COME UN AGO IN PAGLIAIO

come un ago in un pagliaio

scritto da Dr. Alessio Congiu

Siamo proprio sicuri che le difficoltà associate al periodo storico che stiamo vivendo ci limitino realmente in tutto?

La domanda, certamente provocatoria, non vuole essere un goffo tentativo di negare le evidenti difficoltà legate al delicato momento che stiamo vivendo.

Al contrario, intenzione di scrive è puramente quella di invitare ad un altro tipo di riflessione, squisitamente psicologica.

PERCHÉ?

Focalizzarsi sempre e soltanto su quanto “non sta andando bene” ha infatti un importante effetto sulla nostra salute.

Ci mantiene costantemente in uno stato di disagio emotivo.

Ansia, demoralizzazione, rabbia stanchezza sono tutte possibili reazioni che potrebbe capitarci di vivere proprio per il persistere di tale pensiero negativo.

Non possiamo scacciare i brutti pensieri come fossero zanzare, certo, ma non possiamo neanche lasciare che questi ci prosciughino di tutte le nostre energie.

Sforzarsi dunque di trovare qualcosa di positivo pur nel momento difficile che si starebbe vivendo è un impegno a cui si è chiamati per il proprio benessere.

come un ago in un pagliaio




QUESTO VALE IN TUTTI I CASI?

Capiamoci: non per tutti questo si rivela la strategia migliore.

Provare a vedere il bicchiere mezzo pieno quando si è subito un’importante perdita è un qualcosa di poco salutare, proprio perché una forzatura rispetto a quanto si avrebbe bisogno di vivere: tristezza, la rabbia, impotenza.

Ma anche voler vedere sempre tutto in modo negativo lo è, in quanto riflette la pretesa che tutto debba andare così come vorremmo che andasse, predisponendoci così a non riuscire ad accettare l’occorrere degli eventi, piacevoli o spiacevoli che siano.




DUNQUE?

C’è dunque un tempo per metabolizzare e lasciare che il tempo faccia il proprio corso, e un tempo per reagire, provando a vedere anche le cose belle che potrebbero capitarci.

Il confine è spesso sottile e non sempre facile da intuire, persino per un professionista.

Il limite di 12 mesi prima che si possa parlare di depressione, anziché di lutto, ha spesso una valenza puramente statistica.

Le persone non sono numeri e il valore soggettivo che ciascuno di noi attribuisce alla propria sofferenza giustifica l’importanza di chiedere aiuto  nel momento del bisogno, indipendentemente dal motivo o dal tempo trascorso.

Anche nella sofferenza, tuttavia, non mancano momenti durante il giorno in cui il dolore si attenuta, permettendoci di vivere con un po’ più si leggerezza la nostra giornata.

Riconoscere tali momenti non è la soluzione, ma anche solo per iniziare non guasta.

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Siamo proprio sicuri che le difficoltà associate al periodo storico che stiamo vivendo ci limitino realmente in tutto?

La domanda, certamente provocatoria, non vuole essere un goffo tentativo di negare le evidenti difficoltà legate al delicato momento che stiamo vivendo.

Al contrario, intenzione di scrive è puramente quella di invitare ad un altro tipo di riflessione, squisitamente psicologica.

PERCHÉ?

Focalizzarsi sempre e soltanto su quanto “non sta andando bene” ha infatti un importante effetto sulla nostra salute.

Ci mantiene costantemente in uno stato di disagio emotivo.

Ansia, demoralizzazione, rabbia stanchezza sono tutte possibili reazioni che potrebbe capitarci di vivere proprio per il persistere di tale pensiero negativo.

Non possiamo scacciare i brutti pensieri come fossero zanzare, certo, ma non possiamo neanche lasciare che questi ci prosciughino di tutte le nostre energie.

Sforzarsi dunque di trovare qualcosa di positivo pur nel momento difficile che si starebbe vivendo è un impegno a cui si è chiamati per il proprio benessere.

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QUESTO VALE IN TUTTI I CASI?

Capiamoci: non per tutti questo si rivela la strategia migliore.

Provare a vedere il bicchiere mezzo pieno quando si è subito un’importante perdita è un qualcosa di poco salutare, proprio perché una forzatura rispetto a quanto si avrebbe bisogno di vivere: tristezza, la rabbia, impotenza.

Ma anche voler vedere sempre tutto in modo negativo lo è, in quanto riflette la pretesa che tutto debba andare così come vorremmo che andasse, predisponendoci così a non riuscire ad accettare l’occorrere degli eventi, piacevoli o spiacevoli che siano.




DUNQUE?

C’è dunque un tempo per metabolizzare e lasciare che il tempo faccia il proprio corso, e un tempo per reagire, provando a vedere anche le cose belle che potrebbero capitarci.

Il confine è spesso sottile e non sempre facile da intuire, persino per un professionista.

Il limite di 12 mesi prima che si possa parlare di depressione, anziché di lutto, ha spesso una valenza puramente statistica.

Le persone non sono numeri e il valore soggettivo che ciascuno di noi attribuisce alla propria sofferenza giustifica l’importanza di chiedere aiuto  nel momento del bisogno, indipendentemente dal motivo o dal tempo trascorso.

Anche nella sofferenza, tuttavia, non mancano momenti durante il giorno in cui il dolore si attenuta, permettendoci di vivere con un po’ più si leggerezza la nostra giornata.

Riconoscere tali momenti non è la soluzione, ma anche solo per iniziare non guasta.

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