SENTIRSI SENZA PERSONALITÀ

sentirsi senza personalità

scritto da Dr. Alessio Congiu

Ovvero l’arte della mimesi: si emula chi si vorrebbe diventare, così diventando una riproduzione ben curata di una personalità ritenuta più forte, più stabile, migliore.

Fintanto che non ci si accorge di essere altro che una copia.

Ben riuscita, certa, ma solo una copia, un’imitazione, un rimando ad una bellezza che non ci appartiene.

COSA SI HA IN MENO RISPETTO ALL’ORIGINALE?

Ecco, appunto!

Una buona domanda che apre alla disquisizione sui motivi per i quali si emula un’altra persona.

Badate bene, non si parla qui di emulare un gesto, un’espressione, un’ideologia, in cui magari ci si identifica.

no, tutt’altro!

Il falsario d’opere d’arte ha bisogno di realizzare una copia esatta dell’originale, al punto che non si riesca più a distinguere l’originale dall’imitazione.

Ma le bugie hanno le gambe corte.

Nei rapporti ce ne si accorge dopo un po’ di tempo; quel tanto che basta per accorgersi dell’inganno.

L’accondiscendenza non regge a lungo, dopo tutto, specialmente quando dall’altra parte è richiesta una presenza che non si può trovare altrove se non dentro se stessi.

È allora che i nodi vengono al pettine.




COME POTER ESSERE SE STESSI DOPO CHE CI SI È SPACCIATI PER QUALCUN ALTRO?

« Capolavori », diceva l’attore italiano Carmelo Bene parafrasando Nietzsche, « bisogna essere capolavori! Non si dà opera d’arte. Si è opera d’arte! ».

Ma quando l’artista non sa d’essere lui stesso un capolavoro, ecco che allora ha bisogno di copiare chi vede come a lui superiore.

Una superiorità che non ha senso se non nella sua più intima percezione di se stesso, degli altri, del mondo.

E così perde potenziale e bellezza chi, in vero, ha già questo dentro sé, benché, non avvedendosene, finisce per inseguire quelle bellezze da cui rimane affascinato, morso dall’invida, ferito dall’inadeguatezza.

Un fiore bello non sa d’essere bello fintanto che non glielo si mostra.

sentirsi senza personalità

Forse che basti così poco per far sbocciare chi è destinato a sfiorire inseguendo false chimere?

Quanto pesa un complimento quando non si è avuto per così tanto tempo.

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Fintanto che non ci si accorge di essere altro che una copia.

Ben riuscita, certa, ma solo una copia, un’imitazione, un rimando ad una bellezza che non ci appartiene.

COSA SI HA IN MENO RISPETTO ALL’ORIGINALE?

Ecco, appunto!

Una buona domanda che apre alla disquisizione sui motivi per i quali si emula un’altra persona.

Badate bene, non si parla qui di emulare un gesto, un’espressione, un’ideologia, in cui magari ci si identifica.

no, tutt’altro!

Il falsario d’opere d’arte ha bisogno di realizzare una copia esatta dell’originale, al punto che non si riesca più a distinguere l’originale dall’imitazione.

Ma le bugie hanno le gambe corte.

Nei rapporti ce ne si accorge dopo un po’ di tempo; quel tanto che basta per accorgersi dell’inganno.

L’accondiscendenza non regge a lungo, dopo tutto, specialmente quando dall’altra parte è richiesta una presenza che non si può trovare altrove se non dentro se stessi.

È allora che i nodi vengono al pettine.




COME POTER ESSERE SE STESSI DOPO CHE CI SI È SPACCIATI PER QUALCUN ALTRO?

« Capolavori », diceva l’attore italiano Carmelo Bene parafrasando Nietzsche, « bisogna essere capolavori! Non si dà opera d’arte. Si è opera d’arte! ».

Ma quando l’artista non sa d’essere lui stesso un capolavoro, ecco che allora ha bisogno di copiare chi vede come a lui superiore.

Una superiorità che non ha senso se non nella sua più intima percezione di se stesso, degli altri, del mondo.

E così perde potenziale e bellezza chi, in vero, ha già questo dentro sé, benché, non avvedendosene, finisce per inseguire quelle bellezze da cui rimane affascinato, morso dall’invida, ferito dall’inadeguatezza.

Un fiore bello non sa d’essere bello fintanto che non glielo si mostra.

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Forse che basti così poco per far sbocciare chi è destinato a sfiorire inseguendo false chimere?

Quanto pesa un complimento quando non si è avuto per così tanto tempo.

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