ABITUDINI DURE A MORIRE

conseguenze dell'amore

scritto da Dr. Alessio Congiu

Riflettevo sul fatto che un anno fa nessuno avrebbe mai pensato che la propria vita venisse stravolta così come accaduto nel corso dell’ultimo anno.

C’è chi naturalmente ha risentito meno di tutto questo, ma c’è anche chi ha visto perdere importanti opportunità: formative, lavorative, umane.

C’è chi ha perso beni, chi amici, chi familiari.

Un periodo triste, sotto diversi aspetti.

Riflettevo sul fatto che già un anno è trascorso; proprio a breve, fra qualche giorno, benché sembra ieri che tutto ha avuto inizio.

Mi stupisco di come la mente sembra quasi meravigliarsi di come si viveva prima della pandemia.

Le piccole cose, sapete: le distanze tra le persone, le strette di mano, gli abbracci.

I baci, delle volte.

baciarsi

In breve: tutto ciò che ora è assente, o quasi.

Riflettevo su come ci si possa abituare a tutto questo.

Uno stupore, questo, che nasce dall’esperienza, più che dalla conoscenza.

Le conoscenze di chi si occupa dell’umano, come chi svolge questa professione (quella di psicologo, per intenderci) già avevano provato a mettermi in guardia, infatti, mostrandomi come l’intelligenza equivalga non già a risolvere complicate equazioni matematiche o a raggiungere prestigiose carriere professionali.

No di certo!

L’intelligenza, quella vera, chiama più propriamente in causa la capacità dell’essere umano di adattarsi ai cambiamenti a cui bene o male viene esposto

In pratica, fare di necessità virtù.

Su questo riflettevo, e nelle mie riflessioni pensavo che forse a questa formula manca qualcosa; come un monito, sapete, una nota a piè di pagina lasciata per il lettore inesperto da chi le conoscenze le ha imparate e non solo sui libri.

In periodi oscuri come questi, infatti, dove in tanti si propongono come guida, la via si smarrisce facilmente, un pò come la fiducia e la speranza.

speranza

Ecco, forse è proprio questo ciò su cui riflettevo.

La mancanza di un eco di speranza, di quel qualcosa che faccia intravedere la luce in fondo al tunnel, senza per questo illudere lo spettatore, addolcendogli uno sciroppo dal gusto troppo amaro.

Chissà se un domani qualcuno troverà la giusta nota (*) all’idea che l’intelligenza sia, come suggerito dall’ideatore del test d’intelligenza Alfred Binet:

« […] il migliore adattamento possibile dell’individuo al suo ambiente ».

Fino ad allora, io la mia nota la scrivo a matita:

(*) a patto di non dimenticarsi di ciò che oggi si mette via per adattarsi.

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C’è chi naturalmente ha risentito meno di tutto questo, ma c’è anche chi ha visto perdere importanti opportunità: formative, lavorative, umane.

C’è chi ha perso beni, chi amici, chi familiari.

Un periodo triste, sotto diversi aspetti.

Riflettevo sul fatto che già un anno è trascorso; proprio a breve, fra qualche giorno, benché sembra ieri che tutto ha avuto inizio.

Mi stupisco di come la mente sembra quasi meravigliarsi di come si viveva prima della pandemia.

Le piccole cose, sapete: le distanze tra le persone, le strette di mano, gli abbracci.

I baci, delle volte.

baciarsi

In breve: tutto ciò che ora è assente, o quasi.

Riflettevo su come ci si possa abituare a tutto questo.

Uno stupore, questo, che nasce dall’esperienza, più che dalla conoscenza.

Le conoscenze di chi si occupa dell’umano, come chi svolge questa professione (quella di psicologo, per intenderci) già avevano provato a mettermi in guardia, infatti, mostrandomi come l’intelligenza equivalga non già a risolvere complicate equazioni matematiche o a raggiungere prestigiose carriere professionali.

No di certo!

L’intelligenza, quella vera, chiama più propriamente in causa la capacità dell’essere umano di adattarsi ai cambiamenti a cui bene o male viene esposto

In pratica, fare di necessità virtù.

Su questo riflettevo, e nelle mie riflessioni pensavo che forse a questa formula manca qualcosa; come un monito, sapete, una nota a piè di pagina lasciata per il lettore inesperto da chi le conoscenze le ha imparate e non solo sui libri.

In periodi oscuri come questi, infatti, dove in tanti si propongono come guida, la via si smarrisce facilmente, un pò come la fiducia e la speranza.

speranza

Ecco, forse è proprio questo ciò su cui riflettevo.

La mancanza di un eco di speranza, di quel qualcosa che faccia intravedere la luce in fondo al tunnel, senza per questo illudere lo spettatore, addolcendogli uno sciroppo dal gusto troppo amaro.

Chissà se un domani qualcuno troverà la giusta nota (*) all’idea che l’intelligenza sia, come suggerito dall’ideatore del test d’intelligenza Alfred Binet:

« […] il migliore adattamento possibile dell’individuo al suo ambiente ».

Fino ad allora, io la mia nota la scrivo a matita:

(*) a patto di non dimenticarsi di ciò che oggi si mette via per adattarsi.

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