CONFLITTI CON I GENITORI DA ADULTI
Rapporti particolarmente conflittuali con i genitori possono testimoniare un problema con se stessi.
Per quanto infatti un genitore possa aver sbagliato o continuare a farlo, un adulto oramai autonomo e indipendente è in grado di riconoscere e accettare i limiti dell’operato del genitore.
L’accettazione, in questo caso, non equivale a un atto di perdono.
Al contrario, vuole esprimere unicamente la piena consapevolezza che il genitore, al pari di tutte le altre persone, può non essere stato capace o non esserlo ancora nello svolgere il suo ruolo.
Sotto questa luce, accettare le mancanze e inadempienze del genitore equivale a riconoscere le proprie responsabilità nel compito di provvedere autonomamente a se stessi e ai propri bisogni.
Tale atto di emancipazione è prima di tutto una scelta.
Tuttavia, persone che rimangono invischiate in un rapporto di dipendenza affettiva dal genitore sentono come se questa scelta fosse stata loro imposta fin dal principio.
Si sentono come derubate dell’esperienza dell’essere accuditi amorevolmente ed empaticamente e per questo si sentono legittimate a pretendere dal genitore che questo accudimento sia loro dato.
Anche a costo di rimanere ferme nel loro naturale processo di crescita.
Per queste, il prendersi cura di sé viene vissuto alla stregua di una sconfitta nella lotta con il genitore, e porterebbe a dover accettare la dura realtà che da sempre hanno vissuto: di non andare bene.
Non sentendosi mai abbastanza, possono così oscillare tra l’assumere un atteggiamento compiacente per farsi accettare, e prendere aggressivamente di essere riconosciute per come sono.
Il risultato è il perpetuarsi di un senso di inadeguatezza che lascia la persona sconsolata e frustrata nei propri bisogni di riconoscimento, stima, affetto e considerazione.
Interventi terapeutici volti a rivalutare il significato attribuito all’auto-cura, quale atto di valorizzazione personale, possono portare la persona a uscire dalla dinamica di conflittualità familiare.




