durante l’evento sociale, al contrario, questi cambiamenti possono sia ridursi per effetto della mancata realizzazione degli scenari temuti, o aumentare (es., sudorazione, viso arrossato, balbettio), sfociando in veri e propri attacchi di panico.

attacchi di panico in pubblico

In pratica, le modificazioni interne che caratterizzano l’ansia sociale tendono a variare in funzione del grado di similitudine tra la situazione sociale che stiamo vivendo (evento reale) e quella che ci era venuta in mente in precedenza (evento immaginato).

L’ansia sociale, dunque, esiste solo nella fase che precede l’esposizione all’evento sociale.

In pratica, esiste in quanto processo mentale volto ad anticipare i possibili rischi derivanti dall’entrare in relazione con altre persone.

È quindi una preoccupazione che viviamo in solitudine e che ci porta a valutare quanto possa essere o meno utile esporsi alla situazione sociale temuta.

Chiaramente, tanto più ci appaiono pericolose, plausibili e incombenti le conseguenze a cui potremmo andare incontro, quanto più i livelli di ansia sociale sarebbero elevati.

L’ansia percepibile la notte prima di uno spettacolo teatrale su cui ci si è preparati tutto l’anno è naturalmente più elevata di quella che si potrebbe provare la settimana prima di una prova aperta al pubblico.

Gravità, probabilità e imminenza delle conseguenze non esprimono tuttavia gli unici fattori che possono influenzare l’intensità dell’ansia sociale.

La percezione delle nostre capacità personali, da un lato, e la percezione degli aiuti esterni, dall’altro, giocano anch’essi un ruolo importante nella determinazione dell’intensità dell’ansia sociale.

formula cognitiva dell'ansia

Sapere che la vergogna e il senso di fallimento potrebbero essere alleviate impegnandosi maggiormente o venendo incoraggiati da un un partner o da un amico rende l’ansia sociale meno intensa e più semplice da gestire.




#2. CIÒ CHE RENDE LA SITUAZIONE SOCIALE TEMUTA È LA POSSIBILITÀ DI ESSERE GIUDICATI NEGATIVAMENTE DAGLI ALTRI

Chi sperimenta ansia sociale teme che, in una situazione in cui sono presenti altre persone, queste possono formulare delle valutazioni negative nei suoi confronti.

La natura ansiosa del fenomeno è tale che la persona non sia mai convinta al 100% che l’evento temuto possa verificarsi così come prospettatosi in precedenza; è sufficiente, tuttavia, che lo scenario temuto venga percepito internamente come “possibile” per portare all’emergere dei cambiamenti psicofisiologici, cognitivi e comportamentali sopra descritti.

Il prolungato “arrovellarsi” nei pensieri ansiogeni venuti alla mente (rimuginio ansioso) esprime proprio un tentativo (disfunzionale) di ridimensionamento della propria ansia sociale.

pensare alla paura del giudizio

Il giudizio negativo che si teme di poter ricevere viene solitamente associato a ciò che il pubblico lì presente può osservare del diretto interessato, ossia il suo aspetto esteriore (es., vestiti, altezza, forme o caratteristiche corporee, etc.) o il suo comportamento (es., parlare, mangiare, ballare, cantare, etc.).

Non è raro, tuttavia, che la persona tema di poter venire giudicata anche in virtù di aspetti interiori non visibili dall’esterno (es., carattere, interessi personali, pensieri, etc.), ma ritenuti comunque accessibili attraverso una specifica interpretazione dell’aspetto esteriore e del comportamento.

Tale ragione spinge spesso ad assumere un atteggiamento ipercontrollante o evitante volto a prevenire la possibilità che altri possano svelare quegli aspetti di sé che si crede possano ricevere una valutazione negativa.

In pratica, si inibisce la libera espressione delle proprie emozioni, pensieri e comportamenti per timore di essere giudicati negativamente da parte degli altri.

venire giudicati

Sfortunatamente, tali atteggiamenti portano ad attirare maggiormente su di sé l’attenzione degli altri, incrementando i livelli di disagio ed aumentando successivamente la frequenza e l’intensità dell’ansia sociale.

Nel complesso, dunque, la natura “sociale” di questo fenomeno è spiegata sulla base del ruolo che viene assegnato dalla nostra mente alle persone presenti nella situazione sociale temuta.

Venendo considerati come dei possibili “giudici esterni”, infatti, la loro presenza è tale da portarci a vivere un’ansia che troverebbe spiegazione nell’importanza che staremmo attribuendo al loro possibile giudizio.




COME FUNZIONA L’ANSIA SOCIALE?

Perché si soffre di ansia sociale

Appurato che immaginarsi di trovarsi insieme ad altre persone può portare a vivere con ansia la loro presenza, a motivo dei giudizi negativi che questi potrebbero attribuire alla propria persona, non resta che comprendere il motivo per il quale tali giudizi starebbero ricevendo una simile importanza.

Detto diversamente, perché in molti casi si è così dipendenti dal giudizio degli altri?

Naturalmente non esiste un’unica risposta a tale quesito.

L’ansia sociale può infatti essere riconducibile alla presenza si specifiche componenti oggettive o soggettive.

È chiaro che la presenza di reali carenze nelle principali abilità di socializzazione limita fortemente la possibilità di instaurare con gli altri dei rapporti interpersonali significativi, accrescendo oggettivamente il rischio di poter essere considerati inadeguati nel mantenere una normale conversazione.

In tal caso, l’ansia sociale (ed il blocco e ritiro sociale che con essa si accompagnerebbero) troverebbe spiegazione nella più che plausibile possibilità di venire mal giudicati da parte di coloro con i quali si starebbe cercando di instaurare una semplice conversazione.

Discorso differente sarebbe invece quello caratteristico di chi, a fronte di buone abilità sociali, manifestasse comunque simili fenomeni di inibizione nei rapporti interpersonali e ritiro sociale.

timore del giudizio degli altri

In tal caso, infatti, l’ansia verrebbe più facilmente spiegata sulla base della presenza di idee negative  su di sé sugli altri e di  valori e bisogni personali in netta contrasto con queste ultime.

Ad esempio, il ritenersi una persona stupida può rendere il dover affrontare un discorso con un pubblico considerato colto e competente più preoccupante laddove si stesse dando particolare rilievo al valore dell’intelligenza, specialmente in presenza di un marcato bisogno di riconoscimento sociale.

Allo stesso modo, il credere di essere una persona inadeguata nell’ambito delle relazioni interpersonali porta a vivere con maggiore ansia il doversi relazionare con persone molto selettive nei rapporti, a maggior ragione se si stesse dando particolare valore all’appartenere a quel dato gruppo sociale e si avvertisse un bisogno marcato  di inclusione sociale.

Tante appaiono dunque le possibili spiegazioni alla base dell’ansia che si potrebbe vivere in un contesto in cui fossero presenti altre persone.

Si potrebbe temere di fare una brutta figura ed essere presi in giro per questo, ma si potrebbe altresì temere di venire considerati dagli altri come persone incapaci o non all’altezza di raggiungere gli standard condivisi dal gruppo di cui si vorrebbe invece fare parte.

Per una stessa situazione sociale, dunque, due persone potrebbero provare un’ansia simile, fuorché nelle motivazioni sottostanti.

La paura di parlare o mangiare in pubblico; la paura di attirare l’attenzione entrando in un’aula dove altre persone sono già sedute; la paura di fare una domanda parlando da un microfono; la paura di scoprirsi in piscina o al mare; la paura di corteggiare una persona verso cui si prova attrazione, e così via, esprimono comuni preoccupazioni sociali riconducibili tuttavia alla presenza di carenze nelle abilità sociali, da un lato, e alla presenza di idee negative su di sé e sugli altri, a valori e a bisogni in contrasto con esse, dall’altro.

Indipendentemente che le motivazioni sottostanti avessero una base primariamente oggettiva o soggettiva, la reazione d’ansia derivante sarebbe pressoché la stessa, predisponendo la persona ad assumere un atteggiamento ipercontrollante e/o evitante.

evitamento ansia

Tale atteggiamento sembra così assolvere la funzione psicologica di rassicurare la persona dalla possibilità (più o meno realistica) di ricevere un giudizio negativo da parte degli altri per ciò che potrebbe dire o fare in un dato contesto sociale.

In pratica, ci si limita fortemente nella propria spontaneità per timore che questa possa venire mal giudicata da parte degli altri (atteggiamento ipercontrollante), o si evita del tutto l’interazione sociale (atteggiamento evitante).

Nel primo caso, inoltre, è comune la percezione di diventare più meccanici nell’esprimere i propri pensieri, le proprie emozioni o i propri comportamenti.

Essendo ancora attivo lo stesso funzionamento dell’ansia, tuttavia, la percezione di questo blocco espressivo può portare a criticarsi e a interiorizzare o confermare dentro di sé la convinzione di essere  inadeguati.

Come a dire che si cerca di essere particolarmente controllati nel proprio modo di mostrarsi agli occhi degli altri, al fine di preservare la propria persona dal giudizio negativo che si teme di poter ricevere, salvo poi essere i primi ad attribuire a se stessi per ogni singolo gesto o comportamento compiuto quegli stessi giudizi negativi tanto temuti.

giudicarsi negativamente

Sarebbero proprio simili autocritiche a spingere ad utilizzare alcol o farmaci sedativo-ipnotici per contrastare l’effetto inibitorio che l’ansia sociale avrebbe sul proprio comportamento, portando in molti casi a sviluppare una vera e propria tolleranza ai suoi effetti e dunque alla progressiva dipendenza fisica e psicologica.

Diversamente, l’assumere un atteggiamento evitante può portare nel lungo periodo a ritirarsi da ogni forma di relazione sociale, vedendo sempre più frustrati i diversi bisogni per la cui soddisfazione è necessario l’incontro con l’altro (es., bisogno affettivi, sessuali, etc.)

Il risultato di tale ritiro è una progressiva riduzione del tono dell’umore, finanche all’emergere di un episodio depressivo.




COME SI SUPERA L’ANSIA SOCIALE?

guarire ansia sociale

Se i livelli di ansia fossero particolarmente intensi e frequenti e se la sua presenza stesse limitando significativamente la vita della persona, si renderebbe utile rivolgersi ad uno specialista.

Laddove il problema emotivo identificato fosse riconducibile alla presenza di carenti abilità sociali, parte del lavoro che si andrebbe a svolgere consisterebbe proprio nel migliorare le proprie capacità di socializzazione e di gestione delle dinamiche relazionali.

Lo spazio della terapia, in tal caso, verrebbe utilizzato come “palestra” per allenarsi all’esercizio di simili abilità con il terapeuta, in un rapporto aperto e collaborativo.

Diversamente, laddove si riconducesse l’ansia sociale alla presenza degli atteggiamenti ipercontrollanti ed evitanti (aspetto comportamentale) e alla presenza di specifiche idee negative su di sé e sugli altri in contrasto con valori e bisogni personali (aspetto cognitivo), si cercherebbe di intervenire selettivamente su tali fattori.

È questo uno degli aspetti centrali della Terapia Cognitivo Comportamentale (TCC), ossia una forma di psicoterapia che mira a ridurre il disagio emotivo intervenendo sui fattori cognitivi e comportamentali alla base del problema emotivo lamentato dalla persona.

In tal caso, primo passo sarebbe dunque quello di comprendere come la persona starebbe già gestendo il suo disagio emozionale.

È infatti plausibile che la persona alla prese con simili esperienze emotive stesse mettendo in atto specifici comportamenti per ridurre tale disagio.

allontanarsi dagli altri

Non a caso le persone finiscono per rivolgersi ad uno psicologo solo dopo aver provato diverse altre strade e diversi rimedi “fai dai te” per provare a superare il proprio problema di ansia, la maggior parte dei quali avrebbe portato il problema, paradossalmente a persistere o peggiore nel tempo.

Ne sono un esempio i seguenti:

  • evitare di mangiare in pubblico;
  • studiare in modo perfezionistico prima di sostenere un esame;
  • ripetersi mentalmente più e più volte ciò che si vuole dire ad una persona;
  • non scrivere in un gruppo whatsapp per proporre un’uscita;
  • rimandare costantemente una prova in pubblico;
  • rimanere vestiti in piscina o al mare;
  • arrivare in un posto con grande anticipo per evitare di essere l’ultimo ad arrivare;
  • non fare domande in pubblico per non avere tutti gli occhi puntati di sé;
  • non pubblicare delle foto su Facebook anche se si vorrebbe.

Naturalmente, la modifica di simili comportamenti “protettivi” non potrebbe avvenire senza che prima si fosse ben compreso il motivo per il quali ci si starebbe proteggendo dalla possibilità di venire criticati da parte degli altri.

Motivo per cui parte iniziale del lavoro consiste in genere nel cercare di comprendere nello specifico i motivi oggetti e soggettivi per i quali si stesse manifestando l’ansia sociale con dei livelli di intensità e frequenza così elevati.

E SE NON SI AVESSE UN PROBLEMA D’ANSIA, COME SI POTREBBE GESTIRE?

fare una brutta figura

È questa una domanda tendenziosa, che spesso nasconde in realtà lo stesso problema emotivo di ansia sociale descritto in precedenza.

Chi infatti vive livelli di ansia sociale particolarmente intensi e frequenti può temere di essere giudicato negativamente dagli altri o da se stesso laddove il proprio disagio venisse descritto nei termini di un “problema psicologico”.

In pratica, si minimizzerebbe il proprio disagio per lo stesso timore di venire giudicati che starebbe mantenendo il problema.

Capite bene, dunque, che il riconoscere e accettare di avere un problema d’ansia detiene in sé un potente valore terapeutico, a patto che lo si faccia senza viverlo in modo stigmatizzante.

Questo in genere viene evitato mostrando alla persona come parte del suo disagio sia assolutamente normale e comprensibile alla luce dei suoi livelli di abilità sociali (es., difficoltà nell’ esporre il proprio interesse verso chi si prova attrazione), delle sue idee su di sé o su gli altri (es., “Sono un incapace!”), dei valori a cui starebbe dando importanza (es., essere parte del gruppo dell’università) e dei bisogni che si starebbero vivendo (es., sentirsi accettati dagli altri).

In realtà, chi svolge questa professione sa bene che le problematiche d’ansia sono oramai all’ordine del giorno, rappresentando dei “disturbi” nella misura in cui “disturbano” la persona.

Detto diversamente, un problema d’ansia è un problema perché lo è per la persona che lo vive.

Nella maggior parte dei casi, infatti, chi ci sta intorno è così preso dalle proprie problematiche da non accorgersi o non dare importanza ai nostri problemi.

Se avete avuto esperienza di persone che appaiono più interessate a parlare di sé che ad ascoltare gli altri potrete facilmente comprendere tale comune dinamica relazionale.

problemi di coppia verona

Va da sé che non in tutti i casi la nostra ansia sarebbe effettivamente così intensa, frequente e disagevole come indicato.

In quei casi, dunque, come poterla gestire?

La risposta, in vero, è piuttosto semplice: se, come si è detto, l’ansia è un qualcosa di assolutamente normale ed anzi utile alla nostra sopravvivenza, perché gestirla?

<< Chi desidera vedere l’arcobaleno, deve imparare ad amare la pioggia >> (Paulo Coelho)

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ANSIA SOCIALE

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L’ansia sociale è una comune esperienza affettiva che caratterizza la vita di tutte le persone.

In alcuni casi, tuttavia, la sua presenza può portare a vedere limitata significativamente la propria qualità di vita, comportando vissuti di forte tensione, ritiro sociale e depressione.

Vediamo dunque che cosa si intende con tale fenomeno e come può essere gestito.

CHE COS’È L’ANSIA SOCIALE?

ansia sociale verona

Per “ansia sociale” si intende quella particolare forma di preoccupazione che viviamo quando, immaginandoci in una data situazione sociale, ci vengono in mente scenari negativi legati alla possibilità di venire giudicati negativamente dalle persone lì presenti.

Di tale definizione colpiscono almeno due particolari aspetti.




#1. AL PARI DI OGNI STATO ANSIOSO, ANCHE L’ANSIA SOCIALE SI MANIFESTA PRIMA CHE LA SITUAZIONE TEMUTA SI SIA VERIFICATA.

Quando ci si trova in una situazione sociale, il più delle volte si percepisce un’emozione qualitativamente differente rispetto a quello che si era vissuta nell’immaginarsi tale scenario.

Ciò che si vive prima dell’evento è infatti uno stato di tensione interna che si manifesta in cambiamenti: psicofisiologici, cognitivi e comportamentali.

Tali cambiamenti appaiono tanto più marcati quanto più la situazione sociale è temuta.

Nello specifico:

  • a livello psicofisiologico è comune vivere alterazioni nel funzionamento gastro-intestinale (es., bruciori di stomaco, gonfiori, stitichezza, frequenti scariche) e muscolo-scheletrico (es., dolori muscolari, mal di testa, tremori, scosse muscolari);
  • a livello cognitivo si riscontra l’emergere di immagini mentali raffiguranti scenari particolarmente imbarazzanti (es., avere una scarica di dissenteria in pubblico) o l’emergere di pensieri negativi esprimenti i giudizi che gli altri potrebbero rivolgere alla nostra persona (es., “Ma l’avete vista?!”);
  • a livello comportamentale, infine, si evidenzia la tendenza a prevenire i possibili rischi preventivati attraverso specifiche azioni motorie (es., controllare l’espressività mimico-facciale del viso) o mentali (es., ripetere tra sé e sé ciò che si dovrà dire o fare).

Durante l’evento sociale, al contrario, questi cambiamenti possono sia ridursi per effetto della mancata realizzazione degli scenari temuti, o aumentare (es., sudorazione, viso arrossato, balbettio), sfociando in veri e propri attacchi di panico.

attacchi di panico in pubblico

In pratica, le modificazioni interne che caratterizzano l’ansia sociale tendono a variare in funzione del grado di similitudine tra la situazione sociale che stiamo vivendo (evento reale) e quella che ci era venuta in mente in precedenza (evento immaginato).

L’ansia sociale, dunque, esiste solo nella fase che precede l’esposizione all’evento sociale.

In pratica, esiste in quanto processo mentale volto ad anticipare i possibili rischi derivanti dall’entrare in relazione con altre persone.

È quindi una preoccupazione che viviamo in solitudine e che ci porta a valutare quanto possa essere o meno utile esporsi alla situazione sociale temuta.

Chiaramente, tanto più ci appaiono pericolose, plausibili e incombenti le conseguenze a cui potremmo andare incontro, quanto più i livelli di ansia sociale sarebbero elevati.

L’ansia percepibile la notte prima di uno spettacolo teatrale su cui ci si è preparati tutto l’anno è naturalmente più elevata di quella che si potrebbe provare la settimana prima di una prova aperta al pubblico.

Gravità, probabilità e imminenza delle conseguenze non esprimono tuttavia gli unici fattori che possono influenzare l’intensità dell’ansia sociale.

La percezione delle nostre capacità personali, da un lato, e la percezione degli aiuti esterni, dall’altro, giocano anch’essi un ruolo importante nella determinazione dell’intensità dell’ansia sociale.

formula cognitiva dell'ansia

Sapere che la vergogna e il senso di fallimento potrebbero essere alleviate impegnandosi maggiormente o venendo incoraggiati da un un partner o da un amico rende l’ansia sociale meno intensa e più semplice da gestire.




#2. CIÒ CHE RENDE LA SITUAZIONE SOCIALE TEMUTA È LA POSSIBILITÀ DI ESSERE GIUDICATI NEGATIVAMENTE DAGLI ALTRI

Chi sperimenta ansia sociale teme che, in una situazione in cui sono presenti altre persone, queste possono formulare delle valutazioni negative nei suoi confronti.

La natura ansiosa del fenomeno è tale che la persona non sia mai convinta al 100% che l’evento temuto possa verificarsi così come prospettatosi in precedenza; è sufficiente, tuttavia, che lo scenario temuto venga percepito internamente come “possibile” per portare all’emergere dei cambiamenti psicofisiologici, cognitivi e comportamentali sopra descritti.

Il prolungato “arrovellarsi” nei pensieri ansiogeni venuti alla mente (rimuginio ansioso) esprime proprio un tentativo (disfunzionale) di ridimensionamento della propria ansia sociale.

pensare alla paura del giudizio

Il giudizio negativo che si teme di poter ricevere viene solitamente associato a ciò che il pubblico lì presente può osservare del diretto interessato, ossia il suo aspetto esteriore (es., vestiti, altezza, forme o caratteristiche corporee, etc.) o il suo comportamento (es., parlare, mangiare, ballare, cantare, etc.).

Non è raro, tuttavia, che la persona tema di poter venire giudicata anche in virtù di aspetti interiori non visibili dall’esterno (es., carattere, interessi personali, pensieri, etc.), ma ritenuti comunque accessibili attraverso una specifica interpretazione dell’aspetto esteriore e del comportamento.

Tale ragione spinge spesso ad assumere un atteggiamento ipercontrollante o evitante volto a prevenire la possibilità che altri possano svelare quegli aspetti di sé che si crede possano ricevere una valutazione negativa.

In pratica, si inibisce la libera espressione delle proprie emozioni, pensieri e comportamenti per timore di essere giudicati negativamente da parte degli altri.

venire giudicati

Sfortunatamente, tali atteggiamenti portano ad attirare maggiormente su di sé l’attenzione degli altri, incrementando i livelli di disagio ed aumentando successivamente la frequenza e l’intensità dell’ansia sociale.

Nel complesso, dunque, la natura “sociale” di questo fenomeno è spiegata sulla base del ruolo che viene assegnato dalla nostra mente alle persone presenti nella situazione sociale temuta.

Venendo considerati come dei possibili “giudici esterni”, infatti, la loro presenza è tale da portarci a vivere un’ansia che troverebbe spiegazione nell’importanza che staremmo attribuendo al loro possibile giudizio.




COME FUNZIONA L’ANSIA SOCIALE?

Perché si soffre di ansia sociale

Appurato che immaginarsi di trovarsi insieme ad altre persone può portare a vivere con ansia la loro presenza, a motivo dei giudizi negativi che questi potrebbero attribuire alla propria persona, non resta che comprendere il motivo per il quale tali giudizi starebbero ricevendo una simile importanza.

Detto diversamente, perché in molti casi si è così dipendenti dal giudizio degli altri?

Naturalmente non esiste un’unica risposta a tale quesito.

L’ansia sociale può infatti essere riconducibile alla presenza si specifiche componenti oggettive o soggettive.

È chiaro che la presenza di reali carenze nelle principali abilità di socializzazione limita fortemente la possibilità di instaurare con gli altri dei rapporti interpersonali significativi, accrescendo oggettivamente il rischio di poter essere considerati inadeguati nel mantenere una normale conversazione.

In tal caso, l’ansia sociale (ed il blocco e ritiro sociale che con essa si accompagnerebbero) troverebbe spiegazione nella più che plausibile possibilità di venire mal giudicati da parte di coloro con i quali si starebbe cercando di instaurare una semplice conversazione.

Discorso differente sarebbe invece quello caratteristico di chi, a fronte di buone abilità sociali, manifestasse comunque simili fenomeni di inibizione nei rapporti interpersonali e ritiro sociale.

timore del giudizio degli altri

In tal caso, infatti, l’ansia verrebbe più facilmente spiegata sulla base della presenza di idee negative  su di sé sugli altri e di  valori e bisogni personali in netta contrasto con queste ultime.

Ad esempio, il ritenersi una persona stupida può rendere il dover affrontare un discorso con un pubblico considerato colto e competente più preoccupante laddove si stesse dando particolare rilievo al valore dell’intelligenza, specialmente in presenza di un marcato bisogno di riconoscimento sociale.

Allo stesso modo, il credere di essere una persona inadeguata nell’ambito delle relazioni interpersonali porta a vivere con maggiore ansia il doversi relazionare con persone molto selettive nei rapporti, a maggior ragione se si stesse dando particolare valore all’appartenere a quel dato gruppo sociale e si avvertisse un bisogno marcato  di inclusione sociale.

Tante appaiono dunque le possibili spiegazioni alla base dell’ansia che si potrebbe vivere in un contesto in cui fossero presenti altre persone.

Si potrebbe temere di fare una brutta figura ed essere presi in giro per questo, ma si potrebbe altresì temere di venire considerati dagli altri come persone incapaci o non all’altezza di raggiungere gli standard condivisi dal gruppo di cui si vorrebbe invece fare parte.

Per una stessa situazione sociale, dunque, due persone potrebbero provare un’ansia simile, fuorché nelle motivazioni sottostanti.

La paura di parlare o mangiare in pubblico; la paura di attirare l’attenzione entrando in un’aula dove altre persone sono già sedute; la paura di fare una domanda parlando da un microfono; la paura di scoprirsi in piscina o al mare; la paura di corteggiare una persona verso cui si prova attrazione, e così via, esprimono comuni preoccupazioni sociali riconducibili tuttavia alla presenza di carenze nelle abilità sociali, da un lato, e alla presenza di idee negative su di sé e sugli altri, a valori e a bisogni in contrasto con esse, dall’altro.

Indipendentemente che le motivazioni sottostanti avessero una base primariamente oggettiva o soggettiva, la reazione d’ansia derivante sarebbe pressoché la stessa, predisponendo la persona ad assumere un atteggiamento ipercontrollante e/o evitante.

evitamento ansia

Tale atteggiamento sembra così assolvere la funzione psicologica di rassicurare la persona dalla possibilità (più o meno realistica) di ricevere un giudizio negativo da parte degli altri per ciò che potrebbe dire o fare in un dato contesto sociale.

In pratica, ci si limita fortemente nella propria spontaneità per timore che questa possa venire mal giudicata da parte degli altri (atteggiamento ipercontrollante), o si evita del tutto l’interazione sociale (atteggiamento evitante).

Nel primo caso, inoltre, è comune la percezione di diventare più meccanici nell’esprimere i propri pensieri, le proprie emozioni o i propri comportamenti.

Essendo ancora attivo lo stesso funzionamento dell’ansia, tuttavia, la percezione di questo blocco espressivo può portare a criticarsi e a interiorizzare o confermare dentro di sé la convinzione di essere  inadeguati.

Come a dire che si cerca di essere particolarmente controllati nel proprio modo di mostrarsi agli occhi degli altri, al fine di preservare la propria persona dal giudizio negativo che si teme di poter ricevere, salvo poi essere i primi ad attribuire a se stessi per ogni singolo gesto o comportamento compiuto quegli stessi giudizi negativi tanto temuti.

giudicarsi negativamente

Sarebbero proprio simili autocritiche a spingere ad utilizzare alcol o farmaci sedativo-ipnotici per contrastare l’effetto inibitorio che l’ansia sociale avrebbe sul proprio comportamento, portando in molti casi a sviluppare una vera e propria tolleranza ai suoi effetti e dunque alla progressiva dipendenza fisica e psicologica.

Diversamente, l’assumere un atteggiamento evitante può portare nel lungo periodo a ritirarsi da ogni forma di relazione sociale, vedendo sempre più frustrati i diversi bisogni per la cui soddisfazione è necessario l’incontro con l’altro (es., bisogno affettivi, sessuali, etc.)

Il risultato di tale ritiro è una progressiva riduzione del tono dell’umore, finanche all’emergere di un episodio depressivo.




COME SI SUPERA L’ANSIA SOCIALE?

guarire ansia sociale

Se i livelli di ansia fossero particolarmente intensi e frequenti e se la sua presenza stesse limitando significativamente la vita della persona, si renderebbe utile rivolgersi ad uno specialista.

Laddove il problema emotivo identificato fosse riconducibile alla presenza di carenti abilità sociali, parte del lavoro che si andrebbe a svolgere consisterebbe proprio nel migliorare le proprie capacità di socializzazione e di gestione delle dinamiche relazionali.

Lo spazio della terapia, in tal caso, verrebbe utilizzato come “palestra” per allenarsi all’esercizio di simili abilità con il terapeuta, in un rapporto aperto e collaborativo.

Diversamente, laddove si riconducesse l’ansia sociale alla presenza degli atteggiamenti ipercontrollanti ed evitanti (aspetto comportamentale) e alla presenza di specifiche idee negative su di sé e sugli altri in contrasto con valori e bisogni personali (aspetto cognitivo), si cercherebbe di intervenire selettivamente su tali fattori.

È questo uno degli aspetti centrali della Terapia Cognitivo Comportamentale (TCC), ossia una forma di psicoterapia che mira a ridurre il disagio emotivo intervenendo sui fattori cognitivi e comportamentali alla base del problema emotivo lamentato dalla persona.

In tal caso, primo passo sarebbe dunque quello di comprendere come la persona starebbe già gestendo il suo disagio emozionale.

È infatti plausibile che la persona alla prese con simili esperienze emotive stesse mettendo in atto specifici comportamenti per ridurre tale disagio.

allontanarsi dagli altri

Non a caso le persone finiscono per rivolgersi ad uno psicologo solo dopo aver provato diverse altre strade e diversi rimedi “fai dai te” per provare a superare il proprio problema di ansia, la maggior parte dei quali avrebbe portato il problema, paradossalmente a persistere o peggiore nel tempo.

Ne sono un esempio i seguenti:

  • evitare di mangiare in pubblico;
  • studiare in modo perfezionistico prima di sostenere un esame;
  • ripetersi mentalmente più e più volte ciò che si vuole dire ad una persona;
  • non scrivere in un gruppo whatsapp per proporre un’uscita;
  • rimandare costantemente una prova in pubblico;
  • rimanere vestiti in piscina o al mare;
  • arrivare in un posto con grande anticipo per evitare di essere l’ultimo ad arrivare;
  • non fare domande in pubblico per non avere tutti gli occhi puntati di sé;
  • non pubblicare delle foto su Facebook anche se si vorrebbe.

Naturalmente, la modifica di simili comportamenti “protettivi” non potrebbe avvenire senza che prima si fosse ben compreso il motivo per il quali ci si starebbe proteggendo dalla possibilità di venire criticati da parte degli altri.

Motivo per cui parte iniziale del lavoro consiste in genere nel cercare di comprendere nello specifico i motivi oggetti e soggettivi per i quali si stesse manifestando l’ansia sociale con dei livelli di intensità e frequenza così elevati.

E SE NON SI AVESSE UN PROBLEMA D’ANSIA, COME SI POTREBBE GESTIRE?

fare una brutta figura

È questa una domanda tendenziosa, che spesso nasconde in realtà lo stesso problema emotivo di ansia sociale descritto in precedenza.

Chi infatti vive livelli di ansia sociale particolarmente intensi e frequenti può temere di essere giudicato negativamente dagli altri o da se stesso laddove il proprio disagio venisse descritto nei termini di un “problema psicologico”.

In pratica, si minimizzerebbe il proprio disagio per lo stesso timore di venire giudicati che starebbe mantenendo il problema.

Capite bene, dunque, che il riconoscere e accettare di avere un problema d’ansia detiene in sé un potente valore terapeutico, a patto che lo si faccia senza viverlo in modo stigmatizzante.

Questo in genere viene evitato mostrando alla persona come parte del suo disagio sia assolutamente normale e comprensibile alla luce dei suoi livelli di abilità sociali (es., difficoltà nell’ esporre il proprio interesse verso chi si prova attrazione), delle sue idee su di sé o su gli altri (es., “Sono un incapace!”), dei valori a cui starebbe dando importanza (es., essere parte del gruppo dell’università) e dei bisogni che si starebbero vivendo (es., sentirsi accettati dagli altri).

In realtà, chi svolge questa professione sa bene che le problematiche d’ansia sono oramai all’ordine del giorno, rappresentando dei “disturbi” nella misura in cui “disturbano” la persona.

Detto diversamente, un problema d’ansia è un problema perché lo è per la persona che lo vive.

Nella maggior parte dei casi, infatti, chi ci sta intorno è così preso dalle proprie problematiche da non accorgersi o non dare importanza ai nostri problemi.

Se avete avuto esperienza di persone che appaiono più interessate a parlare di sé che ad ascoltare gli altri potrete facilmente comprendere tale comune dinamica relazionale.

problemi di coppia verona

Va da sé che non in tutti i casi la nostra ansia sarebbe effettivamente così intensa, frequente e disagevole come indicato.

In quei casi, dunque, come poterla gestire?

La risposta, in vero, è piuttosto semplice: se, come si è detto, l’ansia è un qualcosa di assolutamente normale ed anzi utile alla nostra sopravvivenza, perché gestirla?

<< Chi desidera vedere l’arcobaleno, deve imparare ad amare la pioggia >> (Paulo Coelho)

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