ESSERE TROPPO DIRETTI

Un atteggiamento diretto, fermo e deciso, volto a difendere le proprie idee e valori, è solitamente noto nella letteratura psicologica come “assertivo” ed associato a più alti livelli di benessere e autostima.
Al tempo stesso, una sproporzione in tale attitudine, nei termini di inflessibilità con cui la si assume ed eccessività dell’intensità della rabbia con cui la si esprime, può comportare l’effetto opposto.
Ad esempio, l’incapacità di adattare alle diverse circostanze l’assunzione di tale atteggiamento può minare la salvaguardia della propria persona.
Non tutte le persone, infatti, sono capaci di sostenere conversioni con persone solite ad assumere un atteggiamento “energico”, “ruspante” e “garibaldino”, vivendo lo stesso come una minaccia da cui difendersi.

In alcuni casi chi abbiamo di fronte, sentendosi attaccato, si difende assumendo un atteggiamento passivo, qual può essere una chiusura caratterizzata da mero ascolto, accondiscendenza di circostanza e dallo sforzo di cambiare discorso.
In altri, al contrario, la difesa di chi abbiamo di fronte si concretizza nell’assunzione di un atteggiamento aggressivo che porta ad attacchi verbali (ad es., offese, critiche manipolative) o fisici (ad es., spinte, schiaffi) ai nostri danni.
Come risultato, nell’un caso potremmo sentirci in colpa e in difetto, e viverci di riflesso come “brutti e cattivi”, nell’altro sentirci invece vulnerabili e impotenti, e interiorizzare di conseguenza le critiche aggressive sentendoci inadeguati.
Nelle circostanze in cui fosse un proprio interesse (a) non recare danno all’interlocutore e (b) non ricevere danni da questi a nostra volta, l’assunzione di un atteggiamento più mite, riflessivo e diplomatico si mostra la scelta migliore.
Esercizi volti ad accrescere le competenze di comprensione dell’altro (cognizione sociale) e di se stessi (mentalizzazione) riducono la rigidità con cui si assume tale atteggiamento, modulandone al contempo l’espressività emotiva e comportamentale.



