LASCIARE LA STRADA VECCHIA
ZONA DI COMFORT
Il timore di rivivere le stesse sofferenze di un tempo può portare in un dato momento a chiudersi in se stessi o a rifugiarsi in zone di comfort dalle quali diventa sempre più difficile uscire.
Ci si accorge di questo soltanto diversi anni dopo, quando la bufera dalla quale si stava faticosamente cercando di fuggire svanisce all’orizzonte.
È buffo come l’ arcobaleno, che in quei casi si riesce a vedere passata la tempesta, appaia così distante da dove ci si trova.
Come se quel turbinio di pensieri e di parole ci avesse scosso al punto da averci fatto perdere qualcosa di noi stessi lungo la strada.
Si guarda al passato, delle volte, così come si ripercorre il tragitto compiuto prima che si perdesse qualcosa di importante.
A che prezzo si è guadagnata la protezione dai propri timori se poi non ci si sente neanche più capaci di meravigliarsi di quanto sfugge alle nostre previsioni?
LE CONSEGUENZE
Le giornate finiscono per apparire sterili, vuote, prive di quel senso che un tempo sembrava così facile trovare:
- nelle uscite che si prolungavano oltre gli orari imposti dalla routine;
- nella spontaneità con cui si decideva di provare qualcosa di nuovo, spesso grazie all’entusiasmo di chi ci stava accanto;
- nel lasciarsi andare a una nuova avventura, senza permettere alle esperienze passate di dettare ogni scelta.
La semplicità di quei momenti diventa così la nuova meta da raggiungere, ora che tutto sembra essersi fatto più meccanico, più costruito, più artificiale.
Bisogna sforzarsi per essere spontanei, per mostrarsi autentici, per esprimere liberamente ciò che si prova o, talvolta, persino per concedersi di provarlo.
Prigionieri di noi stessi, rinchiusi dietro gli stessi muri che avevamo costruito per proteggerci dai pericoli che temevamo di dover affrontare ancora.

Se solo ci avessero detto quali insidie si nascondevano lungo il cammino.
O che cosa avremmo perso scegliendo la strada vecchia e più sicura invece di quella nuova e incerta.
O anche solo se ci avessero mostrato quale altro vento seguire.
LE INSIDIE DELLA MENTE
Dove vai a cercare la felicità, mente inquieta?
Ti rivolgi al passato per ritrovare quella vitalità che sembra sfuggire dalle prigioni costruite da ansie, paure e pensieri che limitano il tuo cammino.
Eppure dovresti sapere che
- si perde il presente ogni volta che si guarda al passato con rammarico e rassegnazione;
- ci si smarrisce quando il presente viene vissuto come un labirinto senza via d’uscita;
- si rischia di rinunciare ai propri sogni quando si pretende di essere grandi a tutti i costi.
Ma l’errore è fatto così: rimane uno sbaglio soltanto finché non se ne comprende il significato.
Solo allora ci si concede di chiamare “necessario” ciò che oggi viene definito “errore” e di lasciare andare quei pensieri che, fino a poco prima, sembravano pesanti come macigni.
È POSSIBILE LIBERARSI DALLE PROPRIE PRIGIONI MENTALI?
Certo, a patto di accettare nuovamente il rischio di soffrire, proprio come un tempo, ma con gambe più robuste su cui fare affidamento.
Quel vento che un tempo spezzava i fuscelli oggi non ha più la stessa forza: sussurra tra le fronde degli alberi, senza riuscire ad abbatterli.
«Non puoi tornare indietro e cambiare l’inizio, ma puoi iniziare da dove sei e cambiare il finale.» (C.S. Lewis)



